Il raggiro

Vignetta autostradale? No, albergo in Indonesia

Aveva necessità di comperare il «bollino» elettronico da quaranta franchi, si è trovato addebitato un soggiorno in Asia per novecento: la disavventura di un uomo che pensava di essere sul sito giusto, ma in realtà era una replica fedele realizzata da truffatori
©Gabriele Putzu
Stefano Lippmann
03.03.2026 06:00

Per molti automobilisti svizzeri, malgrado i «buoni propositi» che si rinnovano ogni anno, i primi giorni di febbraio possono essere «traumatici». Nulla di grave, va detto, perché al massimo ci si ritrova con una multa di 200 franchi. Immancabilmente, infatti, può succedere che ci si dimentichi di apporre la vignetta autostradale sul parabrezza della propria vettura. Una dimenticanza – se coordinata con un controllo di polizia all’uscita della A2 – che può comunque costare qualche franco. Da quando è stata introdotta la vignetta elettronica però, la «batosta» può essere doppia: in agguato – in rete – ci sono anche i tentativi di truffa. Insomma, in un colpo solo si può ottenere una falsa vignetta elettronica ed avere pure la carta di credito clonata, con tanto di fattura che supera i 40 franchi. E non di poco.

Come nel caso di un uomo residente nel Mendrisiotto (il cui nome è noto alla redazione) che al posto del «bollino» elettronico si è trovato addebitato un soggiorno in un hotel – non a buon mercato – in Indonesia.

La fretta, cattiva consigliera

La fretta, unitamente alla qualità messa in campo dai truffatori, gli hanno in sostanza giocato un brutto (e costoso) scherzo. «La vignetta tradizionale l’avevo – ammette il nostro interlocutore –, ma non la trovavo». A tutto ciò si aggiunge il fatto che «dovevo portare i bambini a Lugano. Mi sono accorto che mancava il contrassegno, ma ero di fretta». Da qui l’idea di ovviare all’inconveniente acquistandone una elettronica online.

«Nel motore di ricerca, sul telefonino, ho scritto ‘vignetta elettronica svizzera’ e sono entrato nel primo sito che mi veniva indicato». Un portale, ancora attivo oggi, che può effettivamente trarre in inganno, soprattutto se la fretta gioca un ruolo preponderante.

«Ho compilato i dati – continua il truffato – e al momento del pagamento ho scelto Twint». A quel punto – e con il senno di poi – suona il primo campanello di allarme: «Un annuncio mi diceva che il pagamento non era possibile, l’app era fuori uso. In realtà era probabilmente una scusa».

L’uomo decide allora di optare per il pagamento con la carta di credito. Altro sospetto: «Il collegamento con la piattaforma è durato parecchio tempo». Il classico cursore – la «rotellina che gira» –è rimasta esposta per diversi istanti. È in quel momento che, con molta probabilità, i dati della carta di credito sono stati clonati.

Oltre al danno la beffa perché l’uomo, ad un certo punto, deve confermare il pagamento e lo fa tramite l’applicazione dell’istituto di credito che ha emesso la carta.

«Ero convinto di aver acquistato la vignetta correttamente». Quel pomeriggio, di compere, l’uomo ne farà ancora: la spesa, per fare un esempio. Alla sera ecco il colpo di scena: «Mi ha chiamato il servizio di sicurezza della carta di credito e mi ha chiesto se avessi fatto un acquisto di 20 franchi legato a Google maps». Una domanda decisamente strana ma che, allo stesso tempo, porta alla luce la truffa. Il sospetto che gli avessero clonato la carta di credito, a questo punto, è piuttosto fondato.

Nessun rimborso

«Ho chiesto alla persona al telefono se potesse guardare i pagamenti effettuati nel pomeriggio». Poi l’amara sorpresa: oltre alla spesa e a quegli strani venti franchi c’erano «900 franchi di fattura per la prenotazione in un albergo in Indonesia». L’orario della transazione? All’incirca le 14.20, ovvero in concomitanza con l’acquisto della vignetta elettronica. La truffa, purtroppo, è andata buon fine. Senza poter recuperare il denaro. Questo perché, ci racconta, avendo approvato il pagamento con l’applicazione non c’è possibilità di ottenere un rimborso». Resta il rammarico e la consapevolezza che un sito molto simile a quello ufficiale ha permesso di mettere in atto il raggiro.