Una legittima galassia societaria o un pretesto per malversare?

Società in ogni parte del mondo, un iter giudiziario complesso con diversi passaggi alla Corte dei reclami penali e al Tribunale federale, sorprese in aula penale e, in prospettiva, una sentenza che difficilmente farà l’unanimità, qualsiasi essa sarà. No, non è un caso banale quello approdato venerdì di fronte alla Pretura penale, riunita per ragioni di spazio al vicino Archivio di Stato di Bellinzona. Anche se, concretamente, l’atto d’accusa (o meglio: quel che ne rimane) prospetta malversazioni per «appena» qualche migliaio di franchi.
I protagonisti
Alla sbarra vi sono cinque persone, assistite da altrettanti avvocati di fiducia: tre imprenditori (un italiano di 57 anni residente a Londra, un altro di 59 residente nel Luganese e uno svizzero di 48 residente a Monaco), una 55.enne italiana moglie del 57.enne italiano e un 57.enne fiduciario luganese. A rappresentarli i legali Elio Brunetti, Goran Mazzucchelli, Luca Marcellini, Maurizio Pagliuca ed Emanuele Verda. Tutti e cinque respingono le imputazioni di amministrazione indebita aggravata e riciclaggio di denaro a loro mosse dal procuratore pubblico Daniele Galliano. A rappresentare l’accusatore privato, l’avvocato Filippo Ferrari. Stando all’atto d’accusa i tre imprenditori avrebbero danneggiato chi aveva investito in una loro idea finanziaria con un’operazione contestata, con la complicità della donna e del fiduciario. Il procuratore Galliano si è rimesso al giudizio della Corte riguardo alla colpevolezza degli imputati, prospettando, nel caso, pene pecuniarie sospese comprese tra le 70 e le 30 aliquote. La sentenza della presidente della Pretura penale Orsetta Elettra Bernasconi Matti non è ancora stata pronunciata.
Cosa è successo
La questione ruota attorno a un investimento nei precatórios brasiliani. Si tratta di una sorta di «pagherò» emessi dallo Stato brasiliano a favore di chi ne ha diritto che però possono richiedere anche decenni per essere riscossi. Ciò ne ha creato un mercato, con gli aventi diritto che cedono i crediti a prezzo scontato a terzi che possono permettersi di attendere lo Stato. A «scoprirli» in questo caso è stato il 57.enne, che con gli altri due vi ha sia investito «amatorialmente», sia creato un complesso sistema per permettere ad altri di fare altrettanto. Sistema che ha comportato la creazione di un fondo d’investimento lussemburghese e di uno brasiliano, nonché di una società in Liechtenstein. Per fare ciò gli imputati affermano di essere rivolti ai maggiori esperti finanziari e legali disponibili negli Stati interessati, a tutela degli investitori. Questo nel 2010. Il problema nasce però fra il 2015 e il 2016, quando il fondo acquista - pur non avendo in teoria più il diritto di operare in tal senso dal 2012 - tre ulteriori precatórios da una società brasiliana riferibile proprio al 57.enne. Gli utili di questa operazione sono poi stati riversati sui conti dei tre imprenditori, causando un presunto danno agli investitori (il fondo aveva raccolto 15 milioni di sottoscrizioni, due terzi dei quali già restituiti al momento dei fatti).
Ma c’è reato?
L’inchiesta nasce dalla denuncia di alcuni investitori, che si sono sentiti truffati (ma l’ipotesi di truffa è già stata esclusa dalla Corte dei reclami penali). Per le difese non si tratta in ogni caso di reato, malgrado il presunto conflitto d’interesse, perché i tre imprenditori non avevano operatività diretta sui fondi e perché vi erano numerosi altri professionisti che hanno avallato, se non ordinato le operazioni. «Non sono i gestori di fatto del fondo - ha detto l’avvocato Brunetti. - Gli si addossano responsabilità che non sono loro». Addirittura, per la natura giuridica dei fondi, non sarebbe neppure scontato che gli accusatori privati possano essere riconosciuti come tali. Lo stesso procuratore Galliano ha parlato di «territorio del diritto inesplorato» in materia. Galliano che peraltro è stato piuttosto dubitativo sulla colpevolezza o meno degli imputati. Pur definendo «opaca» verso gli investitori la struttura creata dal trio, il procuratore si è chiesto se l’operazione contestata fosse effettivamente a detrimento del fondo d’investimento e quindi degli investitori: «Indubbiamente c’è lucro, ma stiamo indagando su un fondo estero soggetto a una diversa legislazione per capire i margini di guadagno nella logica di mercato dei precatórios. È praticamente impossibile capire se la cosa sarebbe andata diversamente con un acquisto da un’altra fonte: servirebbe un’indagine di mercato in Brasile».
«Ingiustizia molto profonda»
A non avere particolari dubbi sulla colpevolezza dei cinque è stato invece l’avvocato Ferrari, che non ha lesinato critiche sia all’operato del Ministero pubblico, a cui ha imputato di non aver fatto abbastanza per chiarire la fattispecie e le responsabilità degli imputati («è vero che il processo è difficile, ma poteva aiutare un’istruttoria degna di questo nome»); sia alla Corte. A non convincere il legale è stata la decisione d’ufficio della giudice Bernasconi Matti di abbandonare parte del procedimento in quanto a mente della Corte su quella fattispecie era già stata emanato un decreto d’abbandono. L’eccezione non era peraltro stata evocata nemmeno dalle difese. Tale decisione ha di fatto ridotto gli importi in gioco da alcune centinaia di migliaia di franchi a qualche migliaia soltanto. «Ho la percezione di aver subito un’ingiustizia profonda», ha concluso Ferrari.
