Un master non basta più per trovare lavoro? «All'USI il 96,5% è occupato entro un anno»

Un master in Data Science, statistica e scienze politiche conseguito all'Università di Zurigo, ma nessun impiego nel proprio settore dopo quattro anni di ricerca. Nel frattempo, per mantenersi, ha lavorato come corriere in bicicletta, fattorino per la consegna delle pizze e addetto in un fast food. È la storia di un giovane che negli ultimi giorni ha fatto molto discutere nella Svizzera tedesca, soprattutto dopo la pubblicazione di un video che ha superato le 500.000 visualizzazioni e raccolto migliaia di commenti. Il titolo: «Ho un master inutile e come sto affrontando la situazione».
La vicenda personale del giovane ha riacceso una questione sempre più attuale: quanto vale oggi una laurea sul mercato del lavoro? E, soprattutto, avere una formazione universitaria garantisce ancora un accesso relativamente rapido a un impiego qualificato? La sua esperienza, pur non potendo essere considerata rappresentativa dell'intero mercato, mette in luce una difficoltà concreta di molti giovani: un impiego non sempre manca, ma non è detto che sia in linea con la formazione ricevuta e permetta di valorizzare le competenze acquisite durante gli studi.
Segnali di cambiamento
In Svizzera il mercato del lavoro mostra alcuni segnali di cambiamento. Secondo i dati dell'Ufficio federale di statistica, tra il 2023 e il 2025 il tasso di disoccupazione secondo la definizione dell'Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) è passato dal 3,9% al 6,4% tra i titolari di un master universitario e dal 3,4% al 4,9% tra chi possiede un bachelor.
Un andamento che trova riscontro anche nelle testimonianze di chi opera a stretto contatto con i giovani laureati. «Oggi per un giovane laureato trovare lavoro in Svizzera è diventato un po' più difficile rispetto al passato, anche se la situazione del nostro Paese resta generalmente migliore rispetto a quella della maggior parte degli altri Stati», osserva il Career Service dell'Università della Svizzera italiana (USI), contattato dal CdT. La difficoltà di accesso al primo impiego è «un segnale reale, che va preso sul serio».
Le difficoltà, tuttavia, non riguardano tutti i settori allo stesso modo. Un elemento nuovo è che il rallentamento del mercato del lavoro «comincia a interessare anche settori e profili professionali che in passato erano stati relativamente risparmiati, comprese alcune discipline tecniche e altamente specializzate». L'esempio del giovane zurighese, sottolineano dall'USI, «testimonia come anche qualifiche tradizionalmente molto richieste non garantiscano più un inserimento professionale immediato».
Tra le ragioni di questa maggiore difficoltà vengono indicate la crescente concorrenza internazionale, le trasformazioni strutturali di alcuni settori e l'impatto sempre più significativo dell'intelligenza artificiale su determinate professioni e funzioni. Questo non significa, tuttavia, che la formazione universitaria abbia perso valore. «Un diploma universitario continua a rappresentare un vantaggio per accedere a impieghi qualificati e mantiene un valore che va considerato sull'intero percorso professionale, non soltanto nei primi mesi o anni dopo il conseguimento del titolo», puntualizzano dall'ateneo.
All'USI il 96,5% dei laureati lavora entro un anno
Guardando alla realtà ticinese, i dati disponibili per l'USI restituiscono comunque un quadro positivo. L'ateneo monitora regolarmente la situazione occupazionale dei propri laureati attraverso un'indagine condotta dal Career Service dal 2002.
Secondo i risultati dell'indagine USI del 2024, riferita ai laureati del 2023, il tasso di occupazione a un anno dal conseguimento del master raggiungeva complessivamente il 96,5%. Le differenze tra le facoltà sono contenute: i laureati in Scienze informatiche registrano un tasso di occupazione del 100%, quelli in Economia del 97,1%, in Architettura del 95,2% e in Comunicazione del 93,9%.
«Sarà interessante confrontare questi risultati con quelli delle prossime rilevazioni, a uno e due anni dal conseguimento del titolo, per capire come stia evolvendo la situazione e quale sia l'impatto dell'AI su questi settori», sottolinea il Career Service. L'indagine 2026 è attualmente in corso e coinvolge complessivamente 1.748 laureati. I risultati saranno disponibili a gennaio 2027.
