«Troppe regole ci rendono malati e alimentano il populismo»

Il celebre sociologo tedesco Hartmut Rosa lancia un allarme su quella che considera una progressiva scomparsa, nella società contemporanea, degli spazi di libertà e dell'iniziativa personale. In un'intervista al Tages-Anzeiger (TA) collega la stretta regolamentazione di ogni aspetto della vita al diffuso senso di esaurimento delle persone e alla crescita delle formazioni politiche populiste. «Il mio punto di partenza sono osservazioni sulla vita quotidiana e sul dibattito politico, che hanno qualcosa in comune», spiega il 60enne autore di numerosi saggi, diversi dei quali tradotti anche in italiano. «Nella mia percezione il nostro agire diventa quasi ovunque sempre più un eseguire». Per il sociologo, agire significa invece avere margini di azione, spazi in cui è possibile decidere.
L'esempio
Il professore all'università di Jena cita il caso del controllore sul treno. «Se in passato qualcuno su un convoglio dimenticava il biglietto o l'automatico era rotto, il controllore poteva decidere in base alla situazione. Oggi le regole sono rigide». La conseguenza? «Il giudizio personale non conta più, tutto avviene attraverso controlli formali e digitali. Chi nonostante ciò chiude un occhio diventa un criminale». Questa compressione degli spazi vitali ha un costo psicologico e sociale elevatissimo. «Se gli spazi di manovra scompaiono, sono costretto a spegnere di colpo le mie emozioni e la mia capacità di giudizio o a lavorare contro di esse. Entrambe le cose possono portare a una perdita di energia, che stiamo osservando proprio in tutto il mondo». Questa energia repressa, secondo l'accademico, trova una pericolosa valvola di sfogo. «Non c'è da meravigliarsi se le emozioni si accumulano e permettono l'ascesa del populismo di destra». Il nesso è diretto: la semplificazione forzata della complessità in scelte binarie alimenta la polarizzazione. «Se la complessa realtà viene ridotta a decisioni del tipo 'questo o quello' le emozioni ribollono».
Le contromisure
La via d'uscita proposta da Rosa passa attraverso la riconquista responsabile degli spazi di manovra, nel discorso pubblico e nella vita di tutti i giorni. «Bisogna utilizzare i margini anche nella vita quotidiana, proprio lì dove in realtà non sono dati. Il controllore dovrebbe chiudere un occhio, anche se in realtà non gli è permesso». Questo, sostiene, restituisce energia d'azione a tutti i soggetti coinvolti. Interrogato sull'incendio di Capodanno di Crans-Montana (VS) Rosa ne riconosce la gravità. «Tali tragedie ci pongono davanti agli occhi che la vita è davvero pericolosa, sempre ancora, nonostante tutte le misure di sicurezza». Il sociologo noto in particolare per la sua teoria sulla risonanza mette però in guardia dalla reazione istintiva di rispondere al disastro con un ulteriore inasprimento delle norme. «Il tentativo di escludere sistematicamente tutti i pericoli immaginabili ha come rovescio della medaglia che la vita appassisce».