Medio Oriente

Trump: «È l’alba storica di un nuovo Medio Oriente»

Nel giorno in cui gli ultimi prigionieri israeliani di Hamas sono tornati nelle loro case e quasi 2 mila detenuti palestinesi sono stati scarcerati, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato alla Knesset e poi al vertice in Egitto l’inizio di un’era di pace - Ancora ignoti per ora i dettagli del documento
In Egitto decine di leader mondiali hanno preso parte alla cerimonia della firma del documento di pace. ©Evan Vucci
Dario Campione
13.10.2025 19:51

La gioia commossa e commovente delle famiglie degli ostaggi israeliani tornati a casa dopo 738 giorni di prigionia. E l’esultanza esibita e quasi incontenibile delle folle palestinesi per il rientro dei 2 mila detenuti rilasciati da Tel Aviv.

Per un giorno, la guerra di Gaza ha dato di sé un’immagine diversa. Nessuno può certo dimenticare i morti del 7 ottobre, i caduti in combattimento, i volti dei bambini scavati dalla fame, la distruzione e la devastazione quasi totale della Striscia. Ma la vita, per poche ore, è sembrata oggi trionfare nuovamente su tutto il resto. