Edilizia

Zone edificabili, il PLRT: «Basta gogna per i Comuni e pressioni con Berna in copia»

Il partito critica l’attivismo delle associazioni ambientaliste: «Tutela del territorio sì, ma con proporzionalità, rispetto dell’autonomia comunale e attenzione ai costi dell’alloggio»
©Gabriele Putzu
Red. Online
05.02.2026 15:50

Il PLRT prende posizione contro quella che definisce una strategia di pressione «intimidatoria e autolesionista» messa in atto da alcune associazioni ambientaliste sul tema del dimensionamento delle zone edificabili. Nei giorni scorsi, diverse realtà comunali ticinesi hanno ricevuto lettere critiche sul loro operato, con l’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE) messo in copia. Un metodo che, secondo i liberali radicali, «delegittima i Municipi, riduce lo spazio di manovra del Cantone e alimenta una cultura della «ricorsite»».

Una messa alla gogna

Per il PLRT non si tratta di collaborazione, bensì di una messa alla «gogna» delle autorità locali, che non tiene conto delle diverse situazioni. «Molti Comuni hanno già avviato verifiche e misure, come hanno ricordato pubblicamente anche diversi esponenti comunali chiamati in causa, respingendo l'idea di non aver fatot il proprio lavoro dovere». Mettere tutti sullo stesso piano, secondo il PLR, mina la fiducia nelle istituzioni e non aiuta la qualità della pianificazione territoriale.

Critica la scelta di coinvolgere Berna

Particolarmente critica la scelta di coinvolgere fin da subito l’ARE. Coinvolgere Berna «come controllore in copia è un boomerang», afferma il PLRT, ricordando che l’Ufficio federale esercita anche una funzione di sorveglianza giuridica. Il risultato sarebbe una riduzione della flessibilità cantonale e un irrigidimento del federalismo proprio nei dossier che richiedono pragmatismo.

Regole si, sovraregolazione no

Il partito ribadisce di essere favorevole alle regole, ma non a una sovraregolazione. «La scheda R6 richiede verifiche e interventi quando le zone edificabili sono sovradimensionate rispetto al fabbisogno, nell'ottica di uno sviluppo insediativo centripeto di qualità», sottolinea il partito. «Ma chiedere blocchi generalizzati e irrigidimenti, senza distinguere tra situazioni diverse, significa anche comprimere l'offerta abitativa e rischiare un aumento degli affitti».

La logica della "ricorsite"

La vicenda si inserisce, secondo il PLRT, in una più ampia deriva verso la «ricorsite», ossia l'uso del ricorso come strumento ordinario. In questo contesto il partito ricorda che con esponenti di UDC, Centro e Lega ha depositato negli scorsi giorni un atto parlamentare, che chiede di rendere il ricorso associativo più proporzionato e mirato. Sempre in questa direzione, a Berna, il deputato PLR Simone Gianini ha promosso una mozione che chiede di introdurre l’obbligo di partecipare ad un tentativo di conciliazione proprio per evitare l’esplosione di contenziosi in ambito edilizio. La pianificazione territoriale, ribadisce infine il PLR, è una responsabilità condivisa e «richiede dialogo e soluzioni pragmatiche, non campagne di pressione irrigidimenti legali».