Un tetto massimo per la Svizzera? Sui 10 milioni la partita è caldissima

Una Svizzera da dieci milioni di abitanti? L’UDCdice no. Per questo ha presentato un’iniziativa sulla quale saremo chiamati a votare il prossimo 14 giugno. Un’iniziativa con un significato particolare, non solo in chiave elettorale, bensì anche in ottica Bilaterali III. Di questo tema se n’è discusso a La domenica del Corriere. Gianni Righinetti, vicedirettore del CdT, ha affrontato la questione assieme a Piero Marchesi (consigliere nazionale UDC), Fabio Regazzi (consigliere agli Stati del Centro), Andrea Sanvido (vice capogruppo della Lega in Gran Consiglio) e Simone Gianini (consigliere nazionale PLR).
Numeri a confronto
Sullo sfondo dell’iniziativa, evidentemente, c’è uno dei cavalli di battaglia dell’UDC: l’immigrazione. «I dati parlano chiaro», sottolinea a questo proposito Marchesi. «Abbiamo avuto un’immigrazione netta di 1,6 milioni negli ultimi 20 anni. Significa che la Svizzera cresce ogni anno di circa 80 mila persone, più della città di Lugano». E gli effetti, per Marchesi, sono molteplici: traffico perenne, treni affollati, pigioni degli appartamenti che aumentano, abitazioni che non si trovano, criminalità e uso sfrenato del territorio. «Ritengo sia utile chiedere ai cittadini se vogliono continuare su questa strada oppure cercare di frenare la crescita non chiudendo, non costruendo muri, ma permettendo comunque ancora un’immigrazione di circa 40.000 persone all’anno», osserva ancora Marchesi. «L’economia avrà dunque di che soddisfare i suoi bisogni». Dunque, secondo l’UDC, la Svizzera ha un problema di immigrazione. «Il tema dell’immigrazione va preso sul serio», dice da parte sua Regazzi. «Il problema è come vogliamo affrontarlo». Per il «senatore», inoltre, è l’economia, il suo fabbisogno di manodopera, a determinare l’immigrazione. «In Svizzera comincia a mancare anche la manodopera non qualificata», avverte Regazzi. «Questa iniziativa rappresenta una scorciatoia per non affrontare, come invece il nostro Paese è sempre stato abituato a fare, tutti i problemi, anche quelli complessi, con soluzioni pragmatiche e intelligenti».
«L’iniziativa innanzitutto non è contro le persone, ma serve a mantenere la Svizzera un Paese equilibrato, governabile e vivibile», ribatte Sanvido, che riprende gli esempi elencati in precedenza da Marchesi. «Ad oggi di soluzioni mirate non ne vediamo. Quella che è arrivata da parte dell’UDC è una soluzione mirata e concreta», aggiunge il leghista.
Dunque, essere contrari al testo significa voler spalancare le frontiere? «No, non vuol dire spalancare le frontiere, non vuol dire accettare chiunque, non vuol dire non avere regole sul tema importantissimo dell’immigrazione, ma significa risolvere quei problemi con delle soluzioni effettivamente realizzabili», risponde Gianini. «Questa iniziativa, più che, sicurezza o chiusura, crea il caos. E crea il caos». Non solo con le prime misure che scatterebbero quando la Svizzera raggiungerebbe i 9,5 milioni di abitanti: «Se poi si superassero i 10 milioni, allora tutta una serie di altre misure, tra le quali la disdetta di una serie di trattati bilaterali o internazionali» cadrebbero. Come ad esempio gli accordi di Schengen o Dublino. «Questa iniziativa fa tutto fuorché fare del bene al nostro Paese», avverte Gianini.
E i frontalieri?
Marchesi, però, sottolinea che anche i contrari dicono che c’è un problema legato all’immigrazione. «Ma secondo loro le soluzioni dell’UDC non sono mai quelle giuste», attacca. «Mi piacerebbe sentire quali sono le vostre proposte. Che Svizzera vogliamo?». Per il consigliere nazionale, Regazzi sostiene che chi viene nel nostro Paese lo fa per lavoro. «I dati statistici dicono che solo il 52% viene in Svizzera per lavorare. Vuol dire che uno su due viene in Svizzera per lavorare, gli altri sono ricongiungimenti familiari, asilo e altre categorie». Con l’iniziativa, «fino al 2050 potranno arrivare ancora 40.000 persone ma immigreranno le persone che vengono a lavorare, a dare un valore aggiunto alla nostra economia», spiega Marchesi.
«Non ci sono soluzioni a costo zero», rileva Regazzi. «Secondo le valutazioni delle associazioni economiche, qualora si andasse verso il blocco totale dell’immigrazione avremmo comunque bisogno di 20-30 mila posti di lavoro, Posti di lavoro in settori sensibili, come la sanità, l’agricoltura. Come faremo a gestire queste situazioni? Si rischia una guerra di ripartizione delle risorse». Un corsetto eccessivamente rigido, quindi? «Il problema sta quando l’economia va a penalizzare quella che è la qualità di vita delle persone», ribatte Sanvido. «Bisogna capire quali di questi immigrati vengono realmente per diventare un’importante risorsa per il Paese e quali diventano un carico sociale o finiscono in galera».
Per Gianini, l’iniziativa è un pericolo. Non a caso a combatterla sono Governo, Cantoni, economia e sindacati. «La paura è tanta, ma questa è la dimostrazione di quanto questa iniziativa sia contraria a visioni di benessere del Paese non solo di sinistra, ma anche di centro e di centro destra». Inoltre, aggiunge il liberale radicale, il testo «è paradossale e quanto Piero Marchesi, in maniera del tutto coerente con l’iniziativa, ci ha raccontato lo dimostra. A meno che noi diciamo che quando arriviamo a 10 milioni di abitanti, nemmeno tra tanti anni, lo sviluppo del nostro Paese deve essere bloccato. E non penso che sia quello che vuole l’UDC». Non solo: «Renderà quei Cantoni al confine con gli Stati esteri ancora più attrattivi per il lavoro frontaliere, perché verrà a mancare forza lavoro». Non la vede così Marchesi: «Sarà finalmente l’occasione, con la disdetta della libera circolazione, per applicare la Costituzione svizzera, dunque tornare a gestire l’immigrazione con tetti massimi, contingenti e preferenza indigena».
