Tragedia alle Maldive, recuperati i corpi di due sub italiani

(Aggiornato) Sono iniziate questa mattina alle 11 (ora locale) le operazioni di recupero dei corpi dei sub italiani intrappolati, da giorni, in una grotta di Alimatha alle Maldive. Ieri, dopo giorni di tensione e di difficoltà – complici le condizioni meteo pessime –, i quattro corpi che ancora non erano stati recuperati sono stati individuati in un segmento molto profondo della grotta di Thinwana Kandu, conosciuta anche come «grotta degli squali». Nelle scorse ore, dunque, sono iniziate ufficialmente le operazioni per riportarli a riva. Verso le 11 (ora Svizzera), i primi due corpi sono stati recuperati. La missione per il recupero degli ultimi due sub è prevista per domani. Fino ad ora, era stato riportato in superficie solo il corpo di uno dei cinque sub coinvolti nell'incidente.
Come scrive il Corriere della Sera, per recuperare i corpi si è reso necessario organizzare una sorta di «staffetta», per evitare problemi di decompressione, di energia e tempo. In una prima fase, tre sommozzatori finlandesi di Dan Europe, inviati dal governo italiano, sono stati incaricati di riportare due dei quattro corpi fino a 30 metri di profondità. A seguire, sono intervenuti i sommozzatori della Guardia Costiera delle Forze di Difesa Nazionali delle Maldive, per trasportarli da 30 metri a 7 metri. A completare il recupero, riportando i corpi in superficie, è stata invece la polizia maldiviana. Una vera e propria missione, per la quale è stato impiegato un veicolo subacqueo a controllo remoto (ROV).
Nel frattempo, si continua a indagare sulle cause di questo terribile incidente. Le autorità delle Maldive, in particolare, si stanno concentrando sulla validità dei permessi dei cinque sub italiani per l'immersione in cui hanno perso la vita. Una notizia, questa, anticipata dal portavoce del governo maldiviano, Mohammed Hussain Sharif, interpellato dai RaiNews 24. «La professoressa ha fatto diverse ricerche e molteplici progetti, è molto conosciuta e il governo era a conoscenza di quello che è il suo operato», ha dichiarato parlando di Monica Montefalcone, docente dell'Università di Genova morta durante l'immersione. «Ha fatto queste ricerche ogni anno negli ultimi 4 anni e questa ricerca, in particolare, è stata eseguita dopo una proposta che è stata approvata. Ma nella proposta di ricerca veniva specificato che c'erano dei sub che si sarebbero immersi nell'Atollo Vaavu: in questa lista, però, non ci sono i nomi di tutti i sub, in particolare dell'istruttore e della figlia della professoressa».
Secondo quanto affermato da Sharif, dunque, potrebbero essere state date informazioni imprecise sull'immersione. «Le altre persone erano inserite nella lista. Se noi avessimo saputo che si trattava di un'immersione nelle grotte avremmo sicuramente dato degli avvertimenti diversi. Noi sapevamo che sarebbe stata portata avanti questa ricerca sui coralli, e c'era anche un limite di tempo, ma non sapevamo che sarebbe stata un'immersione nelle grotte».
Al momento, dunque, tutte le ipotesi restano aperte. Negli scorsi giorni, dopo l'incidente, l'attenzione si è concentrata anche su possibili malfunzionamenti delle bombole d'ossigeno. In particolare, si è parlato molto di «tossicità dell'ossigeno» o «iperossia», vale a dire l'eccessiva presenza di ossigeno nel sangue e nei tessuti. Un effetto nocivo – e potenzialmente letale – che l'ossigeno stesso esercita sul corpo umano quando viene respirato a pressioni troppo elevate.
