Ticino

Un minorenne in carcere e i tanti dubbi della politica

Un 14.enne è alla Farera da quasi un mese a seguito di una spedizione punitiva di gruppo ai danni di un altro minorenne – Zali avrebbe convocato una riunione per dei chiarimenti – Un incontro su cui CdM e Commissione Giustizia vogliono delucidazioni
©Pablo Gianinazzi
Giona Carcano
17.06.2026 18:17

Fa discutere il caso del minorenne incarcerato da quasi un mese al carcere della Farera a seguito di una spedizione punitiva di gruppo ai danni di un altro minorenne. In particolare, sono le parole della madre a far riflettere. «Per quanto abbia sbagliato, mio figlio non è pronto per una carcerazione del genere», ha raccontato a «laRegione» la madre del 14.enne. «Gli ho parlato e non l’ho mai sentito piangere in quel modo. Ho motivo di credere che gli vengano somministrati troppi medicamenti (…) per farlo stare tranquillo. Ma nulla giustifica quello che gli sta capitando». Il Ministero pubblico ha confermato al Corriere del Ticino di aver aperto un’inchiesta per i fatti avvenuti in maggio nel Locarnese.

Ma al di là del caso specifico, la questione ha subito preso una piega anche politica, fra interrogazioni parlamentari e dubbi sul tavolo della Commissione Giustizia e diritti. E questo perché, come riportato dal quotidiano bellinzonese, il consigliere di Stato Claudio Zali (responsabile politico della Giustizia, mentre le carceri spettano a Norman Gobbi) si sarebbe interessato al caso. Il «ministro», che come riferito sarebbe conoscente della madre e del figlio, avrebbe indetto un incontro – a cui hanno partecipato la magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa, la direttrice della Divisione Giustizia Frida Andreotti e la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’EOC Teresa Salamone – per capire le modalità di presa a carico nelle strutture carcerarie e la gestione dei minorenni detenuti. Un fatto, questo, che il presidente del Consiglio della Magistratura (CdM) Damiano Stefani, da noi contattato, non esita a definire «apparentemente anomalo». Sullo sfondo, evidentemente, c’è il principio della separazione dei poteri. Tuttavia, al momento, il CdM non ha ricevuto alcuna informazione aggiuntiva sia sul caso del minorenne, sia sulla riunione ad alto livello che si sarebbe tenuta con il consigliere di Stato Claudio Zali.

«Dovremo approfondire quanto successo, così come i motivi del collocamento del minorenne e della durata della detenzione», spiega Stefani. Di riflesso, inevitabilmente, torna la questione dell’inadeguatezza delle strutture carcerarie e la logistica. «Dovremo chiedere informazioni al magistrato (Gnesa, ndr) per capire che cosa sia successo e quale fosse lo scopo di tale riunione», commenta il presidente dell’organo di vigilanza. Una volta ottenuti i chiarimenti, il CdM valuterà se effettuare ulteriori verifiche. La questione, come detto, è diventata anche politica. La Commissione giustizia e diritti intende infatti vederci chiaro. «Ho preso atto di quanto è stato pubblicato sui media», spiega la presidente Cristina Maderni (PLR). La Commissione si riunirà come previsto lunedì, e in quell’occasione «si valuterà se i membri ritengono che si debbano compiere ulteriori passi». Dettaglio non da poco: la Giustizia e diritti incontrerà proprio Zali per un’audizione già prevista da tempo. Da parte sua, Ivo Durisch (PS) precisa che andranno chiariti due aspetti: l’adeguatezza delle strutture carcerarie da un lato, e la questione della separazione dei poteri dall’altro. Una questione, quest’ultima, che a una prima occhiata «sembra problematica». Per Sabrina Gendotti (Centro) – vista la delicatezza del caso e le poche informazioni disponibili – bisogna procedere con i piedi di piombo. Ma la questione dell’opportunità andrà chiarita.

Anche l’MpS, con un’interrogazione, è intervenuto sul tema. «La vicenda ha suscitato particolare attenzione sia per la delicatezza del caso, sia perché il consigliere di Stato Zali non esercita competenze dirette nell’ambito della gestione delle strutture carcerarie e dell’esecuzione delle misure detentive», scrivono i deputati Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi. «A ciò si aggiungono indiscrezioni concernenti presunti precedenti rapporti professionali e personali tra il consigliere di Stato e la madre del giovane detenuto, circostanze che, se confermate, imporrebbero una particolare trasparenza circa le motivazioni e le modalità dell’intervento».

L’MpS domanda, oltre all’attivazione dell’alta vigilanza da parte del Parlamento, lumi al Governo, chiedendo fra le altre cose se «era stato informato preventivamente dell’intervento di Zali».

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