Via al processo Bernardi: «Ma quale aggressione, mi sono solo difeso»

Si è aperto questa mattina di fronte alla Corte delle assise criminali il processo a carico di Vladimiro Bernardi, ex municipale di Bissone. Il 56.enne deve rispondere principalmente di tentato omicidio intenzionale, per aver cercato di uccidere – tale è la tesi accusatoria – un suo inquilino con cui i rapporti si erano deteriorati, e per aver dato fuoco, pochi giorni dopo, a un garage in uso allo stesso a Melano. Il municipale, difeso dall’avvocata Sandra Xavier, contesta le imputazioni a suo carico. Deve inoltre rispondere del presunto reato di diffamazione ai danni del sindaco di Bissone Andreino Incerti (che è presente in aula, rappresentato dall’avvocato Mauro Ermani) per i contenuti di uno scritto di suo pugno pubblicato nel 2024 sul Mattino della Domenica. Si tratta di fatti relativi al picco di tensione all’interno dell’Esecutivo bissonese. A presiedere le Assise criminali, complete di assessori giurati, vi è il giudice Amos Pagnamenta. A latere la giudice (fresca di nomina) Raffaella Rigamonti e la giudice Emilie Mordasini. La procuratrice pubblica Anna Fumagalli, titolare dell’inchiesta, chiederà una pena superiore ai cinque anni.
Il fatto più grave imputato a Bernardi è l’aggressione al suo inquilino, che per la pp Fumagalli configura il reato di tentato omicidio intenzionale. L’ex municipale avrebbe preparato una sorta di agguato al suo inquilino, staccando le valvole site nella lavanderia dell’edificio di Melano e attendendo che scendesse per rialzarle. Quando ciò è successo lo avrebbe preso alle spalle e ne è presto nata una colluttazione che si è protratta per diversi minuti, senza che nemmeno l’arrivo di una persona ad assistervi l’abbia fermata. Stando all’atto d’accusa, Bernardi durante l’aggressione avrebbe in particolare cercato di battere la testa dell’inquilino contro un gradino e l'avrebbe preso con forza al collo. Una presa che dei referti medici avrebbero definito come «potenzialmente idonea a determinare esiti letali». L’inquilino, scrive Fumagalli, «ha provato dispnea, sensazione di soffocamento, vertigini, vista appannata, stato confusionale, sentendosi sempre più debole e in pericolo di vita, faticando a chiedere aiuto, perdendo la voce, tanto da rendere le sue grida intermittenti e rauche e portandolo allo stremo delle sue forze».
Da parte sue l’ex municipale ha detto che quel giorno si trovava a Melano per altri motivi e di aver incrociato per caso in lavanderia l'inquilino, che l’avrebbe ignorato. Bernardi gli avrebbe quindi ricordato di dover ridare le chiavi, e l’inquilino avrebbe dato in escandescenza «rifilandomi un calcione». Dopodiché «l’ho contenuto bloccando le sue azioni perché era esagitato. Ho risposto a un’aggressione ingiusta nel metodo meno invasivo e violento possibile. Ero sbigottito». E ancora: «È una fandonia incredibile che sia stato io ad aggredirlo». Infine: «Quando mi ha dato le chiavi, l'ho mollato».
In aula Bernardi ha spiegato di aver accolto l’uomo sapendo che era in difficoltà finanziaria nell’autunno del 2024, condonandogli i primi mesi d’affitto in cambio di lavori nell’appartamento. Lavori che non sarebbero stati eseguiti o eseguiti male, cosa che ha portato al progressivo e rapido deterioramento dei rapporti fra i due. Bernardi, che nello stesso periodo stava affrontando anche problemi di natura mentale, ha detto di reclamare tuttora 8 mesi di affitto non pagato.
La presunta aggressione è avvenuta un giorno prima al termine di sfratto intimato all’inquilino, e Bernardi avrebbe agito in tal modo per recuperare le chiavi e assicurarsi che uscisse. L’incendio, che ha portato poco dopo all’arresto dell’ex municipale, è invece seguente di alcuni giorni. Il 56.enne, la mattina del 3 dicembre 2025, avrebbe trovato la porta del garage dell'inquilino socchiusa e, dopo aver verificato che non vi fosse nessuno dentro, vi ha trovato dei liquidi infiammabili che avrebbe usato per dare intenzionalmente fuoco allo spazio. Bernardi invece ha affermato di essersi sì trovato alla palazzina di Melano quella mattina, ma per fare piccoli lavori: «Ho visto il garage con la porta socchiusa, e allora l’ho chiusa». Dell’incendio avrebbe saputo solo appena tornato a casa.
Il giorno precedente alla presunta aggressione, Bernardi ha inoltre smontato una telecamera di sorveglianza privata di un altro suo inquilino nei paraggi. Per l’accusa ciò implica premeditazione, mentre Bernardi ha sostenuto di averlo fatto in quanto la riteneva abusiva. «È una bella coincidenza», ha detto Pagnamenta. «Non c’è alcun nesso - ha risposto Bernardi, - anche perché i fatti non sono avvenuti nella zona del garage. Quel giorno ero lì per altri motivi».
Il processo è agendato su più giorni. La mattinata sarà dedicata all'interrogazione di Bernardi.
