Trovata, forse, la costanza il Lugano lancia la volata

Forse definirla ossessione era un tantino eccessivo. Ma di sicuro in casa Lugano si era diffusa la consapevolezza che l’incapacità di trovare continuità nei risultati rappresentasse un limite troppo importante per essere ignorato. O per dirla con le parole di Mattia Croci-Torti, una lacuna «non all’altezza di una squadra che punta ai piazzamenti europei». Anche se a ben guardare, nel baratro dell’incostanza i bianconeri ci erano piombati proprio in compagnia di un’altra formazione che ambisce alle zone nobili della classifica: quel San Gallo che nel 2026 non è mai riuscito a dare seguito a una vittoria conquistandone un’altra nella giornata successiva. Una circostanza che al Lugano, invece, era capitata una sola volta tra il 17 e il 24 gennaio, quando le affermazioni contro Lucerna e Winterthur avevano allungato la striscia di tre vittorie inanellata a fine anno. Da quel momento in poi, le possibilità di infilare un mini-filotto di successi si erano sempre infrante contro avversari ampiamente alla portata dei bianconeri. L’ultima volta a inizio marzo, contro il Lucerna, allora ancora in lotta per un posizionamento fra le prime sei, ma che la squadra di Croci-Torti era stata capace di sconfiggere nei precedenti cinque scontri diretti. Ancor più pesante era stata l’occasione sprecata a fine febbraio, quando la vittoria contro il Losanna, che aveva messo fine alla famosa serie di cinque pareggi consecutivi, invece di dare slancio al Lugano, è stata seguita da una brutta sconfitta esterna contro il Grasshopper il turno successivo.
L’1-0 si ripete
Per questo motivo, sebbene uno Zurigo reduce da cinque sconfitte nelle ultime sei uscite non rappresentasse il più insormontabile degli ostacoli, i tre punti conquistati dal Lugano rappresentano comunque una boccata di aria fresca. La prestazione dei bianconeri non ha probabilmente rispecchiato in termini di qualità quella messa in campo sette giorni prima a Cornaredo contro il Thun capolista. Soprattutto nel primo tempo, dove - seppur tenendo in mano il controllo della partita per tutti e quarantacinque i minuti - i bianconeri si sono ritrovati ad avere le idee poco lucide negli ultimi trenta metri. «In certi frangenti dobbiamo essere più pericolosi e trovare la giusta convinzione per fare male ai nostri avversari» fa notare Croci-Torti, comunque parecchio soddisfatto dell’atteggiamento e dall’organizzazione messa in mostra dai suoi uomini. E a buona ragione, perché al netto di un paio di colpi di testa non sfruttati da Kény nella prima frazione, il Lugano non ha concesso grosse occasioni ai suoi avversari. Anche dopo avere trovato il vantaggio con Steffen, arrivato tra l’altro nel momento di maggior pressione, seppur, in definitiva, sterile, dello Zurigo. Anzi, nel finale di gara Koutsias e Delcroix hanno anche avuto le opportunità per chiudere definitivamente i conti, spentesi però addosso a Huber. Ed è così che per la terza volta in altrettanti confronti, per imporsi contro la squadra di Hediger è bastato segnare un solo gol.
Troppi pareggi
«È sempre meglio vincere piuttosto che pareggiare, non importa come», ribatte Croci-Torti a chi gli fa notare questa circostanza. E, al di là del ragionamento lapalissiano, il riferimento è sicuramente inattaccabile: «La grande differenza tra noi e il Thun, quest’anno, la fanno i punti persi con i pareggi. Noi abbiamo perso otto volte, il Thun sette, ma noi abbiamo pareggiato sei volte in più di loro». Arrivati al termine della stagione regolare, e con la squadra dell’Oberland ormai prossima a stappare lo champagne, il paragone ha probabilmente poco senso, ma resta validissimo se traslato sulla lotta per un piazzamento europeo.Per non rischiare di dover rimpiangere i punti lasciati per strada a causa dell’incapacità di trovare il guizzo vincente per portare a casa la posta piena, il Lugano dovrà necessariamente proseguire sullo slancio degli ultimi due successi e tingere il proprio Championship Group il più possibile di caselle verdi. Come non era invece successo nei due anni successivi all’introduzione del «formato scozzese», quando in un totale di dieci partite erano arrivate solamente tre vittorie. E anche se in entrambi i casi il magro bottino si era rivelato sufficiente per qualificarsi a una competizione continentale, quest’anno il quarto posto raggiunto la scorsa stagione potrebbe non bastare. L’ago della bilancia, in questo senso, sarà il risultato del San Gallo in Coppa Svizzera. Proprio le semifinali di Coppa in programma il prossimo weekend offrono al Lugano due settimane di pausa prima del rush finale. «Dovremo farci trovare freschi ed essere pronti a correre come dei matti nelle cinque partite in cui ci giocheremo tutto», chiosa il Crus, «tra cui le ultime tre nel nostro Cornaredo».