Insetti

Zanzare tigre, l’estate non basta più: in Ticino restano fino all’autunno

Il caldo estremo può rallentarle, ma non fermarle: tra temperature più miti, adattamento al freddo e spostamenti in auto, questi insetti allungano la loro stagione — E mentre la sorveglianza aiuta a contenerli, anche il capitolo zecche resta da approfondire
© Rete Svizzera Zanzare
Ginevra Benzi
13.10.2026 10:32

Da sempre protagoniste indesiderate delle nostre estati, le zanzare tigre sembrano ormai intenzionate a farci compagnia anche quando la bella stagione è finita. Il loro ronzio potrebbe infatti accompagnarci sempre più a lungo, fino all’autunno inoltrato e, in determinate condizioni, anche durante i mesi più freddi.

Originaria delle zone tropicali, la zanzara tigre trova condizioni favorevoli con temperature miti e umidità. Negli ultimi 30 anni, ci ha spiegato MeteoSvizzera, la temperatura minima è aumentata mediamente di 2 gradi a tutte le altitudini, creando quindi condizioni più favorevoli alla sua presenza anche in periodi dell’anno in cui un tempo era meno attiva.

Ma non è soltanto una questione di clima. Come spiega Eleonora Flacio, ricercatrice senior e responsabile del Settore Ecologia dei vettori della SUPSI, la zanzara tigre sa adattarsi anche alle condizioni più fredde. «Può superare senza problemi l’inverno all’interno delle nostre abitazioni oppure deporre uova diapausanti, il cui sviluppo embrionale viene temporaneamente bloccato come strategia di sopravvivenza in risposta a condizioni ambientali avverse. Queste possono resistere a temperature inferiori ai -14 °C».

In Ticino, dunque, le condizioni per la sua sopravvivenza non mancano. E nei mesi più freddi, anche i tombini, dove le temperature non scendono generalmente sotto i 7 °C, rappresentano un ambiente favorevole alla deposizione delle uova.

Estati troppo calde, autunno ideale

La stagione favorevole allo sviluppo della zanzara tigre si estende ormai da maggio a novembre. «Temperature attorno ai 26 °C rappresentano un vantaggio per questi insetti, così come l’umidità», spiega Flacio. Caldo e umidità, se accompagnati da condizioni favorevoli per un periodo sufficientemente lungo, ne facilitano la riproduzione e la crescita.

Gli estremi climatici, però, possono cambiare le carte in tavola. Il caldo eccessivo e le piogge persistenti possono ridurne l’attività, senza però necessariamente provocarne la morte.

È quanto si è osservato durante l’estate appena trascorsa, caratterizzata da temperature molto elevate e lunghi periodi di canicola. La presenza delle zanzare tigre è sembrata diminuire proprio nei mesi più caldi, tanto che la loro assenza non è passata inosservata.

«Sono insetti generalmente attivi durante il giorno, mentre la zanzara comune punge soprattutto di notte. La mancanza di umidità e i lunghi periodi canicolari le hanno però costrette a cercare acqua e condizioni più favorevoli durante le ore notturne, anche per contrastare la disidratazione provocata dal caldo», spiega la ricercatrice. A giugno e luglio, in concomitanza con le allerte canicola, è stato infatti osservato un calo delle punture.

Con la diminuzione delle temperature, a partire da metà agosto, le zanzare tigre sono infatti tornate più attive. La loro stagione si è così prolungata verso l’autunno, recuperando in parte il periodo di minore attività estiva.

In Ticino numeri stabili

Nonostante una stagione di attività potenzialmente più lunga, la situazione in Ticino presenta anche un elemento positivo. Secondo Flacio, il nostro Cantone è l’unica regione della Svizzera in cui la densità della zanzara tigre è rimasta stabile nel corso degli anni.

