Assise criminali

Una «soffiata» agli inquirenti lo mette nei guai un’altra volta

Condannato a 4 anni un cittadino domenicano, recidivo, reo di aver detenuto e spacciato a consumatori locali oltre un chilo di cocaina – Il suo nome è stato fatto nell’ambito di un’inchiesta per reati finanziari
© CdT/Chiara Zocchetti
Valentina Coda
27.10.2026 19:00

Il suo nome è stato pronunciato nell’aula degli interrogatori da una persona sotto inchiesta per reati finanziari che, tra le varie cose, faceva uso di sostanze stupefacenti da parecchio tempo. Ha sempre reperito la droga da un’unica persona, ovvero l’imputato, le cui generalità hanno fatto accendere una lampadina nella memoria degli inquirenti. L’uomo, quindi, non è un volto nuovo alla giustizia, visto che nel 2023 era finito nei guai per lo stesso reato per il quale è stato arrestato lo scorso giugno e condannato oggi dalla Corte delle assise criminali. Stiamo parlando di un 42.enne cittadino domenicano residente nel Luganese che in sei anni ha acquistato, detenuto e alienato a vari consumatori locali almeno un chilo e duecento grammi di cocaina. L’attività di spaccio ha generato proventi per oltre 118.000 franchi, 46.000 dei quali sono stati spediti all’estero dall’imputato tramite agenzie di invio di denaro. I quantitativi di droga, riportati precisi al grammo nell’atto d’accusa stilato dalla procuratrice pubblica Veronica Lipari, si basano sulle stesse ammissioni dell’uomo agli inquirenti, che ha vuotato il sacco fornendo una «grande collaborazione» in sede d’inchiesta, come espressamente detto dalla pubblica accusa e dal patrocinatore dell’uomo, l’avvocato Daniel Ponti, prima di accordarsi per una richiesta di pena di 4 anni. Richiesta che è stata infine avallata dalla Corte, presieduta dalla giudice Monica Sartori-Lombardi. I fatti indicati nell’atto d’accusa si sono svolti tra il 2019 e giugno 2026, quindi commessi sia prima sia dopo la condanna dell’uomo nel 2023 a 12 mesi sospesi. Un elemento, questo, che ha spinto la Corte, su richiesta della procuratrice pubblica, a decidere per la revoca della sospensione condizionale della precedente condanna e unificare le due pene. In aula l’imputato – che beneficiava di una rendita AI – ha spiegato che prima dell’arresto aveva svariati debiti ed era un forte consumatore di cannabis. Ma, ha assicurato, «i soldi che ho guadagnato dallo spaccio non erano per arricchirmi, piuttosto per aiutare diverse persone che pensavo di avere a carico». 

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