Il caso

Un Rabadan ostile ai maranza? «Controlli discriminatori»

Interpellanza a Bellinzona su presunte profilazioni effettuate dalla sicurezza del Carnevale
©Gabriele Putzu
Red. Bellinzona
02.03.2026 22:00

Nei suoi controlli di sicurezza, il Rabadan utilizza indebite profilazioni? È la domanda al centro dell’interpellanza presentata a Bellinzona da Martino Colombo (MPS), che al Municipio chiede chiarimenti in merito alle presunte pratiche della manifestazione. L’atto prende spunto da dichiarazioni pubbliche del presidente del Carnevale, Giovanni Capoferri, che sul tema della sicurezza aveva definito il servizio d’ordine «pronto a intercettare determinati elementi» - poi meglio precisati: «i maranza» - in quanto riconoscibili dall’abbigliamento.

Divenuto virale attraverso i social, il termine «maranza» descrive giovani che, solitamente vestiti secondo un codice preciso (tute scure, giubbotto, cappuccio, passamontagna), vengono associati a comportamenti chiassosi o violenti. Seguendo questi metodi di intercettazione, si legge nell’interpellanza, la sicurezza ha espulso dall’area del carnevale, perché sprovviste di biglietto, circa 200 «maranza».

Stop arbitrari

La logica, evidenzia Colombo, è chiara: «prima si identifica un gruppo sulla base dell’aspetto esteriore», poi lo si ferma indipendentemente da qualsiasi comportamento contrario al regolamento, controllando la regolarità del titolo d’accesso. Un modus operandi «che appare come una chiara azione di profiling, potenzialmente arbitraria e discriminatoria, basata sull’abbigliamento e percezioni», e in contrasto con l’ordinamento giuridico, che vieta la discriminazione e garantisce libertà personale».

«È noto a tutti», evidenzia ancora l’atto parlamentare, «che, al momento della chiusura dei varchi di entrata, numerose persone si trovano già all’interno del perimetro del Carnevale e che molte di queste non hanno acquistato il biglietto», una tattica, certo, fonte di perdite finanziarie per la Società, ma applicata da tanti e non solamente, fa intendere il testo, dai cosiddetti «maranza». Al Municipio si chiede quindi se tali criteri di controllo fossero noti e approvati, su quali basi legali poggino, e se esistano dati oggettivi a supporto della «problematicità di fondo» del gruppo preso di mira. All’Esecutivo si domanda inoltre quali misure verranno adottate per garantire l’ordine «nel pieno rispetto dei diritti fondamentali di tutti, prevenendo derive discriminatorie da parte degli organizzatori».