Un quartiere residenziale, un decesso e tante domande

Le segnalazioni, in via Campagnadorna a Genestrerio, non erano mancate. Viavai un po’ sospetti, qualche schiamazzo. Insomma: attorno a una casa c’erano dei movimenti un po’ strani. A tal punto che, lo scorso anno, un immobile era stato «attenzionato» dalla polizia. Il rischio, concreto, è che al suo interno e nei paraggi girassero stupefacenti. Qualche giorno fa, il 9 giugno, il dramma: all’interno dell’abitazione è stato trovato il corpo, esanime, di un uomo. Stando alle informazioni in nostro possesso la persona trovata senza vita non era la titolare dell’appartamento, ma verosimilmente un conoscente. Il Ministero pubblico, da noi interpellato, spiega che «come da prassi, sono stati disposti approfondimenti per chiarire le circostanze del decesso» dell’uomo. Escluso, al momento, un possibile gesto violento: «Sulla base degli accertamenti effettuati – conferma la Procura –, non vi sono evidenze di un intervento da parte di terzi». Nessun delitto, dunque. Le circostanze della morte – stando a quanto raccolto dal Corriere del Ticino – potrebbero però essere legate (il condizionale è d’obbligo) al mondo delle sostanze stupefacenti.
Una scena poco visibile
Ribadendo che, per il caso specifico, si è attualmente nel campo delle ipotesi e l’inchiesta è ovviamente coperta dal segreto istruttorio, il capodicastero Sicurezza Samuel Maffi spiega che «la Città, per il tramite dei propri servizi ordinari di polizia e con gli agenti distaccati presso la SAD della Polizia cantonale (la Sezione antidroga, ndr.), monitora costantemente il mondo legato alle dipendenze». Questo «sia per quanto riguarda il microspaccio legato magari a sostanze, per intenderci, ‘leggere’; come pure per lo spaccio di sostanze stupefacenti più ‘pesanti’ delle quali fanno uso i consumatori locali». Un’attività non sempre facile anche perché «sul nostro territorio non abbiamo una scena completamente visibile». Il riferimento del municipale è «alle modalità di consumo che avvengono spesso all’interno degli appartamenti». Maffi, a tal proposito, evoca il fenomeno dei cosiddetti «cavallini» che ha preso largamente piede nel nostro Cantone. Si tratta in sostanza, di spacciatori di origini albanesi che soggiornano alle nostre latitudini per qualche mese e sono ospitati da tossicodipendenti locali in cambio di qualche dose. Spacciatori che, come riporta la cronaca giudiziaria, vengono arrestati con una certa frequenza. Ma che, allo stesso tempo, le organizzazioni criminali sostituiscono in un batter d’occhio.
Il quartiere dice «basta»
Per quel che riguarda il quartiere di Genestrerio, allargando evidentemente il discorso, il tema dello spaccio è stato trattato dalla politica a inizio mese. Cinque consiglieri comunali leghisti – primo firmatario Massimiliano Robbiani – il 2 giugno hanno inoltrato un’interrogazione. «Da tempo – si legge – alcuni cittadini segnalano una situazione di grave degrado urbano e di persistente rischio sociale. Nonostante una segnalazione formale, sottoscritta da numerosi residenti del quartiere e inviata al Municipio in data 8 luglio 2025, la situazione non solo non è stata risolta, ma è ulteriormente peggiorata». I consiglieri comunali chiedono dunque all’Esecutivo se sia a conoscenza «dell’ulteriore e grave peggioramento della situazione». Inoltre chiedono «quali misure concrete e immediate intenda adottare, in collaborazione con le forze dell’ordine, per ripristinare la sicurezza, monitorare movimenti sospetti e garantire la necessaria serenità ai residenti di Genestrerio».
