Tra guerra, polemiche e dazi, Trump si svaga al Gran premio di Indycar

Una bella giornata di sole, pubblico festante e il Gran premio di Indycar. Il presidente americano Donald Trump ha deciso di accantonare per un attimo i numerosi e gravosi dossier aperti sul suo tavolo e di godersi qualche ora di svago a Washington, lontano da pensieri ben più cupi. Tensioni della guerra in Iran, con l'annunciato D-Day economico, scontri infuocati sui dazi con il Canada, l’ombra delle midterm che incombe, per non parlare delle voci di legami troppo stretti con la devotissima assistente Natalie Harp. Forse anche per mettere a tacere queste ultime voci, il Tycoon ha deciso di presentarsi accompagnato dalla First Lady Melania (che non si faceva vedere pubblicamente da un mese ) per la NTT Indycar Series: il più grande campionato automobilistico statunitense per vetture a ruote scoperte. Un evento che – come riporta l'agenzia di stampa ANSA – è stato «fortemente» voluto dal presidente americano nel contesto delle celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza americana.
Spettacolo in pista e in cielo
E la presenza del Tycoon all’Indycar non è passata di certo inosservata. Trump ha fatto la sua comparizione alla partenza del Gran premio con accanto Melania. Insieme a lei ha fatto il giro d'onore a bordo della limousine presidenziale - chiamata «The Beast» - il tutto mentre in cielo sfrecciavano B2, F-35 e anche il nuovo Air Force One che è stato regalato al presidente dal Qatar. Non sono mancati all'evento nemmeno numerosi ministri del Governo e i figli del presidente, Donald Jr. ed Eric, accompagnati dalle loro rispettive famiglie. E non è mancata nemmeno la già menzionata Natalie Harp. La donna, lo ricordiamo, è finita negli scorsi giorni al centro della bufera per via dei chiacchierati rapporti con il presidente. Troppo intimi, secondo alcuni. Sabato Harp è stata immortalata in auto con il presidente mentre andava e tornava dalla sua partita a golf. Un ennesimo tassello che ha alimentato il gossip.
«È un evento patriottico»
Ma, al netto di voci e speculazioni, Trump è rimasto molto soddisfatto dall'evento. Dopo aver salutato piloti e organizzatori, la coppia presidenziale ha preso posto, dietro le dovute protezioni, e si è goduta lo spettacolo in pista. «Il circuito è meraviglioso, il meteo è fantastico e c'è molta gente, probabilmente 300-350 mila persone», ha commentato con entusiasmo il Tycoon ai microfoni di Fox Sport. «Roger Penske (il titolare di Indycar) ha provato 211 volte negli ultimi 20 anni a organizzare l'evento. Quando mi ha incontrato, ci siamo accordati in 15 minuti. Voglio che qui tutti si divertano», ha chiosato augurandosi il successo della corsa. Una manifestazione che, secondo una buona fetta di pubblico, «dimostra patriottismo». Per altri, invece si tratta solo «un fastidio» che «rovina la domenica» bloccando la viabilità e i trasporti.
Grattacapi internazionali
Altri grattacapi, di ben maggiore entità, sono però quelli che il presidente americano si trova a dover affrontare negli ambiti di geopolitica. La pila dei dossier aperti, infatti, continua a crescere: in primis il pensiero va alla guerra in Iran e alle conseguenze dirette sull'economia a stelle e strisce; le tensioni attorno allo Stretto di Hormuz non si allentano e per la giornata di oggi, 24 agosto, sono previste le nuove misure dell'amministrazione per il cosiddetto D-Day economico nei confronti dell'Iran. Una situazione che pesa sui Repubblicani, soprattutto in vista delle incertezze e delle difficoltà delle elezioni di midterm, previste a inizio novembre. «Sarebbe utile se la guerra finisse prima delle elezioni», ha ammesso a tal proposito lo speaker della Camera Mike Johnson. In vista del voto e della possibile sconfitta per il Grand Old Party, l'amministrazione Trump ha organizzato l'incontro fra Jared Kushner, genero di Trump, e il leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries. Quest'ultimo è infatti destinato a diventare il nuovo speaker della Camera se i Dem dovessero vincere nella tornata di novembre. Uno dei temi caldi al centro dell'incontro è stato il costo della vita, un nodo che si sta rivelando «più difficile da risolvere di quanto il presidente pensasse inizialmente».
Intese commerciali difficili
Non mancano nemmeno i forti attriti con il Canada, esacerbati dal botta e risposta negli sui dazi annunciati da Trump negli scorsi giorni, e definiti ormai come una vera e propria «guerra commerciale». Un altro fronte che può avere ripercussioni non da poco per l'economia americana, andando a discapito del fronte repubblicano. Il Canada, ha tuonato Trump, «per molti anni ha imposto dazi enormi ai nostri grandi agricoltori. Basta!». Ma il premier canadese Mark Carney ha ribattuto a tono, assicurando di rispondere alle tariffe americane «dollaro per dollaro». Oltre al fallimento delle trattative sotto la lente degli annalisti è finita anche l'evidente «spaccatura all'interno del team negoziale americano», con il rappresentante al commercio Jamieson Greer e il segretario al commercio Howard Lutnick che sono finiti ai ferri corti. Una frattura che preannuncia trattative altrettanto difficili per gli altri Paesi che desiderano raggiungere intese commerciali con gli Stati Uniti.
