Archeologia

«Vogliamo riportare alla luce il castello di San Pietro»

Nel luogo dove oggi sorge la chiesa rossa, nel periodo medievale esisteva un vero e proprio castello che riuniva, con ogni probabilità, il potere militare e quello ecclesiastico – Un articolato progetto archeologico mira ad avviare una storica campagna di scavo
©Chiara Zocchetti
Stefano Lippmann
06.05.2026 06:00

L’esatta data di costruzione non è conosciuta, ma si suppone che sia stato eretto fra il 1118 e il 1127. In sostanza, durante le guerre fra Como e Milano. Stiamo parlando del castello di Castel San Pietro che oggi – archeologicamente e, in futuro, didatticamente parlando – potrebbe tornare alla luce. Lì, nell’area che oggi comprendere la chiesa rossa, gli archeologi potrebbero infatti tornare a scavare e a documentare la storia del Mendrisiotto tra il 1000 e il 1500. L’Associazione Ricerche Archeologiche Mendrisiotto (ARAM) – la stessa che ha riportato alla luce il Castello di Tremona, oggi primo parco archeologico del Cantone – ha infatti allestito un progetto di scavo. Per i promotori dell’iniziativa si tratta di «un doveroso servizio a favore della comunità».

Le ricerche condotte nella seconda metà degli anni ottanta del secolo scorso avevano già lasciato intendere che l’area fosse di sicuro interesse. Furono trovate tre monete del 1395-1402 e altre di epoca romana. O ancora oggetti in bronzo molto ben conservati. Oggi, inoltre, vi sono ancora i segni di alcuni tratti delle antiche mura perimetrali (al centro di un altro progetto di recupero, già iniziato sotto la supervisione della Fondazione Parco delle Gole della Breggia). I risultati delle indagini, in aggiunta, «dimostrano chiaramente che l’occupazione è iniziata già in epoca preistorica».

Perché un progetto di scavo archeologico a Castel San Pietro? Secondo gli studiosi si è di fronte a un complesso medievale molto particolare. Il tutto porta a credere che siano riuniti i due poteri principali del medioevo: «il potere militare, testimoniato dalla fortezza, e il potere ecclesiastico, testimoniato dalla residenza vescovile». Di conseguenza, oltre a quanto rinvenuto durante le indagini esplorative, gli esperti si attendono il «ritrovamento di manufatti sia di tipo militare (come, appunto, già emerso nel 1986-1989, ndr.) sia della vita dei potenti, con affreschi ed effigi dalla ‘residenza vescovile’».

L’accostamento con Tremona

Il Mendrisiotto, alla fine delle operazioni archeologiche, potrebbe davvero offrire un ulteriore approfondimento scientifico e storico. «Grazie all’esempio del villaggio fortificato di Tremona, sarà anche possibile confrontare lo stile di vita degli abitanti di quel villaggio con quello dei ‘nobili’ e dei militari che risiedevano nel castello di San Pietro».

Coinvolgimento totale

Sia le fasi di scavo che la rivalorizzazione a lavori ultimati avranno quale scopo la restituzione di un patrimonio alla comunità. ARAM, durante il cantiere, intende coinvolgere le realtà locali. Stando alle intenzioni, infatti, saranno organizzate porte aperte del cantiere dedicate a curiosi, famiglie e soprattutto studenti e allievi dei vari istituti scolastici i quali potranno così osservare da vicino il lavoro dell’archeologo. Ipromotori del progetto inoltre, potranno avvalersi anche di squadre di apprendisti muratori (vedi sotto, ndr.) della scuola SSIC di Gordola, che potranno effettuare dei campus sul terreno, affrontando una materia complessa come la costruzione e il restauro di muri con malte antiche. Grazie a questa collaborazione sarà possibile restaurare i muri riportati alla luce durante gli scavi – si specifica – senza alcun costo per il Cantone. Scavi che, come detto, saranno affidati ad ARAM, la quale utilizzerà la forma del volontariato che «ha ottimamente funzionato» per le ricerche a Tremona. Non mancheranno anche i professionisti del settore, sempre grazie alla struttura dell’associazione. Finanziamenti privati, infine, si assumeranno i costi per la documentazione del sito, per le analisi, per il materiale necessario al restauro e per la conservazione dei reperti. Sulla carta, dunque, è tutto pronto per restituire un nuovo frammento di storia al Mendrisiotto.

Enti regionali e accademie sono pronti a collaborare

Il progetto di scavo archeologico di Castel San Pietro, stando a quanto abbiamo potuto appurare, è stato ufficialmente esposto all’Ufficio dei Beni Culturali. Il dossier è stato inoltrato dalla Fondazione Parco Gole della Breggia che è proprietaria del fondo interessato. Oltre alla Fondazione e ad ARAM vi sono però altri sostenitori provenienti anche dal mondo accademico. Il Comune di Castel San Pietro nel prendere posizione sulla ricerca archeologica, ha messo nero su bianco il proprio sostegno: «I nostri cittadini individuano nel luogo una valenza estremamente simbolica e identitaria, oltre al riconosciuto valore culturale». Comune che, qualora fosse necessario, sarebbe inoltre disponibile «a valutare una garanzia comunale per il finanziamento degli scavi». Della partita, se così vogliamo esprimerci, è anche l’Ente regionale per lo sviluppo del Mendrisiotto e Basso Ceresio: «Riteniamo che questa iniziativa possa rappresentare un ulteriore passo avanti nell’arricchire l’offerta turistica e scientifica della regione e apportare un valore aggiunto considerevole». Sostegno e manifestazione di interesse giungono anche da Mendrisiotto Turismo. Il Centro di formazione professionale di Gordola, inoltre, s’è detto disponibile a coinvolgere apprendisti muratori così come fatto, con successo, con la creazione del parco archeologico di Tremona. Abbiamo parlato anche del supporto accademico. Tre, in particolare, le università che si sono messe a disposizione. V’è innanzitutto la «piena e totale disponibilità» della cattedra di Archeologia Cristiana e Medievale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano a prestare consulenza scientifica alle attività di scavo. Pure il professore Marco Valenti, dell’Università di Siena, ha espresso la volontà di aderire al progetto come esperto scientifico esterno e di supporto. Sì anche da parte di Mark Pierce dell’Università di Nottingham, che potrà occuparsi degli aspetti pre-protostorici. Una squadra – se così possiamo definirla – pronta a supportare il progetto e l’Associazione Ricerche Archeologiche Mendrisiotto. 

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