Il vertice NATO di Ankara

Trump attacca gli alleati, ma poi ci ripensa

Prima della riunione a porte chiuse, davanti alla stampa, il presidente degli Stati Uniti si lamenta dei Paesi europei e della stessa organizzazione atlantica - Poi, di fronte agli altri leader, parla di «amore» e «unità» - Parole durissime contro l’Iran: «Negoziato finito»
Donald Trump assieme ad altri leader dei Paesi Nato. In fondo a destra, lo spagnolo Pedro Sánchez, indicato dal presidente USA come il peggiore tra gli alleati. ©Jonathan Ernst
Dario Campione
09.07.2026 06:00

È bastato che le telecamere si accendessero e i microfoni direzionali fossero allungati dai cronisti nella sua direzione affinché Donald Trump rovesciasse, a pochi minuti dall’inizio della discussione, il tavolo del vertice NATO e spezzasse il fragile equilibrio costruito pazientemente dal padrone di casa, il turco Recep Tayyip Erdoğan. L’avvio della riunione annuale dei capi di Stato e di Governo dell’Alleanza Atlantica, convocata ad Ankara, è diventato ieri il palcoscenico (atteso) dei peana e delle lamentazioni vecchie e nuove del presidente USA: contro la stessa NATO, contro alcuni Paesi alleati, contro l’Iran degli ayatollah e contro tutti coloro che lo contraddicono.

Una geremiade recitata con la faccia feroce davanti ai giornalisti prima, come detto, che il vertice cominciasse; ma non ripetuta, subito dopo, nella riunione a porte chiuse. Uscendo dalla quale, Trump ha invece parlato di «molto amore» e «molta unità», mettendo in mostra plasticamente, come spesso accade, la contraddittorietà delle sue azioni e del suo agire politico.

Secondo la Reuters, che ha citato una fonte a conoscenza dei colloqui di Ankara, Trump non soltanto non avrebbe ripetuto le sue critiche espresse in modo veemente di fronte alla stampa internazionale, ma avrebbe invece voluto rassicurare sulla presenza degli Stati Uniti nella NATO, dicendo agli alleati: «Vogliamo restare con voi».

«Dramma e spettacolo»

Qual è, allora, il vero presidente USA? E perché si comporta in questo modo? Con l’arrivo ad Ankara, il centro di gravità del vertice si è spostato proprio dove il tycoon preferisce, ovvero attorno a lui, ha scritto il New York Times parlando di «dramma e spettacolo». Dovendo partecipare a una riunione con altri 30 leader, Trump ha semplicemente «sviato ogni attenzione da tutti gli altri» e si è preso per intero la scena. Nulla di più.

«Non sono contento della NATO per quello che è successo con la Groenlandia - era stato l’esordio in mattinata mentre ancora si stava sedendo accanto all’ex premier olandese Mark Rutte, oggi segretario generale dell’Alleanza - La NATO non ci ha trattato bene, sono molto contrariato e la Groenlandia resta un grande problema per noi. Inoltre, stiamo spendendo tanti soldi per proteggere questi Paesi dalla Russia, ma riceviamo nulla in cambio. Paghiamo in modo sproporzionato, paghiamo molto, troppo».

Subito dopo, il mirino di Trump si era spostato sulla Spagna. «Non voglio più avere a che fare con loro, ho ordinato di tagliare ogni commercio con la Spagna che è un pessimo partner nell’Alleanza: non partecipano, non pagano». Nulla di nuovo, in verità: il presidente americano aveva detto le stesse cose a marzo, quando il Governo di Madrid si era rifiutato esplicitamente di sostenere la guerra in Iran. Ovviamente, non c’era stata alcuna conseguenza, visto che il commercio estero di uno Stato UE è regolato in modo unitario dalla Commissione di Bruxelles. Qualcuno, ieri, tra i cronisti presenti in Turchia, lo ha fatto peraltro notare, suscitando la risposta subitanea e irritata del tycoon: «Vedremo cosa succede anche con l’UE, dato che ci hanno trattato molto male per anni e hanno approfittato degli Stati Uniti».

«Estirpare il cancro»

L’affondo iniziale più pesante era stato, comunque, contro gli iraniani, definiti «giocatori sporchi che vanno contro tutti» e accusati di aver rotto la tregua siglata a metà giugno attaccando sia Kuwait e Bahrein sia alcune navi in transito a Hormuz. «Sono persone malvagie e malate, e dobbiamo sbarazzarcene: sono un cancro. E sapete cosa bisogna fare? Bisogna estirpare il cancro sul nascere - ha detto Trump - Sono malati. C’è qualcosa che non va in loro. Abbiamo detto “Andate a occuparvi delle vostre faccende funebri”, e invece ieri (martedì sera, ndr) hanno iniziato a sparare razzi contro le navi a Hormuz. Quindi li abbiamo colpiti duramente».

Secondo Trump, la risposta americana è stata «20 volte più dura» delle rappresaglie iraniane. «Ho detto loro: ogni volta che colpite, colpiamo anche noi. Ovviamente, sono giocatori scorretti, quindi se la prendono con tutti. Non ci piacciono, non piacciono a me, e sono persone malvagie. Non voglio più avere a che fare con loro - ha ribadito Trump - Per quanto mi riguarda, è finita. Parlerò con i nostri negoziatori, i quali vogliono negoziare. Per quanto mi riguarda, è solo una perdita di tempo occuparsi di loro».

Il documento finale

Tra le poche cose certe del vertice NATO di Ankara c’è, in ogni caso, la dichiarazione finale, molto stringata e asciutta ma anche interessante e non scontata. Cinque punti politicamente significativi (nel sesto, soltanto i ringraziamenti a Erdogan per l’ospitalità, ndr) e non privi di possibili conseguenze nel medio termine.

Innanzitutto, la «riaffermazione» di un «incrollabile impegno verso la difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5 del Trattato di Washington e verso il legame transatlantico. Un attacco a uno è un attacco a tutti», si legge nel testo.

In secondo luogo, l’indicazione della Russia come «minaccia a lungo termine per la sicurezza e la stabilità euro-atlantiche», una minaccia da «contrastare». Asserzione che si scontra con i ripetuti tentativi del Cremlino e di Vladimir Putin di accreditare Trump come un amico che comprende le posizioni di Mosca, ad esempio sulla questione Ucraina. A proposito della quale, i 32 Paesi dell’Alleanza Atlantica tornano a parlare di «incrollabile sostegno nella difesa delle sue libertà, sovranità e integrità territoriale».

Oltre a ribadire che «l’Iran non dovrà mai possedere un’arma nucleare», la dichiarazione di Ankara sottolinea che «La deterrenza e la difesa della NATO si basano su un adeguato mix di capacità nucleari, convenzionali e di difesa missilistica, integrate da risorse spaziali e cibernetiche. […] Stiamo investendo nella nostra capacità di schierare, abilitare e sostenere le nostre forze armate e di raggiungere obiettivi di capacità in tutti i domini, inclusi attacchi di precisione profonda, difesa aerea e missilistica integrata, sistemi senza equipaggio, tecnologie all’avanguardia e capacità di intelligence. Stiamo sviluppando una nube di guerra transatlantica interoperabile e adottando potenti modelli di intelligenza artificiale».

Un messaggio, quest’ultimo, rivolto probabilmente alla Cina di Xi Jinping. Il convitato di pietra di cui tutti conoscono forza e pericolosità.