Vitta, tutta la gavetta da Sant'Antonino fino al Governo cantonale

Christian Vitta è in politica da trent’anni. Prima di arrivare in Governo, nel 2015, ha fatto la gavetta: consigliere comunale PLR di Sant’Antonino per quattro anni (1996-2000), sindaco per quindici (2000-2015), deputato al Gran Consiglio per quattordici (2001-2015), capogruppo per otto (2007-2015) e, infine, consigliere di Stato per tre legislature.
Nato a Locarno il 25 dicembre 1972, Vitta ha frequentato la Scuola cantonale di commercio di Bellinzona e si è laureato in economia all’Università di Friburgo conseguendo il dottorato nel 2001. È autore di numerose pubblicazioni, tra cui una tesi di laurea scritta nel 1996 sull’impatto della nuova trasversale ferroviaria alpina AlpTransit sul Ticino. A livello professionale ha collaborato quale assistente all’Università della Svizzera italiana (Facoltà di Scienze economiche) e quale ricercatore all’Istituto di ricerche economiche. È poi stato Direttore della BDO SA, una società di consulenza e revisione con sede a Lugano.
La sua carriera politica, come detto, è iniziata a livello comunale nel 1996 con l’elezione nel Legislativo di Sant’Antonino. Nel 2000 è stato eletto sindaco, carica che ha ricoperto fino ad aprile 2015. A livello cantonale, è stato membro del Gran Consiglio dal 2001 al 2015. Aveva preso parte per la prima volta alle elezioni cantonali nel 1999 e a metà legislatura era subentrato al dimissionario Giancarlo Rosselli. Ha rivestito il ruolo di capogruppo del PLR dal 2007 (ricevendo il testimone da Mauro Dell’Ambrogio) e di presidente della Commissione della gestione e delle finanze nel 2012.
Nel 2015 è poi stato eletto in Governo, dove è succeduto a Laura Sadis alla direzione del Dipartimento delle finanze e dell’economia. L’anno successivo è diventato presidente della Conferenza dei Governi dei Cantoni Alpini, è entrato a far parte del Consiglio di banca della BNS ed è stato eletto vicepresidente del suo partito, presieduto all’epoca dalla svittese Petra Gössi. Fra i suoi interventi più importanti fuori Cantone, nell’autunno del 2015 ha presentato a Berna un progetto di clausola di salvaguardia (commissionato dal Governo al prof. Michael Ambühl) per l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa. Vitta lo ha definito l’unico modello sufficientemente concreto per poter fungere da base per un accordo con l’UE.
Vitta è stato rieletto in Consiglio di Stato a due riprese, nel 2019 e nel 2023. In quest’ultima occasione è stato il candidato al Governo più votato in assoluto, con 68.288 preferenze. Alle sue spalle il leghista Norman Gobbi (64.027). Il «ministro» PLR ha migliorato di oltre 2 mila voti il suo risultato di quattro anni prima, grazie a un sostegno politico trasversale. Ha ricoperto la carica a rotazione di presidente del Consiglio di Stato in due occasioni, nel 2019 e nel 2024. La fase finale della sua prima presidenza era stata caratterizzata dallo scoppio della pandemia di Coronavirus e dalla conseguente emergenza sanitaria. Vitta si era distinto per non aver ceduto alle pressioni di Berna e aver decretato con i colleghi, nel mese di marzo del 2020, il primo lockdown del Ticino, invocando la situazione straordinaria. Il quotidiano Le Temps lo aveva definito «il ticinese che ha tenuto testa a Berna».
