Parlamento

Troppo lavoro o troppi costi, spaccatura sugli infermieri

Il Nazionale discute oggi l'attuazione dell'iniziativa approvata nel 2021 – Per la categoria e i sindacati le proposte sul tappeto sono insufficienti –Ma la Commissione avverte: così aumenteranno le tariffe degli ospedali
© KEYSTONE / PETER SCHNEIDER
Giovanni Galli
28.04.2026 06:00

L’attuazione dell’iniziativa sulle cure infermieristiche, approvata nel 2021 dal 61% dei votanti, è ancora lontana dalla meta. E soprattutto dalle aspettative della categoria e dei sindacati, che in vista del dibattito previsto oggi e domani al Nazionale hanno presentato ieri a Berna un appello urgente con 190 mila firme. Circa 200 dipendenti del settore hanno esposto un grande striscione, cartelli e un cuore gigante per ricordare ai deputati le loro responsabilità nel quadro del dibattito sulle loro condizioni di lavoro. La richiesta è di attuare l’iniziativa subito e in modo integrale. Concretamente, si chiede di introdurre una significativa riduzione dell’orario di lavoro, una chiave di ripartizione del personale che consenta cure di qualità e migliori supplementi per il lavoro notturno, nei fine settimana e nei giorni festivi, mantenere l’obbligo a carico di tutti i datori di lavoro di rispettare almeno le leggi e i contratti collettivi cantonali, come pure definire il finanziamento necessario per tutte queste misure per il ramo della salute.  

Due tappe

L’iniziativa viene attuata in due tappe. La prima, entrata in vigore il 1. luglio del 2024, prevede una campagna per promuovere la formazione del personale infermieristico di livello terziario e di aumentare il numero di diplomi rilasciati dalle scuole specializzate superiori e dalle scuole universitarie professionali. Per promuovere la formazione degli specialisti, Confederazione e Cantoni investiranno fino a 1 miliardo di franchi sull’arco di otto anni.  Inoltre, il personale infermieristico è stato autorizzato a fatturare, senza l’obbligo di presentare agli assicuratori una prescrizione medica, determinate prestazioni a carico dell’assicurazione obbligatoria. L’obiettivo è di valorizzare le competenze degli infermieri e rafforzare il loro ruolo nell’assistenza di base.

Seconda fase controversa

Il nodo del contendere è ora la seconda fase, nella quale il Consiglio federale  propone una nuova legge federale per migliorare le condizioni di lavoro, riducendo la settimana lavorativa a 40-42 ore (massimo 45), compensando ore extra e lavoro festivo, e imponendo piani di servizio con almeno quattro settimane di anticipo. Inoltre, le parti sociali saranno obbligate a negoziare contratti collettivi di lavoro. La proposta del Governo era già stata ritenuta insufficiente dall’associazione di categoria (ASI) in quanto non conteneva disposizioni relative a livelli di personale adeguati né a un miglioramento dei finanziamenti per l’assistenza infermieristica.

«Richieste eccessive»

La Commissione della sanità del Nazionale, tuttavia, ha ritenuto eccessive le richieste governative, per ragioni di costo. In particolare, la commissione ha raccomandato alla Camera di mantenere a 50 ore la durata massima del lavoro settimanale e fissare a 42 ore l’orario normale settimanale (senza conferire al Governo la facoltà di ridurla a 40). Quanto ai piani di servizio, la commissione  propone che il diritto alla compensazione è garantito se le variazioni sono comunicate meno di quattro settimane prima del turno di servizio, e non meno di due settimane, come invece previsto dal disegno del Consiglio federale. In  generale, secondo la commissione, le proposte del Consiglio federale rappresentano «un intervento sproporzionato nei rapporti di lavoro e comportino costi eccessivi». I quali, si rifletteranno sulle tariffe ambulatoriali e stazionarie. Ieri, sul Tages-Anzeiger, la relatrice Regine Sauter (PLR/ZH), nonché presidente dell’associazione degli ospedali H+, ha detto che la sola richiesta del Governo avrebbe costi aggiuntivi miliardari, che gli ospedali non potrebbero sostenere senza finanziamenti supplementari. Le ulteriori richieste dei promotori dell’iniziativa  sarebbero ancora meno sostenibili.

«Visione distorta»

La decisione della commissione (la sinistra si era opposta) era già stata contestata duramente, in una lettera aperta, da associazioni e sindacati del personale sanitario.  «La decisione, di fatto, svuota di qualsiasi significato il contenuto dell’iniziativa popolare approvata nel 2021 e, al tempo stesso, mette in luce una distanza siderale tra l’autorità politica e i reali bisogni della popolazione», aveva dichiarato al Corriere del Ticino, Enrico Borelli (UNIA). «Le preoccupazioni della commissione riguardano principalmente l’aumento dei costi nel settore sanitario. Ma questa visione è distorta, poiché l’aumento dei costi non è dovuto a un eventuale miglioramento delle condizioni di lavoro del personale sanitario», aveva affermato, dal canto suo, Beatriz Rosende della VPOD. «Gli investimenti nell’assistenza infermieristica sono attesi da tempo e finanziariamente sostenibili dal punto di vista sociale. La cosa più costosa è non fare nulla».