Una petizione per tutelare dei grandi alberi a Viganello

L’obiettivo, ritenuto realistico, è quello di raggiungere cinquecento sottoscrizioni. Poi - questione di giorni - la petizione sarà consegnata al Municipio di Lugano. Chiede un ripensamento: ovvero di tutelare cinque grandi alberi siti in un fondo affacciato su via Pedemonte a Viganello. Un progetto edilizio prevede infatti che ne vengano abbattuti quattro. Inaccettabile, per chi sta raccogliendo le firme (un banchetto per la raccolta faceva mostra di sé giusto sabato in piazza Dante a Lugano).
«Elemento qualificativo»
Sul terreno oggi si trova una villa che sarà demolita, con decisione già cresciuta in giudicato. Al suo posto, una nuova costruzione di cinque piani fuori terra per un totale di venti appartamenti. Una costruzione, si legge nella relazione tecnica, che sarà «sostenibile e rispettosa dell’ambiente»: «È stata data massima priorità alla conservazione degli alberi, in particolare valorizzando il maestoso cedro deodara nella parte sud del mappale. Questo grande albero è l’elemento qualificativo del luogo e del nuovo progetto», tanto che il suo mantenimento «ha richiesto uno specifico sforzo progettuale che ha inciso in modo determinante sulla configurazione dell’edificio, imponendo vincoli alla sua forma comportando un parziale sacrificio della superficie potenzialmente edificabile». Per gli altri alberi che verranno rimossi sono invece previste piantumazioni sostitutive. «Potendo, li avremmo tenuti tutti - assicura l’architetto Luca Gazzaniga - ma non c’erano alternative». Il progetto, forte anche di una perizia specialistica sul tema, ha staccato la licenza edilizia negli scorsi mesi, ma si è scontrato con un ricorso che sostiene che per conservare gli alberi non sia stato fatto abbastanza. Il Consiglio diStato non si è ancora pronunciato in merito.
I perché di un no
A mente dei ricorrenti gli alberi sono da ritenersi tutelati dalle norme edilizie a cui sottostà il terreno, che prevedono una loro sostituzione «solo in via eccezionale e controllata». Una necessità in questo senso non sarebbe stata sufficiente motivata nella procedura, così come non sarebbero state verificate soluzioni alternative. Inoltre, non vi sarebbero sufficienti garanzie esecutive per monitorare la salute del cedro «salvato» negli anni a venire. Infine, la definizione delle misure compensatorie è stata demandata a dopo il rilascio della licenza e ciò sarebbe problematico. Un punto, quest’ultimo, condiviso dal committente, che ha chiesto e ottenuto il congelamento della procedura ricorsuale al fine di dettagliarle nei prossimi mesi. Si ripartirà da lì. Con cinquecento firme in più.
L'incertezza del diritto
Il caso di Viganello non è che l’ultimo di una serie che vede cozzare il tema del diritto alla proprietà con quello dell’interesse pubblico: dove finisce uno e dove comincia l’altro, nel caso di alberi imponenti isolati? Il problema, in Ticino, è che al riguardo vi è una certa incertezza legale. L’attuale base é la Legge cantonale sulla protezione della natura (LCAN). Ma la stessa, a detta del Consiglio di Stato nel messaggio 8089 di fine 2021, «non si è rivelata in grado di garantire appieno la protezione degli alberi, anche alla luce dell’importante ruolo che essi rivestono per la qualità complessiva degli insediamenti». «Il Governo - si legge ancora - sostiene dunque il principio che ci si doti di una base legale adeguata affinché i Comuni possano garantire una migliore protezione degli alberi situati fuori dal bosco».
Da allora, poco sembra essersi mosso. A tirare le fila, e a proporre delle vie, ci ha pensato recentemente l’avvocato e membro direttivo della STAN Giorgio De Biasio in un lungo saggio pubblicato sul numero 2025/II della Rivista ticinese di diritto. Il contributo definisce insoddisfacente la situazione attuale, evidenziando come di fatto ogni Comune si stia arrangiando autonomamente, con peraltro possibili problemi di parità di trattamento. «Constatiamo - argomento De Biasio - che vi è gran varietà nei Comuni ticinesi sui criteri per mettere sotto protezione i singoli alberi maestosi o anche "solo" meritevoli di protezione, al punto che vi è grande insicurezza di diritto». L’invito è quello di prendere spunto da legislazioni cantonali più avanzate in materia: «Una regolamentazione compiuta del problema deve partire da una chiara base legale, la quale dovrà definire i criteri qualitativi. Questa normativa dovrebbe essere cogente per tutti i Comuni e i singoli quartieri dei grandi Comuni ticinesi».
