Industria

Ticinomoda: «Attenzione alle condizioni quadro»

All’assemblea dell’associazione si è parlato delle sfide che il settore deve affrontare, sottolineando anche la capacità di resilienza delle aziende – Preoccupa molto la grave situazione finanziaria del Cantone
© Pablo Gianinazzi
Roberto Giannetti
20.05.2026 06:00

Il settore della moda in Ticino è confrontato, come il resto dell’economia, ad una situazione di incertezza che rende difficile lavorare e investire per il futuro. Ma le aziende stanno comunque reagendo in modo attivo e mostrando una grande resilienza. Questo è il quadro del settore, tracciato dalla presidente di Ticinomoda, Marina Masoni, nel corso dell’assemblea annuale tenutasi ieri a Lugano.

«Il settore - ha spiegato - riesce ad adattarsi dal profilo tecnologico e dei prodotti. Ma dobbiamo sottolineare l’importanza delle condizioni quadro, che attualmente sono ancora positive, grazie alla stabilità, alla certezza del diritto e alla qualità delle istituzioni. Ma ricordiamo che inerzia vuol dire arretramento, e che siamo confrontati a una situazione fiscale complicata».

Dopo i consueti lavori assembleari, sono stati presentati tre progetti importanti che Ticinomoda ha portato avanti nello scorso anno. Innanzitutto il Premio Ticinomoda, che premia i giovani talenti del settore che mostrano la capacità di creare nuove idee innovative. «Quest’anno abbiamo avuto 12 partecipanti, che hanno adempiuto ai severi requisiti del concorso», ha precisato Marina Masoni.

Tre giovani premiati

Ieri sono stati premiati tre giovani per i loro lavori di ricerca nell’ambito del settore della moda: Lorenzo Destefani, Ivana Simic e Giorgia Insabato. Nel corso della cerimonia di premiazione, è stato ricordato che le decisioni di acquisto nel settore della moda non sono solo di consumo, ma culturali e sociali, e permettono alle persone di esprimere una propria individualità.

La seconda iniziativa è lo studio condotto dalla SUPSI sulla tracciabilità nel comparto moda, che è stato presentato da Emanuele Carpanzano, direttore ricerca, sviluppo e trasferimento della conoscenza in Supsi e Professore ordinario in ingegneria della produzione industriale.

Un Fashion Competence Center

Infine, la terza iniziativa si basa sulla Collaborazione fra Ticinomoda e SIP Ticino (Switzerland Innovation Park Ticino). Quest’ultimo ha creato un «Fashion Competence Center», che cerca di sviluppare l’innovazione nel campo della moda, ed è un unicum in Svizzera. Gianmaria Frapolli, direttore di Switzerland Innovation Park Ticino SA, ha affermato: «La nostra speranza che è presto il centro diventi indipendente finanziariamente».

In seguito, si è tenuto un dialogo a tre, che ha visto partecipare Marina Masoni, Giancarlo Dillena, giornalista e già direttore del Corriere del Ticino e Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati e presidente dell’Unione Svizzera delle Arti e dei Mestieri USAM.

«Mi sembra - ha sottolineato Marina Masoni, rispondendo alle domande di Giancarlo Dillena - che in Ticino, malgrado la capacità delle imprese di restare molto competitive, esista una certa "stanchezza", ossia che sia diminuita la voglia di crescere. Dobbiamo lavorare assieme ai nostri partner sociali per ritrovare la capacità di costruire il nostro futuro».

Anche Fabio Regazzi ha detto di notare che esiste una certa tendenza negativa. «La Svizzera - ha spiegato - ha costruito il proprio benessere sulle condizioni quadro. Ma ora sembra che non ci dobbiamo più impegnare per crescere. Percepisco questa tendenza anche in Parlamento. Avremmo bisogno di più imprenditori in politica».

Ma in generale, quello che preoccupa maggiormente Marina Masoni e Fabio Regazzi è la situazione finanziaria del Cantone. «La tempesta sta arrivando sul Ticino - ha affermato Marina Masoni - ma non abbiamo ancora la consapevolezza che dobbiamo lavorare assieme per trovare delle soluzioni. In prospettiva dovremmo risparmiare in Ticino circa 700 milioni l’anno, mentre ora è stato raggiunto l’accordo solo per un pacchetto di risparmi di 25 milioni».

Inazione della politica

Dal canto suo Fabio Regazzi ha affermato di essere «allibito di fronte all’inazione totale della politica, e non vedo un minimo di atteggiamento di reazione di fronte a questa situazione. Si continua solo a bisticciare. Sono preoccupato».

Regazzi ha anche sottolineato come in Ticino l’amministrazione pubblica si sta gonfiando a dismisura. In pochi anni il numero di dipendenti del Cantone è aumentato di 700 unità. Questo significa che i costi sono aumentati di circa 70 milioni all’anno».