Trump dopo le midterm: «Le nostre elezioni sono così truccate, non avete idea»

Dopo aver riconosciuto la sconfitta alle midterm ed essersi congratulato con i democratici Donald Trump torna con un attacco sulle frodi elettorali. Un'affermazione generica sul sistema americano ma che fa capire come il presidente non abbia intenzione di arrendersi. E prima che inizi a 'zoppicare' dopo la clamorosa disfatta dei repubblicani, voglia sfruttare al massimo il tempo che manca all'insediamento del nuovo congresso a maggioranza democratica, il 3 gennaio del 2027. Nel gergo politico angloamericano questa fase si chiama il «lame-duck sprint» (letteralmente lo «scatto dell'anatra zoppa»), e quello di quest'anno si preannuncia da record come nel 1974 quando, subito dopo le dimissioni di Richard Nixon e le elezioni di midterm, il Congresso uscente approvò ben 138 leggi sostanziali in appena un mese.
«Le nostre elezioni sono così truccate, non avete idea», ha detto il tycoon parlando con i giornalisti nello Studio Ovale. Non un attacco preciso contro questa tornata ma un generico affondo sulla corruzione del sistema che richiama la retorica dei suoi ultimi comizi. Sta di fatto che il 3 gennaio si insedierà il nuovo Congresso e le priorità del tycoon in questo periodo di transizione sono abbastanza chiare. Innanzitutto garantire i fondi per la difesa, questione critica e urgente a causa dei conflitti in corso e dell'avvicinarsi di scadenze legislative improrogabili. Trump e il Pentagono si stanno battendo per una spesa militare senza precedenti, pari a 1.500 miliardi di dollari, una maxi manovra che si scontra con l'opposizione non soltanto dei democratici ma anche all'interno del Grand Old party. La Casa Bianca sta studiando un taglio da 400 miliardi di dollari ed elaborando un piano di riserva che prevede un bilancio di 1.100 miliardi di dollari. Ma alla fine si dovrebbe arrivare ad un compromesso nella forma di un intervento d'emergenza mirato e bipartisan, attorno ai 100 miliardi di dollari. L'altra questione in cima all'agenda del tycoon è l'immigrazione. Trump intende attuare una strategia fortemente incentrata sui poteri e le prerogative presidenziali per proteggere e promuovere le sue politiche intransigenti. I suoi consiglieri stanno già elaborando piani alternativi volti ad aggirare completamente il Congresso e a consolidare la sua stretta attraverso decreti ed ordini esecutivi. Stesso ragionamento vale per dazi e nomine, con una particolare attenzione alla Corte Suprema. Dopo la vittoria a valanga alle elezioni di metà mandato, i democratici nutrono qualche speranza di scalfire la supermaggioranza conservatrice del massimo tribunale americano. Ma se i repubblicani riuscissero a convincere uno dei due giudici vicini alla pensione, Samuel Alito e Clarence Thomas, a lasciare in queste settimane il presidente potrebbe fare una nomina lampo e rimanere in controllo della Corte. Alito ha fatto già sapere che non intende fare un passo indietro anche se questo farà perdere ai repubblicani la breve finestra a disposizione. Una volta che il nuovo Senato a maggioranza democratica prenderà formalmente il controllo Trump non sarà più in grado di far confermare alcun giudice, al massimo tribunale e in qualsiasi altra corte federale.