Politica

Un piano ticinese per il lupo

Il tema approderà in Gran Consiglio: si prospetta l'adozione di una strategia d'azione cantonale per la regolazione del grande predatore – La Commissione ambiente e territorio: «Si ha l'impressione che il Governo si limiti a gestire il fenomeno come se si trattasse di un evento straordinario»
© KEYSTONE/Michael Buholzer
Paolo Gianinazzi
14.02.2025 06:00

Un piano d’azione cantonale per la gestione e regolazione del lupo, come fatto nel Canton Vaud. E, come invece sperimentato per un paio d’anni dai Grigioni, introdurre risarcimenti anche per gli animali dispersi a causa del grande predatore. È ispirandosi a quanto fatto in altre realtà cantonali che il Ticino si appresta ad approvare una nuova offensiva contro le predazioni del lupo. E lo farà – in Gran Consiglio – forzando un po’ la mano nei confronti del Consiglio di Stato. Già, perché se nel caso del piano d’azione il Governo aveva semplicemente deciso di non esprimersi, per quanto riguarda i nuovi indennizzi l’Esecutivo si era essenzialmente detto contrario. Ma ora, appunto, il Parlamento sembra intenzionato a tirare dritto, perlomeno su queste due proposte. I rapporti commissionali sono infatti stati sottoscritti pressoché all’unanimità sul finire del 2024 e ora, fra un paio di settimane, finiranno in Gran Consiglio dove sembrano destinati a ricevere il via libero definitivo da parte della politica.

Dalle cifre alle responsabilità

L’idea di dotarsi di un piano d’azione sul piano cantonale nasce da una mozione del deputato leghista Sem Genini. La quale, appunto, ha ricevuto il primo sì da parte della Commissione ambiente, territorio ed energia. Sostanzialmente, la proposta chiede al Governo «di non aspettare l’emanazione dell’ordinanza da parte del Consiglio federale, ma di voler iniziare già da subito a realizzare un piano d’azione per la gestione e la regolazione del lupo» che sia «efficiente e coraggioso». La Commissione, nel rapporto redatto dal coordinatore della Lega Daniele Piccaluga (firmato da tutte le forze politiche, ad eccezione dei Verdi e dei Verdi liberali che l’hanno sottoscritto «con riserva»), spiega in prima battuta che avere «una visione chiara e a lungo termine aiuterebbe sotto molteplici aspetti». Incluso «l’allestimento delle richieste di abbattimento preventivo nei confronti della Confederazione», considerato il fatto che «quest’anno sono arrivate in ritardo». Ma non solo. Nel rapporto si loda l’approccio del Canton Vaud pure dal punto di vista della «comunicazione molto trasparente». Non a caso, due dei sei punti previsti nel piano d’azione prevedono informazioni ben più dettagliate rispetto a quelle attuali. Viene infatti chiesta «un’analisi statistica dettagliata delle aziende di allevamento di bestiame minuto e degli alpeggi, soprattutto con un confronto serio e dettagliato rispetto ai dati raccolti negli scorsi anni, in modo che si abbia una visione precisa dell’abbandono in atto, suddivisa per distretti e per tipo di alpeggio». A mente della Commissione, infatti, «soltanto con questi dati sarà possibile trarre conclusioni sull’impatto che l’espansione del lupo sta avendo sull’allevamento nel nostro Cantone. Ed è solo partendo da questa analisi che si potrà impostare il piano di gestione del lupo». Oltre a ciò, ovviamente, viene pure chiesta un’analisi dell’evoluzione dei branchi di lupo in Ticino e dei lupi singoli, con i relativi costi della loro gestione. Ma viene pure richiesta una «quantificazione e una valutazione delle misure di protezione finora adottate». E poi, detto delle cifre e delle analisi, il piano previsto chiede «la fissazione degli obiettivi che il Cantone intende raggiungere nei prossimi anni riguardo alla problematica della diminuzione degli alpeggi non più caricati e della crisi dell’allevamento (...) e le azioni che si vogliono intraprendere per raggiungerli». Infine, a dipendenza delle azioni intraprese, il Governo dovrà «valutare le conseguenze» e poi, soprattutto, «prendersene anche le responsabilità». In questo senso viene precisato nel rapporto che sarà utile includere un paragrafo «sulle responsabilità dello Stato (“proprietario” dei lupi) in caso di aggressioni agli umani e in caso di non più possibilità di utilizzo degli alpeggi (perdita di guadagno da parte del proprietario, cessazione dell’attività da parte dell’affittuario, ecc.) a causa della presenza del grande predatore».

Guardando al quadro generale, dunque al numero delle predazioni e della crisi degli alpeggi, nel rapporto della Commissione viene pure lanciata una frecciatina all’indirizzo del Governo. E questo perché la Commissione, «di fronte a questione situazione, ha l’impressione che il Consiglio di Stato si limiti a gestire il fenomeno come se si trattasse di un evento ordinario. E quindi il piano d’azione risulta «attuale, necessario e urgente».