Conflitti

Un soccorritore ticinese a Kharkiv: «Il riconoscimento più bello? Il sorriso delle persone»

La nuova missione dell'associazione JV Rescue ha toccato alcune zone calde dell'Ucraina - Della Pietra: «Per i residenti avere qualcuno proveniente da fuori che passa del tempo con loro è fondamentale»
Immagine Cdt
Thomas Schürch
Thomas Schürch
13.06.2026 14:21

Una nuova missione umanitaria in Ucraina ha interessato in questi giorni l’associazione JV Rescue. Tre volontari sono infatti partiti venerdì scorso dalla Svizzera e domenica sono giunti nel paese martoriato dal conflitto. Il loro incarico si è svolto con due modalità. «Anzitutto, abbiamo fatto formazione di primo soccorso in ambito di arresto delle emorragie ai civili, ai volontari che lavorano sulla linea del fronte per le evacuazioni e ai bambini delle scuole della periferia di Kharkiv», ci spiega il paramedico Giacomo Della Pietra. «Abbiamo altresì consegnato 500 euro di beni in un quartiere della città dove la gente ormai non ha più alcun sostegno e vive grazie ai volontari che portano i viveri (ogni due settimane o una volta al mese, a seconda delle donazioni)». L’area in questione «è una zona sempre più esposta ai droni suicida, in cui le persone si sentono via via più isolate. Molti residenti, inoltre, ospitano profughi provenienti da altre regioni. Senza le donazioni di cibo, non avrebbero di che mangiare».

Offrire un sostegno tangibile

Ma il cuore della missione non ha riguardato soltanto la formazione o la consegna di viveri. «Abbiamo garantito una presenza a civili che nel paese vivono solo di guerra e sentono parlare unicamente di conflitti, allarmi e attacchi». Per loro «avere qualcuno proveniente da fuori che porta un sorriso e passa un po’ di tempo con loro, magari anche solo 5 minuti, stringe le mani e regala un abbraccio, è fondamentale. Perché gli ucraini, ci è stato spiegato, “spesso non hanno più il tempo di sorridere”». Come detto, queste persone abitano in zone molto sensibili. Fare consegne di beni di prima necessità è dunque sempre più complesso, «ma grazie al supporto dei volontari locali è ancora possibile e noi abbiamo cercato di andare proprio laddove c'è maggior bisogno. Per la terza volta abbiamo seguito lo stesso itinerario, tentando di dare una continuità. La gente a cui forniamo supporto, infatti, inizia a riconoscerci; è contenta di vederci e ci sorride».

I volontari di JV Rescue hanno incontrato anche il sindaco di un villaggio dell'Oblast di Kharkiv. «Ci ha accolto e gli abbiamo spiegato come operiamo», prosegue Della Pietra. «Avrebbe piacere a collaborare con noi. Ha ribadito a sua volta che i civili necessitano di qualcuno che si prenda a carico la loro salute mentale, distraendoli dalla situazione difficile in cui si trovano».

L’operazione in Donbass

Per la seconda fase della missione, mercoledì i paramedici si sono spostati nel Donbass «Anche a Sloviansk in mattinata abbiamo proposto una formazione “stop the bleed”, ovvero arresto dell'emorragia. La città è sotto evacuazione; cerchiamo quindi di dare una mano a quelli che sono rimasti, spiegando loro come possono salvarsi la vita in caso di ferite e resistere fino all'arrivo dei soccorsi». Le ambulanze «sono comunque presenti e attive, ma in caso di bombardamento bisogna saper effettuare un primo intervento su sé stessi, nell’attesa che giungano i soccorritori». Nel pomeriggio «abbiamo invece consegnato 20 sacchetti di cibo in un villaggio isolato della regione, dove sono rimaste soltanto una ventina di famiglie». I residenti «non possono più permettersi di andare a fare la spesa. I volontari locali ai quali ci siamo appoggiati ci hanno dunque consentito di fornire questo servizio», conclude Della Pietra.

Rientrati a Kharkiv, sempre nella giornata di mercoledì, i volontari di JV Rescue hanno concluso ufficialmente la loro missione questa mattina e oggi partiranno per tornare in Svizzera.

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