Ticino

Tra amarcord e nuove sensibilità, ecco come nasce l'Agenda cantonale

Questi piccoli quaderni sono più di un semplice scadenziario: accompagnano da oltre 30 anni allieve e allievi nel loro percorso scolastico e personale, affrontando anche temi delicati – Ma quali sono idee e lavoro dietro alla loro creazione? Ne abbiamo parlato con il DECS – Tutte le immagini dal 1993 al 2026 e il tema dell'Agenda di quest'anno
©Gabriele Putzu
Irene Solari
25.08.2026 14:30

C’è quella che sembra un pacco postale spedito in giro per il mondo con tanto di timbri ed etichette, quella con una balena sorridente, quella con i popcorn o anche quella con un cannocchiale per esplorare il cielo scuro e stellato. Sono le Agende cantonali della Svizzera italiana, piccoli quaderni di carta con la copertina lucida, che hanno accompagnato per più di trent’anni a scuola generazioni di studenti e che, con lo scorrere delle loro pagine, scandivano il passare delle settimane. Copertine che sono rimaste impresse nella memoria un po' di tutti e che racchiudono qualcosa in più di un semplice «calendario degli appuntamenti». Tra importanti temi sociali e lavoro artistico, abbiamo ripercorso con il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport (DECS) la genesi e l'evoluzione di questo piccolo, ma indispensabile strumento scolastico.

L'agenda dell'anno scolastico 2026-2027, dedicata allo sviluppo delle competenze di vita. © DECS
L'agenda dell'anno scolastico 2026-2027, dedicata allo sviluppo delle competenze di vita. © DECS

Un dialogo con i più giovani

Partiamo proprio dall'inizio, ovvero dall'introduzione dell’Agenda scolastica per le scuole. Un'idea - racconta il DECS - che è nata all’inizio degli anni Novanta, «in un periodo in cui nella scuola ticinese cresceva l’attenzione verso i temi della prevenzione, della salute e del benessere». A partire dall’anno scolastico 1992-1993, tutte le allieve e tutti gli allievi delle scuole medie del Cantone hanno iniziato a ricevere gratuitamente un’agenda realizzata grazie alla collaborazione tra il DECS, il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) e Radix Svizzera Italiana. Un’iniziativa che va letta anche nel contesto dell’epoca: «I principali canali di informazione e sensibilizzazione erano quelli tradizionali - la radio, la televisione e i quotidiani - e la scuola rappresentava a sua volta, e continua a rappresentare, un luogo privilegiato per promuovere messaggi educativi e di prevenzione».

L’idea è di mettere a disposizione uno strumento semplice e al tempo stesso accessibile a giovani con età, esigenze e caratteristiche diverse

Sostenere in un momento delicato

Chiunque abbia sfogliato almeno una volta l'Agenda lo avrà di certo notato: oltre allo scadenziario settimanale sono inserite anche delle pagine «extra» che trattano temi di attualità e di sensibilizzazione, rivolti in modo specifico ai più giovani. Una scelta che è stata ben ragionata, come spiega il DECS. L’idea era quella di affiancare alla funzione pratica dell’agenda la trasmissione di messaggi di sensibilizzazione su temi importanti per la crescita dei giovani. «In un’epoca in cui alcune problematiche sociali e sanitarie, come la diffusione dell’HIV/AIDS o il fenomeno delle dipendenze, stavano assumendo particolare rilevanza, fu deciso di utilizzare anche questo spazio quotidiano per promuovere comportamenti responsabili, benessere e competenze sociali e culturali, che oggi definiamo life skills, ovvero le competenze di vita». E da allora l’Agenda scolastica ha saputo mantenere questo speciale doppio ruolo: essere uno strumento di lavoro pratico per gestire la vita scolastica e, allo stesso tempo, un mezzo per accompagnare allieve e allievi nella loro evoluzione personale.

Il filo che lega le pagine

L'Agenda, come detto, non viene creata per caso. Dietro a ogni versione ci sono pensieri ben calibrati e l'impegno di numerose persone, come ci conferma il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport. «Ogni edizione dell’Agenda scolastica nasce da un lavoro di progettazione che coinvolge un comitato editoriale composto da sette persone in rappresentanza dei diversi settori coinvolti, in modo da garantire uno sguardo interdisciplinare con competenze educative, scolastiche, sanitarie e sociali. Vi lavorano professioniste e professionisti che conoscono da vicino la realtà della scuola e il vissuto quotidiano di allieve e allievi, come i docenti di sostegno pedagogico. La collaborazione con Radix Svizzera italiana permette inoltre di avere un’esperienza consolidata nella definizione di messaggi efficaci di prevenzione e di sensibilizzazione». Questo gruppo si ritrova regolarmente durante l’anno scolastico per elaborare le idee. A loro si affiancano una grafica o un grafico, oppure una o un illustratore, «per trasformare i contenuti in un prodotto capace di parlare direttamente ai giovani». E anche qui, come punto di partenza, troviamo la doppia funzione del diario, tra accompagnamento quotidiano della vita scolastica e vettore per messaggi di prevenzione. «Ogni anno viene individuato un tema centrale, un’idea o un filo conduttore grafico che possa rispondere a esigenze e interessi di allieve e allievi in quel momento. A partire da questa scelta vengono elaborati i contenuti, le immagini e l’impostazione generale dell’Agenda, attraverso un confronto tra il comitato editoriale e chi cura la parte creativa». E il lavoro non è di certo breve, anzi, dura diversi mesi: «Dalla definizione dell’idea iniziale alla realizzazione grafica, fino alla revisione finale, all’approvazione e alla stampa. Durante l’estate le agende vengono poi distribuite nelle scuole del Cantone, pronte per essere utilizzate dal nuovo anno scolastico».

