Una vicenda d’amore che ha fatto ardere le... auto

Una vicenda d’amore, evidentemente non nella fase più allegra. Forse anche questioni di gelosia. Sta di fatto che, al posto di riaccendere la metaforica fiammella (semmai ce ne fosse stata la volontà dalle parti coinvolte), sono andate a fuoco – letteralmente – delle automobili. E pure la facciata di un condominio è stata intaccata dalle fiamme. Stiamo parlando di quanto andato in scena nella notte tra il 20 e il 21 settembre del 2024 a Mendrisio. In via Carlo Cattaneo, quella notte, erano dovuti giocoforza intervenire i pompieri. Bilancio finale: quattro veicoli avvolti dalle fiamme, due appartamenti danneggiati a tal punto da essere temporaneamente inagibili, una trentina di persone evacuate e due persone soccorse nonché trasportate all’ospedale per ulteriori accertamenti.
Il tutto, come detto, per questioni d’amore. È quanto risultato dall’inchiesta coordinata dal procuratore pubblico Simone Barca, la quale si trova alle battute conclusive. Al centro delle attenzioni degli inquirenti lui: un 29.enne cittadino italiano che da gennaio si trova in carcere al penitenziario cantonale. Già, c’è voluto un po’ di tempo prima di riuscire ad arrestare la persona che, stando alle risultanze, ha deciso di dare fuoco alla vettura della ragazza con la quale aveva instaurato un legame affettivo. Dopo aver dato fuoco al veicolo, infatti, l’uomo si era dato alla fuga e, verosimilmente, era rientrato in Italia, dove risiedeva. Stando a quanto abbiamo potuto apprendere, le attenzioni degli inquirenti si sono subito concentrate sul 29.enne anche perché, tra gli indizi, c’erano alcuni messaggi mandati alla ragazza. Parole che lasciavano presagire un gesto probabilmente poco piacevole.
Di passaggio, in Ungheria
Essendo riparato in un’altra nazione e appurati i sospetti di un suo coinvolgimento, le autorità hanno quindi deciso di emanare un ordine di arresto internazionale. Decisione che, nel giro di qualche mese, ha dato i suoi frutti. In Italia? No, in Ungheria. Un particolare, quest’ultimo, che aveva reso noto il Ministero pubblico il 22 gennaio scorso, annunciando che il 29.enne era appena stato estradato in Ticino. Preso, come detto, nel Paese dei magiari, in circostanze particolari. Di passaggio, verrebbe da dire. L’uomo avrebbe infatti dichiarato che l’Ungheria era una nazione di transito in un viaggio che stava compiendo forse verso i Balcani, forse ancora più verso oriente. Ma non ha fatto i conti con un controllo causale delle autorità ungheresi le quali, database alla mano, hanno visto che pendeva un mandato d’arresto internazionale. Circostanza, per certi versi, fortunata anche per il Ministero pubblico. Se il 29.enne, cittadino italiano, fosse stato fermato in Italia – suo paese d’origine – l’iter per una sua estradizione sarebbe potuto essere anche molto più lungo. Fattostà che l’uomo – difeso dall’avvocata Demetra Giovanettina – oggi si trova alla Stampa ed è sostanzialmente reo confesso. È in espiazione anticipata della pena, nell’attesa che venga chiusa l’indagine e venga rinviato a giudizio. Dovrà rispondere dell’accusa di incendio intenzionale.
