Trovato il tesoro della droga di Messina Denaro: le indagini pure in Svizzera, sequestrati 200 milioni

Durante un'operazione della Direzione distrettuale antimafia di Palermo (DDA) tre persone sono state arrestate per impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall'agevolazione mafiosa. Di più, sono sequestrati beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro.
L'operazione, che si è svolta in diversi Paesi ed è stata coordinata dalla citata DDA del capoluogo siciliano, ha consentito di ricostruire un enorme patrimonio frutto del reimpiego, anche attraverso società offshore, dei guadagni incassati dagli anni Ottanta con il narcotraffico sotto l'egida di Cosa Nostra trapanese e nell'interesse del suo stesso capomafia Matteo Messina Denaro.
Indagini nel nostro Paese
Le attività investigative, coordinate dal procuratore Maurizio de Lucia e dall'aggiunto Vito Di Giorgio, si sono svolte, oltre che in Italia, ad Andorra, Gibilterra, alle isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna, segnatamente nelle città di Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs, in stretta collaborazione con gli organi giudiziari e di polizia locali.
Al centro dell’indagine, dicevamo, c’è un sistema di reimpiego di capitali accumulati attraverso il traffico di stupefacenti, attività che ha radici negli anni Ottanta e che si è sviluppata sotto l’ala di Cosa Nostra Trapanese, nell’interesse diretto del suo vertice, Matteo Messina Denaro, morto nel 2023 all'età di 61 anni. Il denaro veniva fatto transitare attraverso società costituite in giurisdizioni offshore, rendendo complessa la tracciabilità dei flussi e la ricostruzione del patrimonio accumulato nel tempo. L’operazione, si legge in una nota delle autorità, è il risultato di un’intensa attività investigativa che ha consentito agli inquirenti di mappare questo patrimonio e di collegarlo alle sue origini illecite.
Quella frase di de Lucia
Non è la prima volta che il nome di Messina Denaro viene associato alla Svizzera. Anni fa, in un'intervista al Corriere del Ticino, il procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia – riferendosi alla possibilità che il tesoro dell'ex boss mafioso si trovasse proprio nel nostro Paese – aveva detto: «È una delle nostre ipotesi da verificare. Abbiamo una serie di elementi che ci portano a ritenere che Messina Denaro e gli uomini a lui vicini, che sono stati a lungo sul territorio elvetico, ci siano stati proprio - come dire - per curare una serie di investimenti in quel territorio. Quindi sì, la risposta alla sua domanda in questo senso è positiva».
