Una lite ereditaria internazionale che porta anche a Lugano

Porta anche a Lugano un’ingente lite ereditaria italiana. L’ex compagna ed erede di un imprenditore e dirigente sportivo italiano deceduto quasi un decennio fa è infatti indagata nella Penisola per truffa aggravata e autoriciclaggio. L’ipotesi accusatoria, ancora tutta da dimostrare, è che la donna, in correità con un consulente finanziario di famiglia (nel frattempo pure deceduto), abbia dato informazioni false a un’altra potenziale erede, inducendola così a rinunciare ad «almeno 10 milioni di euro» che le sarebbero potenzialmente spettati. Il tutto, «con artifizi e raggiri», facendole «sottoscrivere una transazione tombale con la quale avrebbe rinunciato a successive azioni di rivendica» e inducendola così in errore. I soldi, poi, sarebbero finiti nella disponibilità della ex compagna e da lì reinvestiti «in attività finanziarie e speculative» attraverso la creazione di svariate strutture societarie con sede in Lussemburgo, nel Principato di Monaco e appunto a Lugano. Sul caso sta indagando la Procura di Milano, che di recente ha chiesto in via rogatoriale alla Svizzera di perquisire delle società riconducibili alla donna e al consulente in città al fine di acquisire «documentazione relativa a tutti i rapporti finanziari in essere presso intermediari creditizi, finanziari e assicurativi in Svizzera».
Chiesto invano lo stop
L’ex compagna, difesa dall’avvocato Diego Della Casa, si era opposta alla consegna della documentazione, ma nelle scorse settimane sia la Corte dei reclami penale del Tribunale penale federale, sia il Tribunale federale, hanno dato il via libera all’operazione: «La documentazione litigiosa presenta senz’altro un’utilità potenziale per l’inchiesta estera - scrive ad esempio la CRP, - e va trasmessa alle autorità italiane affinché queste possano ricostruire tutti i flussi di denaro di potenziale origine criminale»