Cogliere i cambiamenti

Proprio riguardo a questi temi viene da domandarsi se ci sia stata un'evoluzione o un cambiamento nella scelta di cosa affrontare, considerato il passare di oltre 30 anni. E, infatti, ci spiegano dal DECS, l’Agenda scolastica «si è evoluta insieme alla scuola e alla società, adattando linguaggi, forme grafiche e temi affrontati, ma mantenendo sempre la sua missione originaria». Alcuni elementi, però, sono rimasti costanti, come il formato cartaceo «e l’idea di metter a disposizione uno strumento semplice che sia al tempo stesso accessibile a ragazze e ragazzi con età, esigenze e caratteristiche diverse. Per questo, nel tempo sono state introdotte attenzioni specifiche per favorirne la leggibilità e l’utilizzo». Ma non solo. Con il passare degli anni anche i contenuti di sensibilizzazione proposti dall’Agenda si sono progressivamente evoluti e ampliati, «in risposta ai cambiamenti della società». Se in una prima fase, precisa il DECS, l’attenzione era rivolta principalmente alla prevenzione delle dipendenze e dei comportamenti a rischio, «oggi l’Agenda continua a valorizzare questi aspetti, inserendoli però in una prospettiva più ampia». In quest’ottica, accanto alla prevenzione, «vengono affrontate in modo integrato e olistico anche tematiche come il benessere personale, le relazioni, la cittadinanza, l’uso consapevole delle tecnologie e lo sviluppo delle competenze sociali». È cambiato anche il modo di proporre questo tipo di contenuti, «con una rinnovata attenzione alla semplicità e alla chiarezza dei messaggi e alla loro integrazione nella quotidianità scolastica, con l'obiettivo di rispettare la pluralità di sensibilità presenti nella scuola e nella società».

L'Agenda ha un doppio ruolo: è uno strumento di lavoro pratico per gestire la vita scolastica e, allo stesso tempo, un mezzo per accompagnare i ragazzi nella loro evoluzione personale

Frasi dirette e lettura ampia

Quanto ai temi delicati e legati alla prevenzione, «questi vengono affrontati con particolare attenzione», sottolinea il DECS, «nella consapevolezza che si tratta di argomenti importanti ma che richiedono equilibrio, sensibilità e attenzione all’età di allieve e allievi». Negli ultimi anni l’Agenda scolastica ha deciso di orientare ulteriormente il proprio approccio verso messaggi più essenziali, puntuali e facilmente fruibili, «privilegiando spunti di riflessione che possano inserirsi in modo naturale nella quotidianità delle allieve e degli allievi in una lettura più ampia di promozione della salute e del benessere». E questo non passando attraverso trattazioni estese di singoli fenomeni, «ma offrendo spunti e occasioni di sensibilizzazione su comportamenti, relazioni e capacità di scelta consapevole». In tal senso entrano in gioco le competenze dei professionisti che fanno parte del gruppo redazionale. All’occorrenza è pure possibile fare ricorso ad altri rappresentanti dei due Dipartimenti coinvolti, che hanno esperienze specifiche nell’ambito della prevenzione, della promozione della salute e del lavoro con i giovani.

Un passo alla volta, attraverso la vita

A proposito di temi, quale è quello scelto per l'Agenda di quest'anno? Per il ciclo scolastico 2026-27 il DECS ha pensato allo sviluppo delle competenze di vita. Un argomento «molto importante dal punto di vista pedagogico, sociale e della salute. Si tratta infatti di strumenti emotivi, relazionali e cognitivi necessari per affrontare con successo le sfide quotidiane e promuovere il proprio benessere». Il punto di riferimento diretto scelto è il documento dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) Life Skills Education For Children And Adolescents In Schools «con la volontà di ancorarsi a un quadro teorico solido e riconosciuto a livello internazionale». Lungo le pagine dell'Agenda, il tema viene affrontato con piccole scene e rappresentazioni visive «che traducono le dieci competenze chiave, dall’empatia al pensiero critico, dalla consapevolezza di sé alla gestione dello stress, dalla risoluzione dei problemi alla gestione delle emozioni, riprodotte in situazioni di vita quotidiana immediatamente accessibili». Anche la comunicazione è curata. Negli spunti di riflessione il DECS ha scelto di non ricorrere a indicazioni prescrittive o normative, ma di lasciare spazio all’elaborazione personale: «Immagini e micro-contenuti suggeriscono piste di pensiero che giovani e docenti possono approfondire secondo tempi, modalità e bisogni differenti, valorizzando così l’autonomia interpretativa e il dialogo educativo».