Processo

«Uno ha polverizzato il patrimonio della vittima, l’altro invece è un truffatore nato»

Alla sbarra due cittadini italiani che avrebbero malversato terzi per importi milionari
© CdT/Gabriele Putzu
Valentina Coda
26.05.2026 18:46

«Mi è capitata una cosa che ci può far fare il salto di qualità», avrebbe riferito uno degli imputati all’altro. Il «salto di qualità», a mente del procuratore pubblico Claudio Luraschi, sarebbe stata la conoscenza di una terza persona che avrebbe ereditato circa 5 milioni e mezzo di euro. I due, ovvero imputato e vittima, sviluppano un rapporto di amicizia e di fiducia, tanto che l’uomo – un 52.enne cittadino italo-svedese – diventerà il suo gestore patrimoniale, con un accordo di mantenere un approccio prudente e conservativo negli investimenti. Bene, anzi non tanto, visto che la maggior parte di quei cinque milioni e mezzo sarebbero andati in fumo. O meglio, una parte dei soldi sarebbero finiti sui conti del 52.enne. L’altro imputato, un 59.enne cittadino italiano, si inserisce in questa storia perché avrebbe (anche) istigato il 52.enne prima a far confluire il denaro in una società – cui i due imputati erano azionisti –, e in seguito a investire gli averi della vittima in vari progetti di attività commerciale. Cosa che a mente della pubblica accusa non è stato fatto – o meglio, nessun utile sarebbe stato generato da questi «presunti investimenti» – visto che buona parte del denaro sarebbe stato impiegato per far fronte sia a spese personali di entrambi, ma anche per finanziare progetti imprenditoriali in start up in cui uno dei due aveva interessi economici. A titolo d’esempio, nell’atto d’accusa figurano 110 bonifici in uscita dalla società a favore del 59.enne oppure di altre società in parte a lui collegate. Società che quest’ultimo avrebbe malversato. Da qui, l’accusa principale di ripetuta amministrazione infedele aggravata di cui si sarebbero resi responsabili entrambi singolarmente e con modalità diverse. Congiuntamente, invece, sono accusati di cattiva gestione. L’inchiesta che ha portato al procedimento penale in oggetto si è messa in moto perché il 52.enne ha denunciato il 59.enne per malversazioni eseguite da quest’ultimo ai danni della società appartenuta a entrambi gli imputati. «Purtroppo, sono incappato nei business sbagliati, oltre ad affidarmi alla persona sbagliata. Siamo (il 52.enne e la vittima) stati raggirati, così come risulta dalla denuncia che abbiamo sporto», ha detto in aula il cittadino italo-svedese.

Da denunciante a imputato

A mettere i puntini sulle «i» in merito a questa denuncia è stato Luraschi in apertura della sua requisitoria. Il procuratore pubblico ha puntualizzato che «le modalità con cui ha preso avvio il procedimento penale appaiono incredibili se si considera che l’incarto principale è stato aperto grazie a una denuncia sporta da quello che in corso d’inchiesta sarebbe poi diventato un imputato. Gli approfondimenti eseguiti dall’equipe finanziaria hanno permesso di accertare malversazioni anche quando il 59.enne si era già dimesso dalla società. Ci siamo resi così conto che il 52.enne, in qualità di gestore patrimoniale, avesse sistematicamente malversato il patrimonio della vittima per cifre milionarie. A differenza del 59.enne, che è un truffatore nato, le malversazioni effettuate dell’altro imputato si sono prodotte dalle occasioni avute nell’amministrazione dell’ingente patrimonio e dal godimento dei proventi, come viaggi costosi, vacanze all’estero o macchine di lusso. In altre parole, il 52.enne ha polverizzato il patrimonio della vittima». Vittima che, come accennato in entrata, aveva chiesto a quest’ultimo un aiuto nella gestione dell’ingente lascito. «L’imputato ha cagionato un danno pari a oltre 4 milioni di euro a quello che diceva essere un suo amico e con quel denaro ha anche fatto la bella vita». Per il 52.enne, Luraschi ha chiesto una pena detentiva di 4 anni e 6 mesi e l’espulsione facoltativa dalla Svizzera per 3 anni. Il 59.enne, invece, «oltre a istigare l’altro imputato, ha commesso truffe in modo continuativo da quando è arrivato in Svizzera. E tale reato è stato declinato a truffa per mestiere perché dal suo agire ricavava buona parte del suo sostentamento. In totale, ha cagionato un danno a vari attori di 3,7 milioni», ha osservato il pp, che per lui ha chiesto 5 anni di detenzione e l’espulsione dalla Svizzera per 8 anni. Domani mattina parola alle difese con l’avvocato Stefano Camponovo e Fabio Creazzo.

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