Trump attacca di nuovo la Svizzera: «Una nazione perfetta solo grazie agli Usa»

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente preso di mira la Svizzera, utilizzandola come esempio per giustificare la sua aggressiva politica doganale. In un'intervista trasmessa ieri sera dal canale televisivo americano Fox Business il 79enne ha affermato che la prosperità di paesi come la Svizzera si basa sul fatto che gli Usa «permettano loro di spennarci». Trump ha definito la Confederazione una nazione «ultra perfetta», ma ha aggiunto che lo è solo perché gli Stati Uniti le permettono di fare molti soldi. «Potrei nominare altri 40 paesi per cui è lo stesso», ha dichiarato il politico repubblicano.
Keller-Sutter? «Non riuscivo a farla smettere di parlare»
Nel colloquio con i giornalisti Trump ha ribadito il suo riferimento al deficit commerciale con la Svizzera, che ha quantificato in 40 miliardi di dollari (31 miliardi di franchi al cambio attuale). È inoltre tornato sull'ormai noto episodio della telefonata dell'estate scorsa con l'allora presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter, definendola erroneamente primo ministro. Ha raccontato di come la rappresentante elvetica fosse stata ripetitiva, insistendo più volte sul fatto che la Svizzera fosse un piccolo paese. «Non riuscivo a farla smettere di parlare», ha affermato Trump, aggiungendo che questa insistenza lo ha portato ad alzare i dazi statunitensi al 39% invece che a ridurli.
I dazi
Come si ricorderà una successiva fase negoziale in autunno ha portato a una distensione, anche dopo una controversa visita di rappresentanti economici svizzeri che hanno portato costosi e discussi doni alla Casa Bianca: le barriere doganali sono state ridotte al 15%. Al Forum economico mondiale (WEF) di Davos (GR), Trump ha poi spiegato di aver abbassato le tariffe per non danneggiare il popolo elvetico, ma ha ribadito il concetto che la Svizzera «senza gli Usa non guadagnerebbe nulla».
«La mia politica sta funzionando»
Nella sua intervista a Fox Business il miliardario ha anche sostenuto che la sua politica sta funzionando, poiché molte aziende che non vogliono pagare i dazi hanno spostato la produzione negli Stati Uniti. Parte dell'accordo doganale raggiunto da Berna con l'amministrazione americana in novembre prevede infatti importanti investimenti di aziende elvetiche negli Usa, a cominciare da miliardi stanziati dai gruppi farmaceutici Roche e Novartis per nuovi stabilimenti e centri di ricerca. L'intesa include investimenti per 200 miliardi di dollari e, in cambio, la riduzione dei dazi Usa su numerosi beni dal 39% al 15%.