Un risultato legato anche al sistema di sorveglianza e contenimento. «Il sistema funziona e ci permette di limitarne la diffusione. Si potrebbe comunque migliorare, ma l’aspetto importante è che la popolazione di zanzara tigre rimanga stabile, con numeri in linea con quelli dello scorso anno».

La presenza dell’insetto anche ad altitudini più elevate, invece, non dipende soltanto dall’aumento delle temperature. A favorirne la diffusione contribuiscono anche gli spostamenti in automobile, che possono trasportare le zanzare verso nuove zone. Se in passato le temperature delle aree più elevate ne ostacolavano la presenza, oggi il clima sempre più mite può offrire condizioni più favorevoli anche in montagna.

Virus, rischio sotto controllo

L’allungamento della stagione e la capacità di adattamento della zanzara tigre non significano automaticamente un aumento del rischio sanitario. Flacio sottolinea che in Ticino la sorveglianza rimane attiva e che il rischio è attualmente contenuto.

La possibilità di trasmettere virus dipende infatti dalla quantità di zanzare e dal numero di persone infette che possono introdurre il virus sul territorio. E non si tratta più di un rischio legato esclusivamente ai Paesi tropicali: «Oggi la possibilità di contrarre virus non riguarda soltanto le zone tropicali, ma anche diversi Paesi europei».

In Ticino è inoltre attivo un sistema di allerta in caso di infezioni rilevanti, in collaborazione con l’Ufficio del medico cantonale. Secondo la ricercatrice, il sistema di sorveglianza e il contenimento della popolazione di zanzare contribuiscono a mantenere il rischio su livelli contenuti. Un elemento importante, considerando che la densità della zanzara tigre in Ticino rimane relativamente bassa rispetto ad altre zone del Paese.

Zecche, il clima cambia le abitudini

Le zanzare non sono gli unici insetti da tenere d’occhio quando le temperature cambiano. Anche le zecche risentono delle condizioni climatiche e della disponibilità di animali ospiti. «Sotto i 5-7 °C, la zecca dei boschi, Ixodes ricinus, riduce drasticamente la propria attività di ricerca degli ospiti», spiega Pietro Storelli, collaboratore scientifico del laboratorio ECOVET della SUPSI.

Anche gli animali coinvolti nel loro ciclo possono variare: se prima erano principalmente i cinghiali ora sono perlopiù i camosci, con possibili conseguenze sulla circolazione dei patogeni trasportati dalle zecche.

Il contributo di Storelli alle ricerche in corso in Ticino riguarda l’identificazione delle specie raccolte dai colleghi del laboratorio di biosicurezza della SUPSI nei centri cantonali di controllo della caccia. Il gruppo sta svolgendo analisi molecolari per individuare quali patogeni siano presenti negli esemplari raccolti sul territorio.

Pochi studi sulla situazione ticinese

Proprio sulle zecche, tuttavia, le conoscenze relative al Ticino restano limitate. La letteratura scientifica consultata da Storelli mostra che in altri Cantoni sono stati condotti studi sull’influenza dei cambiamenti climatici sulla distribuzione di Ixodes ricinus, mentre per il nostro territorio le ricerche sono poche.

Anche un progetto di sorveglianza nazionale basato sulla citizen science, che raccoglie segnalazioni per mappare le zone in cui le persone vengono morse dalle zecche, offre dati limitati per la regione.

Secondo Storelli, una possibile spiegazione è legata alla distribuzione della meningoencefalite da zecche (TBE), storicamente più presente nella Svizzera tedesca e in quella romanda. Oggi, però, la Confederazione raccomanda la vaccinazione contro la TBE anche in Ticino, diversamente da quanto avveniva negli anni scorsi. Un monitoraggio della distribuzione delle zecche è attualmente condotto dal WSL nei Grigioni. Per il Ticino, invece, mancano ancora dati sufficienti per delineare con precisione la situazione attuale. Un quadro che evidenzia quanto resti da capire sull’evoluzione di questi parassiti in un clima che cambia.