Un limite ai mandati in Governo: «Dodici anni sono sufficienti»

«Dodici anni bastano». Un titolo esplicito e che dice già tutto – o quasi – sulla proposta di limitare a tre legislature i possibili mandati dei membri del Consiglio di Stato ticinese. Una proposta contenuta in due iniziative parlamentari (una di rango costituzionale e l’altra legislativo) illustrate oggi dalla prima firmataria Sabrina Gendotti (Centro) e dalle deputate Roberta Soldati (UDC) e Cristina Maderni (PLR), ma sottoscritta anche da deputati e deputate di HelvEthica, PVL, Avanti con T&L e Più Donne. Insomma, un’idea che gode di un sostegno piuttosto trasversale e che, come premesso da Gendotti, «non nasce contro qualcuno o contro l’operato dei membri del Governo, ma da una riflessione» più ampia, «di carattere istituzionale»: «Le regole democratiche non devono essere pensate in funzione delle persone, bensì del buon funzionamento delle istituzioni nel lungo periodo». E se da una parte in democrazia la continuità e l’esperienza hanno un valore, dall’altra anche il rinnovamento e la capacità di cambiare sono importanti. Poiché «dopo molti anni in Governo è naturale che si consolidino le abitudini, rendendo difficile mettere in discussione lo status quo», una dinamica «fisiologica di chi detiene il potere». Ebbene, ha aggiunto Gendotti, «a nostro giudizio dodici anni sono un periodo sufficiente per realizzare un programma politico e lasciare il segno nell’azione di governo». Di qui, da questo ragionamento, la proposta di inserire nella Costituzione cantonale il principio secondo cui «i membri del Consiglio di Stato possono esercitare la loro funzione per una durata massima complessiva di dodici anni». Un principio che si applicherebbe, va da sé, anche per legislature non consecutive.
Aperto al cambiamento
Del resto, ha evidenziato la deputata del Centro, «non è una proposta rivoluzionaria», poiché già adottata in altri Cantoni, come i Grigioni. Ma anche il Ticino, ha fatto notare, prevede limitazioni simili in enti del settore para-pubblico. E dunque, «sarebbe coerente estenderli anche all’organo politico più importante del Cantone». Poiché «le istituzioni forti non sono quelle che dipendono da persone considerate insostituibili, ma quelle capaci di rinnovarsi senza perdere continuità». E questa proposta, in estrema sintesi, permetterebbe «di rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, favorire il ricambio generazionale e garantire che il Governo resti dinamico e aperto al cambiamento».
Una linea sposata anche da Roberta Soldati, secondo cui la domanda da porsi è la seguente: il potere deve avere un limite? «Secondo noi sì». Anche perché, ha rilevato, «la storia delle istituzioni democratiche è una storia di limitazione del potere». Che avviene, ad esempio, attraverso la separazione dei poteri, tramite il controllo parlamentare o con il voto popolare. Per Soldati, poi, un’azione governativa ingessata non è più accettabile. «I tempi della politica sono molto lenti e oggi non è più ammissibile. I cambiamenti sono vieppiù repentini e la politica si è dimostrata spesso impreparata e non più al passo coi tempi», mentre «i cittadini hanno bisogno di risposte rapide». E, dunque, «riteniamo che la guida dell’Esecutivo debba essere periodicamente rinnovata».
Dal canto suo, anche Cristina Maderni ha sottolineato che la «corretta gestione dello Stato si basa pure sul rinnovamento delle persone e delle idee». Un sistema dinamico permette l’arrivo di «nuove competenze e nuove sensibilità». E per affrontare le sfide che attendono il nostro cantone occorre sì continuità, «ma anche capacità di rinnovare le idee». E introdurre un limite, ha infine aggiunto, ha pure il pregio di «creare le condizioni affinché forze fresche possano mettersi in gioco con successo». Detto altrimenti, per Maderni «adottando questo provvedimento guarderemmo al futuro del Ticino e favoriremmo una democrazia aperta al rinnovamento».
Prima uno, poi l’altro
Ma come mai, è stato chiesto in conferenza stampa, un simile provvedimento non è stato pensato anche per il Gran Consiglio? A rispondere è stata Gendotti: «Per il Parlamento occorre una riflessione a 360 gradi», ad esempio «sulla riduzione del numero di deputati», oppure «su un limite ai mandati di 12 o 16 anni». E, infine, «bisognerà anche ragionare sul sistema dell’elezione». Ma, ha chiosato, «abbiamo preferito partire dal Governo, per poi fare una riflessione anche sul Parlamento».

