Trasporti 45: «Per la ferrovia solo briciole»

«Un passo nella giusta direzione, ma tuttavia insufficiente». Il Consiglio di Stato ha preso posizione sul progetto «Trasporti 45», lo strumento con cui la Confederazione pianifica e finanzia lo sviluppo dell’infrastruttura del trasporto nazionale per i prossimi decenni. «Trasporti 45 permette di ragionare in una prospettiva coordinata e globale sulle grandi reti infrastrutturali di trasporto in Svizzera: ferrovia, autostrade e programmi d’agglomerato», commenta al CdT Raffaele De Rosa, direttore supplente del Dipartimento del territorio. «Tuttavia, notiamo diversi limiti e lacune nel documento posto in consultazione. In questi anni abbiamo osservato quanto le infrastrutture, in Ticino, siano sottoposte a forti pressioni, non più unicamente nelle ore di punta: sia in ambito ferroviario sia in quello autostradale sono prossime al collasso. Senza investimenti adeguati nel medio termine, l’offerta non riuscirà a coprire la domanda».
«Due piccoli interventi»
Partendo da questa premessa, il Consiglio di Stato ha sollevato una serie di critiche riguardo a Trasporti 45, in particolare sul fronte ferroviario, i cui investimenti sono ritenuti insufficienti. Qualcuno, a suo tempo, parlò di «briciole» per il Ticino.
«È proprio così, è un dato di fatto. Nel pacchetto sono previsti due piccoli interventi, entrambi necessari ma esigui: un marciapiede supplementare a Locarno, del costo di 15 milioni di franchi, e l’allungamento di un marciapiede a Lugano, per 4 milioni di franchi. Parliamo quindi complessivamente di 19 milioni di franchi, che, nel contesto dei crediti prospettati a livello nazionale – circa 24 miliardi – sono effettivamente briciole».
Ma non è solo questo ad aver indotto il Governo a esprimere riserve. Sulla base delle perizie e delle valutazioni effettuate dal Cantone e trasmesse alla Confederazione nelle scorse settimane, la crescita della domanda ferroviaria è infatti tale da rendere necessari nuovi interventi. «Se vogliamo garantire l’offerta all’orizzonte 2035, è fondamentale potenziare l’infrastruttura», aggiunge De Rosa.
Di qui le richieste avanzate dal Consiglio di Stato nell’ambito della consultazione, che prevedono opere aggiuntive per un investimento complessivo di 500 milioni di franchi entro il 2035.Il Governo cita il raddoppio dei binari tra Cadenazzo e Locarno e il potenziamento dei nodi di Bellinzona, Lugano e Mendrisio.
«Riteniamo che siano necessarie per garantire l’offerta, considerata la forte crescita della domanda. È l’utenza a chiederci questi interventi; altrimenti, all’orizzonte 2035, rischieremmo di non poter garantire l’offerta». D’altra parte, prosegue De Rosa, questi 500 milioni, se inquadrati nel budget complessivo previsto di circa 24 miliardi, ammontano a circa il 2%. «Riteniamo quindi che sia una cifra sostenibile, che possa essere ricavata all’interno dei 24 miliardi».
Eppure, queste opere non erano inserite nel rapporto Weidmann, che ha definito le priorità a livello nazionale. Come mai? «Il Cantone ha segnalato la necessità di queste opere già nel 2024, con largo anticipo rispetto al progetto Trasporti 45 posto in consultazione. Sia l’Ufficio federale dei trasporti sia le FFS non hanno preso in considerazione le nostre esigenze e non le hanno quindi sottoposte al professor Weidmann per la sua valutazione».
Pressing del Governo
Che cosa può fare, oggi, il Consiglio di Stato affinché il Governo federale tenga conto di queste richieste già nel messaggio previsto per il 2027? De Rosa spiega che, nelle scorse settimane, ha incontrato per due volte il consigliere federale responsabile del Dipartimento, mentre già nella primavera del 2026 il Cantone aveva inviato una lettera per segnalare formalmente la questione. Ora, l’obiettivo è fare in modo che queste esigenze vengano finalmente recepite a livello federale. «Per noi è importante che nel messaggio 2027 siano previsti i crediti necessari per le opere per il 2035 e la pianificazione di quelle per il 2050», sottolinea De Rosa.
È chiaro che anche le altre regioni svizzere hanno esigenze. In ambito ferroviario, le richieste a livello nazionale erano infatti pari a due volte e mezzo gli importi a disposizione. Il compito del Consiglio federale sarà quindi trovare un equilibrio tra le esigenze delle varie regioni e un consenso politico che permetta di portare avanti questo dossier in tempi ragionevoli.
Al contempo, aggiunge De Rosa, nella consultazione il Consiglio di Stato ha chiesto un’analisi e un concetto globale per l’asse nord-sud: «Uno dei punti forti del progetto Trasporti 45 è l’asse est-ovest, che capiamo. Chiediamo però che venga affiancato dall’asse nord-sud, così da iniziare a progettare anche il completamento di Alptransit. Pensiamo ai nodi di Bellinzona e Lugano, al Mendrisiotto e al prolungamento verso sud: occorre rispondere alle esigenze della «croce» ferroviaria svizzera, sia est-ovest sia nord-sud».
PoLuMe ma non solo
Sul fronte stradale, sono due invece i temi finiti sotto la lente del Consiglio di Stato: da una parte il PoLuMe, che Trasporti 45 conferma con orizzonte 2045; dall’altra il collegamento A2-A13, per il quale il Governo federale ha prospettato un orizzonte al 2055, con la possibilità di anticiparne la realizzazione al 2045, ma mettendolo di fatto in concorrenza con la PoLuMe. «Il collegamento A2-A13 è un’opera che il Locarnese attende da decenni, trattandosi dell’unico agglomerato svizzero non ancora collegato alla rete autostradale». Eppure, il percorso realizzativo dell’opera rischia di subire ulteriori ritardi a causa della recente richiesta dell’UFAM di approfondire anche la variante sulla sponda destra. «Lo studio della nuova variante, da confrontare con il tracciato finora progettato, è stato una sorpresa anche per il Cantone. Deploriamo questo modo di procedere, soprattutto perché nel 2019 il Cantone aveva consegnato alla Confederazione un progetto molto concreto condiviso con la Confederazione stessa, che godeva anche di un buon sostegno a livello cantonale», commenta De Rosa. Il quale aggiunge: «Ci auguriamo che ogni dubbio all’interno della Confederazione venga fugato al più presto, che il progetto non subisca ulteriori rallentamenti e che il termine del 2045 possa essere rispettato. Il rinvio al 2055 sarebbe assolutamente inaccettabile».
Intanto, la progettazione del PoLuMe prosegue senza intoppi, anche se in questo caso le maggiori resistenze potrebbero arrivare dal territorio. «Il Consiglio di Stato sostiene il PoLuMe, e, parallelamente sostiene anche le misure di accompagnamento e compensazione volute dal territorio per contenere gli impatti dell’opera e tutelare la vivibilità del Mendrisiotto. Con i necessari correttivi, ritiene possibile costruire un buon consenso attorno al progetto».
