Svizzera

Tratta di esseri umani: 532 vittime assistite in Svizzera, 21 casi individuati in Ticino

Le organizzazioni della Piattaforma contro la tratta hanno sostenuto 532 vittime, di cui 21 potenziali vittime in Ticino – Monica Marcionetti di Antenna MayDay: «Le cifre ticinesi vanno lette con prudenza, il fenomeno è largamente sommerso»
Lara Sargenti
30.07.2026 08:08

Sono state 532 le vittime della tratta di esseri umani assistite nel 2025 dalle cinque organizzazioni che fanno parte della Piattaforma contro la tratta – Antenna MayDay, ASTRÉE, AVIT, CSP Ginevra e FIZ. Oltre al sostegno sociale e giuridico, le vittime vengono accompagnate anche nel percorso che può portare alla denuncia dei propri sfruttatori. Nel corso dell'anno erano infatti in corso 87 procedimenti penali avviati a seguito delle loro denunce.

Quasi 200 nuovi casi identificati

Nel 2025 le organizzazioni specializzate hanno identificato 192 nuove potenziali vittime di tratta, su oltre 380 persone che si sono rivolte ai servizi per un colloquio di valutazione. Il 55% dei nuovi casi riguarda lo sfruttamento sessuale, il 42% il lavoro forzato e il restante 3% altre forme di sfruttamento.

Le cifre sono in linea con quelle degli anni precedenti, anche se il numero delle segnalazioni di possibili vittime è aumentato. La maggior parte delle persone identificate sono donne (70%) e provengono complessivamente da 79 Paesi. Nel 2025 i gruppi più numerosi erano originari di Colombia, Nigeria e Brasile.

In Ticino 21 potenziali vittime identificate

In Ticino, nel 2025, Antenna MayDay ha identificato 21 potenziali vittime di tratta di esseri umani. Di queste, 14 riguardavano persone nel settore dell'asilo, mentre 7 erano riconducibili a casi di sfruttamento sessuale o lavorativo al di fuori dell'ambito dell'asilo. Anche a livello cantonale circa il 70% delle persone identificate sono donne. «Sono numeri che vanno interpretati con prudenza», sottolinea la responsabile dell'antenna ticinese, Monica Marcionetti al Corriere del Ticino. «La tratta è un fenomeno sommerso e molte vittime non vengono identificate, quindi non rientrano nei servizi di assistenza.»

Secondo Marcionetti, il numero relativamente contenuto di casi registrati in Ticino è legato anche all'assenza di un dispositivo specializzato come quelli presenti in altri cantoni. «In Ticino operiamo nell'ambito del mandato previsto dalla Legge federale sull'aiuto alle vittime, ma non disponiamo di un sistema consolidato e specifico per la presa a carico delle vittime di tratta. In cantoni come Vaud, Vallese o in diversi cantoni della Svizzera tedesca hanno competenze specializzate che permettono di individuare più facilmente i casi e di offrire rapidamente protezione, alloggio e accompagnamento.»

L'esperienza degli altri cantoni, osserva, dimostra che investire in questi strumenti porta anche a una maggiore emersione del fenomeno. «Quando si mette a disposizione un dispositivo specializzato, i casi emergono con maggiore facilità ed è più possibile arrivare a denunce e condanne», sostiene Marcionetti.

L'importanza delle denunce

Per la prima volta la Piattaforma ha raccolto dati specifici sulle denunce presentate dalle vittime. Nel 2025 risultavano in corso 87 procedimenti penali, di cui 68 avviati durante lo scorso anno. «Questi dati dimostrano che l'assistenza specializzata alle vittime facilita il perseguimento degli autori dei reati», sottolinea Angela Oriti, direttrice di ASTRÉE.

A testimoniare l'importanza di questo accompagnamento è la storia di Vera, nome di fantasia di una donna colombiana vittima di sfruttamento sessuale. Reclutata approfittando della situazione di estrema vulnerabilità della sua famiglia, una volta arrivata in Svizzera è stata costretta a consegnare metà dei guadagni ai trafficanti e a pagare anche vitto, alloggio e spese di viaggio, trattenendo per sé solo poche decine di franchi. Dopo un intervento della polizia è stata presa in carico da un'organizzazione specializzata. Nonostante i timori per le possibili ripercussioni sui familiari rimasti in Colombia, ha infine deciso di sporgere denuncia. Il procedimento penale è tuttora in corso.

Le forme di reclutamento

Per quanto riguarda i metodi di reclutamento, Marcionetti spiega che non si osservano modalità completamente nuove, ma che gli strumenti digitali stanno assumendo un ruolo sempre più importante. «I trafficanti utilizzano sempre più spesso i social media e le piattaforme online per attirare le vittime con false offerte di lavoro, promesse di guadagni elevati o di una vita migliore. In altri casi instaurano relazioni sentimentali per manipolare la persona e sfruttarla successivamente. La componente psicologica e affettiva rende particolarmente difficile per le vittime riconoscere la situazione di sfruttamento e chiedere aiuto.»

Poche condanne ogni anno

Nonostante l'aumento delle denunce e il sostegno garantito alle vittime, il numero di condanne per tratta di esseri umani resta limitato. Dall'introduzione dell'articolo 182 del Codice penale, nel 2006, in Svizzera vengono pronunciate in media una decina di sentenze all'anno per questo reato.

Oltre alla scarsa sensibilizzazione degli attori del sistema di giustizia penale, secondo la Piattaforma una delle principali criticità riguarda l'attuale formulazione dell’articolo 182 del Codice penale, che non definisce con sufficiente chiarezza gli elementi costitutivi della tratta di esseri umani, in particolare nei casi di sfruttamento lavorativo. Le organizzazioni accolgono quindi con favore la revisione dell'articolo attualmente allo studio del Dipartimento federale di giustizia e polizia, ribadendo però che qualsiasi modifica dovrà continuare a garantire una protezione efficace delle vittime.

Per Marcionetti, oltre agli aspetti legislativi, occorre rafforzare il sostegno alle vittime durante tutto il procedimento penale. «Bisogna fare in modo che le persone identificate possano continuare a partecipare al procedimento sentendosi protette. Servono una raccolta delle prove più efficace, misure di protezione adeguate e una formazione specifica per gli operatori della giustizia«. La responsabile di Antenna MayDay ricorda che chi ha subito tratta presenta spesso le conseguenze del trauma. «Le vittime possono avere vuoti di memoria, ricostruire gli eventi in modo frammentario o contraddirsi su alcuni dettagli. È fondamentale che magistrati e investigatori conoscano queste dinamiche, altrimenti il rischio è che la loro credibilità venga messa ingiustamente in discussione.»