Lugano

Un piano B per i giovani senza bussola e obiettivi

La Fondazione Il Gabbiano lancia «Secondo piano», un’iniziativa della durata di due anni sostenuta da finanziamenti Interreg per accompagnare i ragazzi che hanno bisogno di riorganizzare le loro priorità smarrite – Carrasco: «L’adolescenza è una fascia d’età fragile»
© CdT/ Chiara Zocchetti
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
04.10.2025 06:00

Il disagio giovanile non è solo un concetto astratto, ma riguarda persone in carne e ossa. Che per tutta una serie di motivi hanno perso la bussola e hanno bisogno di essere aiutate. Si inserisce in questo senso il progetto denominato «Secondo piano» lanciato ieri a Lugano dalla Fondazione Il Gabbiano. Iniziativa che ha potuto vedere la luce grazie a un progetto Interreg Italia-Svizzera che unisce 9 partner italiani e svizzeri e nel concreto per due anni accompagnerà un gruppo di ragazzi che hanno dai 15 ai 20 anni. «Secondo piano - ha spiegato ieri il direttore della Fondazione Il Gabbiano, Edo Carrasco - nasce dall’esperienza più che decennale della nostra Fondazione maturata nella realizzazione di iniziative rivolte all’accompagnamento, al sostegno socioprofessionale e psicoeducativo di giovani e giovanissimi in Ticino».

I ragazzi presi a carico svolgeranno tutta una serie di attività nella sede della Fondazione di via Maderno. Anzi, nel secondo piano della sede. «Scopo di questo luogo - ha continuato Carrasco - sarà mediare tra approcci educativi tradizionali e modelli più contemporanei. Ci auspichiamo di dare delle risposte concrete alle richieste di una fascia d’età fragile, offrendo un’alternativa valida ai servizi referenti, tra cui gli istituti scolastici, il servizio giovani e inserimento IAS e la Magistratura dei minorenni».

A tornare utili, a offrire un servizio di aiuto e appoggio ai ragazzi in difficoltà, che si trovano in crisi con le loro priorità di vita professionali e formative, saranno in particolare alcuni strumenti. Come un videogioco usato per sviluppare competenze trasversali, pensiero critico e «problem solving». Attraverso un’altra applicazione informatica i giovani sono introdotti alla gestione del magazzino costumista, con nozioni di catalogazione e organizzazione, simulando dinamiche professionali reali.

A spezzare una lancia a favore del progetto è stato ieri anche il presidente del Gran Consiglio, Fabio Schnellmann, intervenuto all’inaugurazione. «La situazione finanziaria del Cantone è quella che è - ha precisato, riferendosi al pesante deficit finanziario immaginato per l’anno prossimo - ma a queste iniziative non vanno tolte risorse, al contrario. Vanno sostenute di più. Dobbiamo fare uno sforzo in ambito sociale perché investire sui giovani significa investire sul futuro». A fargli eco è stato anche Alcide Gazzoli, partner italiano del progetto. «È urgente trovare soluzioni efficaci e inclusive per affrontare il disagio giovanile - ha riferito -. Sempre più spesso minorenni, giovani donne e madri lasciate a sé stesse non lavorano, non studiano, non vivono in famiglia, e, intrappolati in questo «non», finiscono per perdere ogni desiderio e slancio verso la vita attiva. Per riaccendere la loro motivazione serve una proposta concreta, incisiva e strutturata».

Una proposta come «Secondo piano» della Fondazione Il Gabbiano. Che dopo aver pellegrinato per 34 anni in giro per il Ticino, ha evidenziato il suo presidente Andrea Incerti, ha finalmente trovato casa a Lugano. E ora, viene da dire, è pronta a spiccare il volo. Anche grazie a questo ultimo progetto sviluppato in collaborazione con la Clinica Santa Croce di Orselina.

In questo articolo: