Verso una Carta etica ticinese contro il razzismo nelle scuole

La Svizzera, così come il Ticino, è un Paese plurale. E la pluralità «è fonte di ricchezza per la nostra società». Allo stesso tempo, però, la nostra società è confrontata anche con fenomeni quali la discriminazione e il razzismo. Basti pensare che nel 2024 a livello nazionale il 17% della popolazione residente (circa una persona su sei) ha dichiarato di essere stata vittima di discriminazione razziale nei cinque anni precedenti. Un dato – ha affermato la consigliera di Stato Marina Carobbio Guscetti nel presentare il primo rapporto del gruppo di lavoro «Migrazione e diversità» (che trovate qui nella sua versione completa) – « che come DECS non possiamo ignorare». Anche perché i dati dimostrano pure che il razzismo e le discriminazioni non risparmiano il mondo della scuola, così come quello dello sport o della cultura. E mostrano pure che, sovente, si tratta di un fenomeno che si presenta in forme strutturali e istituzionali, dunque più difficili da riconoscere e combattere.
Motivo per cui, appunto, il DECS nel 2024 ha istituito questo gruppo di lavoro il cui primo rapporto è stato presentato oggi a Bellinzona. Un rapporto il cui obiettivo, ha ricordato Carobbio Guscetti, era quello di «svolgere una mappatura» del fenomeno, «sviluppare una strategia dipartimentale» e, infine, «avanzare proposte» concrete per fronteggiare il fenomeno. Da esso, in sostanza, è emerso che in Ticino esistono già buone pratiche nella lotta al razzismo, ma al contempo anche che vi è la necessità di un approccio più strutturato e trasversale. Non a caso, ha evidenziato Carobbio Guscetti, il rapporto rappresenta unicamente «un punto di partenza».
I suggerimenti
A presentare i contenuti del rapporto è stata la presidente del gruppo di lavoro, Chiara Orelli Vassere, direttrice dell’istituto della transizione e del sostegno del DECS. La quale ha indicato le tre principali indicazioni scaturite dalle analisi del gruppo.
In primis, «la necessità di ulteriori approfondimenti qualitativi per comprendere le logiche istituzionali e culturali che sottendono i meccanismi di differenziazione e selezione».
In secondo luogo, la necessità di rafforzare la sensibilità di tutti per saper individuare le discriminazioni. E, dunque, attivare protocolli condivisi per rilevare e registrare episodi di razzismo, ma anche garantire al personale scolastico l’accesso a percorsi di formazione.
In terzo luogo, l’accento andrebbe posto sul rendere coerenti i principi e valori di riferimento. E in tal senso è stata proposta una «Carta etica» per tutte le scuole ticinesi.
A sottolineare l’importanza di interventi di questo tipo è stata anche Nora Bardelli, antropologa e direttrice amministrativa del Polo di ricerca nazionale per gli studi sulla migrazione e la mobilità basato all’Università di Neuchâtel. La ricercatrice ha in generale sottolineato la necessità di intervenire su più livelli per fronteggiare un fenomeno complesso come quello del razzismo. E ha lodato l’intervento del DECS. Anche perché, ha sottolineato, si tratta di un «atto politico non scontato», poiché la tematica «non rende politicamente» siccome sovente le persone discriminate «non dispongono di un potere di lobbying e, se il Governo ignora la discriminazione, nessuno protesta con la stessa forza con cui viene fatto, ad esempio, sul tema della sanità o della sicurezza».
Le piste d’intervento
A tal proposito, in conclusione, Carobbio Guscetti ha ribadito che «è nostro compito istituzionale non lasciare indietro nessuno» affinché l’educazione, la cultura e lo sport «siano spazi aperti a tutti». Un compito, ha aggiunto, «ambizioso ma indispensabile».
Per fare ciò, concretamente, ha indicato quali saranno (sulla base dei suggerimenti e delle indicazioni di questo primo rapporto) le piste di intervento che il DECS metterà in atto. Rafforzare la formazione iniziale e continua dei docenti sui temi della diversità e della prevenzione delle discriminazioni; sviluppare linee guida condivise per la gestione di episodi di razzismo nelle scuole; migliorare il coordinamento tra il mondo della scuola, quello della cultura e quello dello sport; sostenere progetti strutturati e non solo iniziative puntuali; promuovere una Carta etica comune per le scuole ticinesi.
