Luganese

«Un lavoro sicuro in Ticino», ma dietro alla promessa c'è la truffa

Il 45.enne fermato negli scorsi giorni agiva su TikTok e Instagram: «garantiva» alle ignare vittime un impiego sicuro – In realtà era un mero pretesto per attirare persone bisognose di lavoro e indurle a pagare prezzi sproporzionati
©CdT/Chiara Zocchetti
Stefano Lippmann
20.10.2026 06:00

La promessa? «Ti aiuto a lasciare il Paese nel quale risiedi e ti guido nel trasferirti in Ticino, trovare un buon posto di lavoro, ottenere i dovuti permessi. Il tutto per far sì che, d’ora in poi, potrai migliorare sensibilmente la tua vita». Insomma: l’Eldorado. Una promessa a conti fatti allettante, soprattutto per chi è alla ricerca di un posto di lavoro o mira a migliorare la propria qualità di vita. Peccato, però, che quanto millantato sui social media non sia stato altro che una truffa. Un raggiro che, stando a quanto appreso dal Corriere del Ticino, ha fatto molte vittime. Dietro alla truffa c’era un 45.enne italiano di origine sudamericana che è stato fermato dalla Polizia cantonale nel corso della scorsa settimana e posto per qualche giorno in arresto provvisorio.

Il 45.enne era piuttosto attivo sui canali social e utilizzava soprattutto TikTok e Instagram per avvicinare le potenziali vittime. Ma ha anche attirato le attenzioni delle forze dell’ordine che, settimana scorsa, sono riuscite a intercettarlo nel Luganese.

Truffa e usura

Ora dovrà rispondere delle ipotesi di reato di truffa e usura. L’inchiesta, coordinata dal procuratore pubblico Nicola Borga, ha già permesso di comprendere lo schema utilizzato dall’uomo. In sostanza – spiega il Ministero pubblico da noi contattato – il 45.enne è sospettato di aver allettato numerose persone residenti all’estero – soprattutto spagnoli, stando a nostre informazioni – con promesse di impiego sicuro sul territorio elvetico. Di più: dietro il versamento di anticipi in denaro, avrebbe inoltre messo a disposizione delle ignare vittime degli alloggi nel Sottoceneri e al contempo avrebbe offerto consulenza per avviare le pratiche burocratiche di rilascio dei relativi permessi.

Il contatto con le potenziali vittime, come detto, avveniva prevalentemente attraverso i canali social. Generosità nell’aiutare persone alla ricerca di una vita più felice? Supporto nell’uscire da situazioni difficili o da difficoltà economiche? Probabilmente niente di tutto ciò. Sulla base delle risultanze d’inchiesta – sottolinea ancora la Procura – è emerso che la garanzia di ottenere un lavoro era un mero pretesto per attirare queste persone bisognose di impiego in Ticino e indurle a pagare dei prezzi sproporzionati per i «servizi» offerti. Per questo, come anticipato, è stato accusato di truffa e usura.