Una triangolazione di denaro tra Lugano, Dubai e Lussemburgo

I tre imputati comparsi oggi davanti alle Assise criminali di Lugano sostengono di non sapere, di non ricordare, di non aver voluto truffare per circa 60 milioni di franchi il cittadino georgiano, residente a Dubai, che in Europa cercava «solo» investimenti sicuri. E invece la maggior parte di quei milioni il cittadino georgiano li ha persi davvero, essendone stati recuperati circa 10. Tutti gli altri, secondo l’accusa, rappresentata dalla procuratrice generale sostituta Chiara Borelli sono stati utilizzati dal terzetto per altri investimenti e operazioni finanziarie. Tutto questo tra Dubai, Lussemburgo e Lugano. Secondo l’impianto accusatorio sarebbe stato proprio Lugano l’epicentro delle attività illecite orchestrate da tre uomini: un italiano di 60 anni residente a Lugano, un belga 51.enne con casa in Lussemburgo e un iraniano di 51 anni residente a Dubai. Tutti arrestati nella seconda metà del 2025 con l’accusa di truffa e falsità in documenti ai danni del cittadino georgiano.
E a inizio dibattimento, l’avvocato difensore del cittadino italiano, Rosa Maria Cappa ha proprio fatto leva su questa internazionalità per cercare di convincere la Corte, presieduta dal giudice Amos Pagnamenta (giudici a latere, Renata Loss Campana e Luca Zorzi) a non svolgere il processo in Ticino, mancando, a suo dire, la competenza territoriale. Pagnamenta però, così come Borelli - che ha sottolineato come il 60.enne abbia sempre agito da Lugano e gli altri imputati in correità con lui - ha respinto la richiesta e il dibattimento ha potuto quindi continuare con gli interrogatori agli imputati.
Ad «aprire le danze» è toccato proprio al consulente italiano. Che dopo aver precisato che avrebbe voluto scusarsi faccia a faccia con la vittima del raggiro, ha affermato di essere finito dentro a una tempesta perfetta. «A un certo punto - ha spiegato alla Corte e agli assessori giurati - non sapevo più dove fosse la verità. Dovevo dare ascolto a mia moglie che mi aveva detto di non entrare in una struttura così complessa». Secondo l’accusa sarebbe stato infatti proprio il 60.enne a fornire la prima «scatola societaria» al cittadino georgiano: una società svizzera di gestione patrimoniale con cui si sarebbero potuti realizzare interessanti profitti, procedendo con la costituzione di un fondo di investimento basato in Lussemburgo.
A far conoscere al georgiano il consulente italiano 60.enne è stato il cittadino iraniano, che a Dubai era l’uomo di fiducia dell’uomo in cerca di investimenti sicuri in Europa. «Lo contattavo quando avevo bisogno di informazioni finanziarie - ha spiegato il 51.enne iraniano, difeso dall’avvocato Davide Ceroni - sosteneva di essere laureato al Massachusetts Institute of Technology (MIT) e di intrattenere relazioni professionali in tutto il mondo». Peccato che quella laurea fosse stata fatta con l’intelligenza artificiale, così come altri documenti, come ad esempio un rapporto KPMG allestito dal consulente italiano per dimostrare il «peso finanziario» della predetta società svizzera di gestione patrimoniale.
E il terzo imputato? A contattare il cittadino belga, difeso dall’avvocato Giovanni Molo, è stato il consulente italiano. «Mi era stato segnalato 4-5 anni prima del 2022 (anno, insieme al 2023, in cui si sono svolti i fatti, ndr) - ha specificato il 60.enne -. Mi sembrava una persona seria». E così è stato coinvolto anche lui. Perché la struttura di investimento, come visto poc’anzi, doveva essere basata a Lussemburgo. E serviva dunque qualcuno sul posto.
Tutti e tre gli imputati, si è capito oggi in aula durante gli interrogatori, contestano le accuse. A volte sostengono di non sapere, altre di non ricordare, altre ancora di non aver voluto truffare. Quel che è certo è che i milioni il cittadino georgiano li ha davvero messi a disposizione. Non soltanto fidandosi a distanza. Ma venendo di persona anche a Lugano, almeno in un’occasione: a inizio dicembre 2022, accompagnato dall’iraniano. In città, secondo la ricostruzione dell’accusa, l’uomo desideroso di mettere i suoi investimenti al sicuro ha acquisito una parte della società svizzera di gestione patrimoniale riferita al consulente italiano con cui si sarebbero potuti realizzare interessanti profitti. Non prima di visitare degli uffici fittizi e visionare il rapporto della KPMG contraffatto. Domani il processo continua con la requisitoria della magistrata.
