Yulia Navalnaya: «Sanzioni così sono inutili contro Vladimir Putin»

Tra il 18 e il 20 settembre la Russia voterà per rinnovare i 450 seggi della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento federale. Il voto si tiene in un sistema segnato dalla repressione del dissenso e dal potere di Vladimir Putin. Alla vigilia, Roberto Saviano ha intervistato per Endorfine Yulia Navalnaya, moglie di Aleksej Navalny (morto il 16 febbraio 2024) e figura dell’opposizione. L’incontro, frutto della nuova collaborazione tra il festival e Saviano, si è tenuto al Palazzo dei Congressi di Lugano, tutto esaurito.
Andate a votare
Quale voto dovrebbe esprimere, una persona russa, il prossimo fine settimana? «Mio marito aveva inventato lo smart voting, il voto intelligente: sostenere il candidato più competitivo per attaccare Vladimir Putin», spiega Navalnaya. Ma il partito Yabloko, che chiede cessate il fuoco, diplomazia e pace, è stato escluso dalla lista federale. Navalnaya consiglia ai cittadini di recarsi ugualmente alle urne e votare contro Russia Unita, il partito filogovernativo maggioritario alla Duma: annullare la scheda o restare a casa significa lasciare campo libero al Cremlino. «Sono elezioni false, come sempre in Russia», ammette. I numeri possono essere manipolati e il voto non è un referendum sulla guerra. «Ma partecipare mostra che l’opposizione esiste. Almeno complichiamogli il processo».
La stessa logica, spiega, vale per la campagna condotta nell’ultimo anno. Il partito di Putin è più debole, sostiene, anche se non perderà le elezioni. Molti giovani voteranno per la prima volta e il dato più importante non sarà quello ufficiale, manipolabile, ma ciò che il voto rivelerà della società russa e del sostegno al Cremlino. «Il cambiamento potrebbe arrivare domani o tra decenni, nessuno può prevederlo». Ma aspettare non è un’opzione: «Ciascuno deve fare quello che riesce».
Da qui lo slogan di Navalny, ricordato da Saviano: quindici minuti al giorno di lotta al regime. Un’idea di attivismo quotidiano: informarsi, prendere posizione, scegliere da che parte stare. Navalnaya insiste sulla continuità. In Russia, racconta, è già accaduto che dopo una manifestazione o una fase di mobilitazione si dicesse che tutto era finito e che si poteva smettere. «Invece no», spiega: occorre continuare a impegnarsi ogni volta che è necessario.
Le sanzioni europee
Il discorso si sposta quindi sulle responsabilità dell’Europa. Navalnaya parla delle sanzioni senza giri di parole. «Credo che siamo oltre il ventesimo pacchetto», osserva. Ma finora non hanno prodotto «nessun tipo di pressione su Putin». Sanzionare persone senza proprietà in Europa (come gli agenti di custodia nella colonia penale in cui era detenuto il marito) non ha un impatto sul presidente russo. «Le sanzioni funzionano se possono effettivamente mettere in difficoltà Putin. Altrimenti, sono inutili».
Per Navalnaya occorre seguire il denaro. «Putin è interessato al mantenimento del regime e ai soldi e molti custodi delle sue ricchezze hanno cittadinanza europea, anche svizzera». Due anni e mezzo dopo la denuncia al Parlamento europeo - «Non avete a che fare con un politico, ma con un boss mafioso» -, l’Europa ha fatto qualcosa?, le domanda Saviano. La risposta è «no». L’Europa, sostiene, comprende il problema ma ha paura di agire e si rifugia nei quadri normativi, sfruttati da Putin. «Dobbiamo essere più creativi quando lottiamo contro di lui», dice.
Saviano paragona Navalny a Socrate: fuggire da una legge ingiusta avrebbe significato riconoscerne la legittimità; restare significava denunciarla. Da qui il ritorno in Russia, pur sapendo di rischiare la vita. «Noi siamo parte della Russia», risponde Navalnaya quando le viene chiesto se il marito abbia scelto la battaglia politica al posto della famiglia. Non ama parlare di sacrificio: Navalny, spiega, agiva per i figli e per il futuro del Paese, non per la propria carriera. La repressione aveva coinvolto parenti, amici e collaboratori; la famiglia ha pagato un prezzo altissimo. «Sono certa che i miei figli capiscano molto bene perché il loro papà ha fatto quello che ha fatto».
Saviano ricorda il cuore disegnato con le dita da Navalny per la moglie in tribunale, nel 2021. Per Navalnaya quel gesto significava sostegno. «Essere a capo dell’opposizione russa significa perquisizioni, arresti e paura». Condividere gli stessi valori può rendere tutto «un pochino più facile». Oggi che è lei a farsi carico di quei valori, però, Aleksej non può aspettarla a casa. «Se fosse ancora con me, oggi come allora gli racconterei le piccole cose quotidiane: cosa ho mangiato, chi ho incontrato, cosa è successo fuori dalla prigione. Non gli direi nulla di straordinario», dice. Il pubblico si alza in piedi, applaude e le rivolge quel gesto del cuore con le dita a lei tanto caro. Navalnaya sorride: «Se fossi una cantante, potrei fare almeno un bis».
