Zali: «Rapporti con l’Italia ai minimi storici, discuteremo il blocco dei ristorni»

«I rapporti con l’Italia sono ai minimi storici, e quindi si discuterà del blocco dei ristorni in Consiglio di Stato prima di giugno». Parola del presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali che quest’oggi sul Mattino della domenica è tornato a sollevare il tema delle tensioni con la Penisola. Oltre alle dichiarazioni delle ultime settimane dell’ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado per l’invio della copia delle fatture ai feriti dell’incendio di Capodanno di Crans-Montana, per Zali il vero nodo della questione rimane la cosiddetta «tassa sulla salute», ossia il contributo che la Lombardia vorrebbe richiedere ai cosiddetti «vecchi frontalieri» per cercare di trattenere in Italia, attraverso un aumento degli stipendi, i lavoratori delle professioni sanitarie.
Dopo le parole del collega del DFE Christian Vitta, che per primo aveva sollevato la questione, e quelle del collega leghista Norman Gobbi, è quindi ora il presidente dell’Esecutivo a riproporre l’ipotesi di bloccare i ristorni quale misura di compensazione di fronte alle richieste italiane. «L’Italia intende sottrarsi agli accordi internazionali stipulati con la Svizzera applicando ai “vecchi” frontalieri un’imposta supplementare giustificata con il pretesto di una tassa sulla salute», spiega in effetti Zali. Dalle prime valutazioni, prosegue poi il direttore del DT, «sembrerebbe che la Confederazione intende prostrarsi in ginocchio davanti all’Italia, e quindi sarebbe pronta a convalidare questa ennesima forzatura giuridica. E come sempre sarà il Ticino a doverne pagare il prezzo». Il presidente del Governo è quindi del parere che «tutto quello che l’Italia preleverà in più sui “vecchi” frontalieri, deve essere compensato deducendolo dai ristorni». Di conseguenza, ha aggiunto, «ritengo necessario che il Consiglio di Stato torni in tempi rapidi a parlare di blocco dei ristorni».
I precedenti
Non è certo la prima volta che l’ipotesi di bloccare i ristorni viene evocata in Ticino. Tuttavia, solo in due occasioni (molto differenti tra loro) tale ipotesi si è concretizzata. Nel 2011, tra molte polemiche, venne congelata la metà dei ristorni, circa 28,4 milioni di franchi, per mettere pressione su Roma e Berna affinché aprissero trattative sull’accordo di doppia imposizione, sulle «blacklist» e sull’accordo fiscale sui frontalieri in vigore dal 1974. Nel 2019, invece, vennero bloccati circa 3,8 milioni affinché venisse sanata la situazione debitoria di Campione d’Italia nei confronti del Ticino.
