Faido

Una domenica di silenzio a Leontica: «Grande dignità della popolazione di fronte al dramma»

Io l’8 ogni giorno e il Consultorio delle donne prendono posizione - «Non un caso isolato, ma parte di violenze strutturali che richiedono una risposta politica»
©Chiara Zocchetti
Red. Bellinzona
12.07.2026 20:45

La giornata di domenica, a Leontica, è trascorsa nel silenzio. Una risposta a giorni «di grande preoccupazione, sgomento e dolore», ci racconta la sindaca di Acquarossa Michela Gardenghi. Tante, del resto, le famiglie toccate in una regione dove tutti si conoscono. «Ma la risposta della popolazione è stata esemplare», sia nei momenti concitati di venerdì, sia nei giorni seguenti, quando gli abitanti - pur nell’umano bisogno di avere risposte concrete - «hanno affrontato con grande dignità» l’emergenza e il dramma dai contorni ancora, parzialmente, da chiarire. 

«Il focus mediatico rimanga sulla vittima»

L’eccezionalità del caso di Leontica, senza eguali a memoria d’uomo in Ticino, non deve distrarre dalla tragedia che - consumatasi a Faido - eccezionale, purtroppo, non è: né in Svizzera, né in Ticino. Quello perpetrato giovedì è il terzo femminicidio del 2026 nel nostro Cantone (tutti nel Bellinzonese e valli), il diciassettesimo nel Paese, secondo i dati raccolti da «Stop Femizid». In un testo pubblicato sui propri canali social, il collettivo femminista «Io l’8 ogni giorno» ha sottolineato, non a caso, la necessità di riportare al centro dell’attenzione mediatica e della popolazione la persona che ha perso la vita: «Una donna di 56 anni, che si trovava in un luogo in cui avrebbe dovuto ricevere cure e sentirsi al sicuro». Una donna che «non deve essere ricordata solo come la vittima di Faido: aveva una storia, delle relazioni, degli affetti e una vita che meritava di continuare». Sebbene, secondo quanto emerso già dalle prime testimonianze, da tempo la donna e l’omicida non fossero più una coppia, il collettivo evidenzia come quello della separazione sia «uno dei momenti di maggiore rischio quando già si vive in una situazione di violenza da parte dell’(ex) partner». Fondamentale, quindi, «continuare a investire nella prevenzione, nella protezione delle vittime e nel riconoscimento tempestivo dei segnali di pericolo». Quindi l’appello: «Chiediamo che questi femminicidi siano denominati come tali, e riconosciuti per quello che sono: una forma di violenza strutturale che richiede una risposta politica e istituzionale all’altezza della loro gravità. Non possono essere ridotti a episodi eclatanti di cronaca e poi abbandonati alla memoria degli archivi una volta passata la concitazione del momento. Sono necessarie misure efficaci di prevenzione e protezione affinché questa strage si fermi».

Il ruolo dell’informazione

«I dati non lasciano spazio a interpretazioni. Il fenomeno non può essere considerato episodico: si tratta di una problematica endemica». In un comunicato, l’Associazione consultorio e Casa delle donne ha espresso «profonda preoccupazione» di fronte al numero di femminicidi registrati in Ticino e in Svizzera e agli episodi di violenza domestica in crescita. «Le ultime statistiche ufficiali della Confederazione», ricorda l’associazione, «indicano che nel 2024 in Svizzera sono stati registrati 21.127 reati legati alla violenza domestica, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente. La violenza contro le donne è una problematica sociale che richiede un intervento coordinato e continuativo, dove l’informazione riveste un ruolo decisivo». I progressi istituzionali, rileva il Consultorio, «devono essere accompagnati anche da un accrescimento della consapevolezza della società tutta attraverso la diffusione delle pertinenti informazioni sui servizi esistenti sul territorio». A tal proposito ricordiamo che dal 1. maggio, sul nostro territorio e in tutta la Svizzera, è attivo il numero 142: una linea telefonica nazionale dedicata all’aiuto alle vittime di violenza. Non un servizio di emergenza diretta come il 117 o il 118, ma «una linea di aiuto e orientamento» che dia supporto alle persone colpite da violenza fisica, psichica o sessuale, sia in ambito privato che pubblico. Gratuito, anonimo e confidenziale, il servizio è operativo 24 ore su 24, sette giorni su sette, e fornisce un accesso facile e diretto ai professionisti.

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