Grigioni

Tragico incidente in Bassa Engadina, ecco come l'ospedale di Scuol non ha raggiunto il limite

Giovedì scorso un pullman olandese è uscito di strada tra Zernez e Susch - Cinque persone sono morte, tre sono rimaste gravemente ferite, sette hanno riportato lesioni di media entità e 30 lievi
©JON DUSCHLETTA
Ats
16.09.2026 09:29

Un incidente di grandi dimensioni come quello avvenuto la settimana scorsa a Susch, con 40 feriti e cinque vittime, mette a dura prova gli ospedali regionali. Secondo il direttore del Center da sandà Engiadina Bassa diversi fattori hanno fatto sì che l'ospedale di Scuol non raggiungesse il limite.

L'incidente

Giovedì scorso, alle 16.45, si è verificato un tragico incidente sulla strada tra Zernez e Susch in Bassa Engadina. In un tratto di cantiere, un pullman olandese è uscito di strada. Cinque persone sono morte, tre sono rimaste gravemente ferite, sette hanno riportato lesioni di media entità e 30 lievi. I feriti sono stati trasportati in diversi ospedali. In totale sono intervenuti sette elicotteri: della Rega, di Alpine Air Ambulance e di Heli Austria. Anche 13 ambulanze sono giunte in loco.

Dieci dei feriti, da lievi a moderati, sono stati portati al Center da sandà Engiadina Bassa a Scuol. Per l'ospedale regionale si è trattato di un evento tutt'altro che quotidiano, come ha sottolineato anche il direttore dell'ospedale Joachim Koppenberg, che è contemporaneamente primario del reparto di anestesiologia, terapia del dolore e medicina d'urgenza.

Le condizioni per gestire l'emergenza

Nonostante ciò, l'ospedale non ha raggiunto i limiti della propria capacità, ha spiegato Koppenberg a Keystone-ATS. Diversi fattori hanno contribuito a ridurre la fase di caos che spesso segue un evento di questo tipo. «Da un lato, le condizioni meteorologiche hanno permesso agli elicotteri di soccorso di volare, consentendo una migliore distribuzione sovraregionale dei feriti nei diversi ospedali», ha spiegato.

Sei dei pazienti feriti in modo lieve o moderato sono stati ad esempio trasportati direttamente a San Gallo, come ha confermato l'Ospedale cantonale sangallese. Anche i feriti gravi hanno potuto essere trasferiti in centri attrezzati.

D'altra parte, secondo Koppenberg, anche il triage effettuato sul posto - che determina in quale ospedale debba essere trasportato ciascun paziente - ha funzionato molto bene. «Lo dimostra anche il fatto che nessuno dei dieci feriti portati a Scuol abbia dovuto essere trasferito altrove», ha affermato. In questo modo è stato possibile evitare che il caos arrivasse nei nosocomi.

Attivata l'unità di crisi

L'ospedale di Scuol era presente sul posto con tre ambulanze e due medici d'urgenza. A favorire il rapido trattamento dei pazienti ha contribuito anche il fatto che, visto l'orario, fosse già presente un numero maggiore di personale. «Dopo aver appreso dell'incidente, la nostra unità di crisi si è riunita e ha provveduto ad aumentare le risorse, vale a dire a mobilitare ulteriori effettivi».

Tra le 17.30 e le 18.40 sono arrivati tutti i feriti - tra cui persone con fratture alle costole o al bacino - che necessitavano un ricovero. Fino a ieri pomeriggio erano ancora ospitati due dei pazienti.

Grazie ai fattori sopra citati, il normale funzionamento dell'ospedale è stato ripristinato nel giro di tre ore. È stato inoltre possibile assistere anche altre due normali casi d'emergenza. «In caso di condizioni meteorologiche avverse per i voli o di una catastrofe avvenuta in orari marginali, l'accoglienza e l'assistenza dei pazienti probabilmente si sarebbero protratte fino a venerdì».

L'ospedale di Scuol dispone di un piano per le catastrofi e si esercita regolarmente nella gestione di eventi di questo tipo, circostanza che ha contribuito anch'essa alla buona gestione dell'emergenza.

Dieci pazienti curati a Samedan

Anche Sacha Geier, CEO dell'Ospedale dell'Alta Engadina, descrive in modo simile la gestione dell'emergenza. Anche in questa struttura sono state ricoverate complessivamente dieci persone ferite. La maggior parte di loro ha potuto lasciare il nosocomio. «I pazienti hanno potuto essere assistiti nell'ambito delle capacità disponibili e di quelle mobilitate rapidamente. Non si sono verificati problemi in questo senso», ha dichiarato la direttrice.