Vallese

Truffava spacciandosi per parente di Christian Constantin, condannata

Una 49enne dovrà scontare 14 mesi di prigione per aver effettuato una serie di truffe, spacciandosi per una parente del noto imprenditore e dirigente sportivo
Ats
29.04.2026 16:34

Il Tribunale cantonale vallesano ha condannato oggi in seconda istanza una 49enne a 14 mesi di reclusione per aver perpetrato una serie di truffe spacciandosi per una parente di Christian Constantin, noto imprenditore immobiliare, architetto e dirigente sportivo. La donna è stata giudicata colpevole di truffa per mestiere, falsità in certificati, tentata coazione e appropriazione indebita. Le parti querelanti erano quindici e le parti lese quattro, per un totale di 19 casi.

La condanna in prima istanza

In prima istanza, il 9 luglio del 2024, l'imputata era stata condannata a 40 mesi di reclusione dal Tribunale distrettuale di Martigny. Ora la corte d'appello ha parzialmente accolto il ricorso della donna, non revocando una precedente sospensione condizionale dell'aprile 2019. La revoca non può più essere ordinata quando sono trascorsi tre anni dalla scadenza del periodo di prova, ha precisato il Tribunale cantonale nella sua sentenza. La pena è stata pertanto ridotta di 20 mesi.

L'agire della donna

Tra ottobre 2014 e gennaio 2022, la donna ha convinto terzi a metterle a disposizione beni e denaro promettendo loro di rimborsarli, di pagare le fatture al loro posto, di onorare contratti di prestito o di locazione, pur sapendo di non disporre delle risorse finanziarie necessarie per mantenere le sue promesse e "che non intendeva farlo", secondo l'atto d'accusa. Aveva inoltre beneficiato di contratti di locazione immobiliare che non ha onorato e di prestiti di veicoli.

Per dare più credibilità alle sue menzogne, si è regolarmente spacciata per la nipote di Christian Constantin. In questo modo è riuscita a ingannare diverse concessionarie e officine per ottenere riparazioni o veicoli sostitutivi. Ha persino convinto a iscrivere un giovane a un campo sportivo della squadra di calcio di Sion, prima di intascare la quota di iscrizione.

L'imputata ha inoltre creato diverse e-mail e redatto documenti falsi (attestati bancari, certificati di stipendio e di lavoro) in modo di ingannare i suoi interlocutori. La vallesana avrebbe agito nei cantoni di Vaud, Vallese e nel dipartimento francese dell'Ain.