Idroelettrico

WWF, Pro Natura, FTAP e Ficedula si oppongono allo spurgo del bacino di Val Malvaglia

Per gli oppositori, «i corsi d'acqua ticinesi si trovano già in condizioni di estrema vulnerabilità. Affetti da un innalzamento delle temperature, da precipitazioni ridotte e dalla proliferazione di specie invasive, i nostri fiumi non possono sopportare ulteriori shock. Il Brenno, in particolare, versa in una situazione di grave difficoltà ecologica»
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Red. Online
24.09.2026 16:32

La produzione idroelettrica rappresenta una risorsa fondamentale per il Ticino, offrendo energia pulita senza emissioni dirette di gas serra. «Tuttavia, la sostenibilità di questo settore non può prescindere dalla tutela degli ecosistemi fluviali». Le associazioni WWF Svizzera italiana, Pro Natura Ticino, la Federazione Ticinese per l’Acquicoltura e la Pesca (FTAP) e Ficedula con Birflife Svizzera hanno quindi presentato formale opposizione alla richiesta di autorizzazione per lo svaso del bacino di Val Malvaglia, presentata lo scorso 24 agosto dalle Officine Idroelettriche di Blenio (OFIBLE).

La proposta dell'operatore prevede l'utilizzo della tecnica tradizionale di spurgo, per il rilascio di 220.000-240.000 metri cubi di sedimenti fini su due stagioni (2029 e 2030), quindi nel rilascio di 110.000-120.000 a stagione sull’arco di due settimane. Il rilascio avverrebbe direttamente nel riale Orino, che poi confluisce nel Brenno che a sua volta sfocia nel Ticino. Le associazioni contestano fermamente questa modalità, definendola incompatibile con la salvaguardia della vita acquatica e con gli attuali vincoli normativi.

Un impatto critico su fiumi già fragili

Per gli oppositori, «i corsi d'acqua ticinesi si trovano già in condizioni di estrema vulnerabilità. Affetti da un innalzamento delle temperature, da precipitazioni ridotte e dalla proliferazione di specie invasive, i nostri fiumi non possono sopportare ulteriori shock. Il Brenno, in particolare, versa in una situazione di grave difficoltà ecologica».

Secondo loro, il rilascio di una massa così consistente di sedimenti «comporterebbe conseguenze letali per la fauna ittica e alterazioni irreversibili dell'habitat». Nel comunicato stampa viene anche sottolineato che il pericolo non si limita al tratto locale: «l'impennata di torbidità si propagherebbe a valle, interessando direttamente il fiume Ticino e minacciando la preziosa zona della Bolla di Loderio, area protetta di rilevanza federale».

Incompatibilità normativa e necessità di alternative

Le associazioni sottolineano infine che la modalità di spurgo proposta dalle OFIBLE «è in contrasto con i principi fondamentali della legislazione ambientale vigente, che impone la massima tutela delle acque e della biodiversità». A detta loro, non è quindi ammissibile che la gestione dei sedimenti avvenga a scapito dell'ecosistema fluviale. «È necessario adottare altre soluzioni tecnologiche che permettano la rimozione dei sedimenti senza devastare il corso d'acqua. Esistono oggi alternative valide che devono essere valorizzate e preferite al metodo tradizionale, ormai superato e pericoloso».

Le associazioni firmatarie «non resteranno a guardare» e invitano le autorità competenti a valutare «con la massima attenzione l'opposizione presentata e a promuovere una gestione dei bacini che concili la produzione energetica con la salvaguardia del nostro patrimonio naturale, oggi più che mai minacciato».