Guardando le indagini degli anni precedenti, i dati mostrano segnali incoraggianti. Il tasso di occupazione si è mantenuto costantemente sopra il 90%: il valore più basso è stato registrato nel 2020 (90,5%), quello più alto nel 2016 (96,7%).
È difficile, secondo il Career Service, fare previsioni sui settori che offriranno maggiori opportunità, poiché «il mercato del lavoro sta attraversando trasformazioni profonde e rapide». Alcuni ambiti continuano comunque a offrire prospettive interessanti. «Lugano e la Svizzera rappresentano importanti piazze finanziarie, che offrono opportunità soprattutto ai laureati in Economia e, in particolare, in Finanza», osserva l'USI. Non a caso, a un anno dalla laurea, circa il 68% dei laureati occupati lavora in Svizzera. Occorre comunque evitare generalizzazioni: «Le opportunità dipendono non soltanto dal percorso di studi, ma anche dall'evoluzione dei diversi settori economici e dalle competenze richieste dalle aziende».
Le principali difficoltà
Per i giovani che si affacciano oggi al mondo del lavoro, trovare un primo impiego significa confrontarsi con un mercato profondamente diverso da quello conosciuto dalle generazioni precedenti. «Cambiano velocemente i ruoli e le competenze richieste, ma anche le modalità di lavoro e le tipologie di organizzazioni in cui è possibile trovare un primo impiego», spiega l'USI. «A questo si aggiunge una concorrenza sempre più internazionale, con un numero crescente di candidati per le singole posizioni».
A rendere più complesso l'ingresso nel mondo professionale contribuiscono anche i processi di selezione. Soprattutto nelle grandi aziende, «la selezione iniziale dei curricula è spesso automatizzata e basata su criteri prevalentemente tecnici e formali. Questo può rendere più difficile per i giovani valorizzare competenze trasversali (soft skills), motivazione e potenziale, che non sempre emergono da un curriculum». Si tratta di fattori che possono generare «disorientamento e scoraggiamento, soprattutto per chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro». Una maggiore preparazione, non soltanto sul piano delle competenze ma anche nella capacità di presentarsi e affrontare i processi di selezione, «può tuttavia aiutare a superare queste difficoltà», osserva il Career Service.
Stage, lingue e rete di contatti
Che cosa può fare, dunque, un giovane che ha terminato l'università e fatica a trovare un impiego in linea con la propria formazione? Il primo passo, secondo il Career Service, è capire quali competenze si possiedono e confrontarle con le esigenze del mercato. In Svizzera, ad esempio, la conoscenza delle lingue può rappresentare un elemento determinante, soprattutto in settori come la finanza, il turismo e la comunicazione. Anche la disponibilità a spostarsi geograficamente può ampliare le possibilità: chi cerca un'opportunità in un'organizzazione internazionale, ad esempio, deve spesso considerare anche la prospettiva di trasferirsi fuori dal Ticino. È inoltre importante conoscere le aziende e individuare quelle che offrono posizioni in linea con il proprio profilo. «Le candidature devono essere fatte in maniera mirata, valorizzando le proprie competenze e caratteristiche distintive», consiglia l'USI.
Un altro aspetto riguarda i tempi: non bisogna aspettare la laurea per iniziare a costruire il proprio percorso professionale. Svolgere uno stage durante gli studi e creare una rete di contatti possono infatti facilitare il passaggio dall'università al mondo del lavoro. Proprio su questo fronte l'USI mette a disposizione diversi strumenti: oltre 250 momenti di incontro con potenziali datori di lavoro ogni anno, più di 850 sessioni individuali di consulenza professionale e programmi di mentoring con ex studenti già inseriti nel mondo del lavoro. A queste opportunità si aggiungono la partecipazione alle associazioni studentesche, i progetti realizzati in collaborazione con le aziende e le tesi sviluppate direttamente con realtà professionali.
La laurea resta dunque un punto di partenza importante, ma oggi deve essere accompagnata da esperienze pratiche, competenze linguistiche e capacità di adattarsi a un mercato in continua evoluzione.
