Lugano

Va in carcere il giovane che ha picchiato e aggredito due persone dopo la discoteca

La Corte delle assise criminali ha condannato il ventiduenne del Sopraceneri a 3 anni e 7 mesi da espiare
©Gabriele Putzu
Andrea Bertagni
Andrea Bertagni
05.05.2026 19:02

Tre anni e sette mesi da espiare, nonché l’obbligo di un trattamento ambulatoriale. È questa la condanna inflitta oggi dalla Corte delle assise criminali di Lugano, presieduta dal giudice Curzio Guscetti (giudici a latere Renata Loss Campana ed Emile Mordasini) al ventiduenne straniero del Sopraceneri alla sbarra da ieri perché accusato, tra le altre cose, dalla procuratrice pubblica, Margherita Lanzillo, di aver tirato un pugno in faccia il 23 marzo 2025 all’alba nel quartiere Maghetti a un uomo rimasto a seguito del colpo esamine a terra, ma anche di aver aggredito con calci, pugni e schiaffi un suo conoscente il 12 aprile 2025 all’alba in centro a Lugano, prima di aver tentato di sfregiarlo al volto con un coltello. «Il tema della violenza giovanile è diventato centrale e suscita a ragione preoccupazione - ha esordito Guscetti - i reati dei minorenni sono in crescita e il fenomeno non è più marginale alle nostre latitudini». Spesso questi reati, ha continuato il giudice, sono collegati a comportamenti violenti, in cui si nascondono fragilità familiari».

Difficoltà conosciute dal 22. enne, che in carcere, dove si trova dal 12 aprile scorso, ha iniziato spontaneamente un percorso terapeutico. Ma che non gli hanno impedito, prima di venire, appunto, arrestato, di commettere altri reati violenti, dopo averli già commessi in altre quattro occasioni in passato. Dopo «un’analisi attenta delle immagini della videosorveglianza», la Corte ha infatti identificato il giovane come l’autore materiale del pugno sferrato a un uomo fuori da una discoteca cittadina. Pugno che il 22. enne sosteneva invece di non aver tirato.

Non così la Corte che in merito al secondo episodio, avvenuto il 12 aprile dell’anno scorso sempre all’alba, e sempre nel contesto della «movida luganese», ha riconosciuto il giovane colpevole di aggressione e, diversamente dall’accusa, che chiedeva tentate lesioni gravi, lesioni semplici qualificate per aver picchiato il suo conoscente: sia quando era in piedi, sia quando era a terra. Contestualizzando l’episodio, la Corte ha insomma considerato tali calci, sberle e pugni «solo» provocatori, non finalizzati insomma ad arrecare delle lesioni gravi. Sull’uso o meno del coltello, che il giovane ha sempre sostenuto aver estratto e non usato, i giudici non hanno ritenuto sufficienti gli elementi a disposizione per confermare la richiesta dell’accusa, secondo la quale il tentativo c’era invece stato. «Dalle immagini della videosorveglianza non si riesce a comprendere bene quanto la lama fosse indirizzata verso la vittima - ha spiegato Guscetti -. L’unica risultanza è dunque la ferita della vittima. L’imputato sapeva però che usare un coltello come minaccia poteva portare al ferimento». Da qui la condanna per lesioni semplici qualificate.

I giudici hanno poi considerato nella misura di 8mila franchi il risarcimento chiesto dall’accusatrice privata, l’avvocato Letizia Vezzoni, mentre non hanno considerato l’espulsione obbligatoria vista la giovane età e i rapporti familiari esistenti in Ticino.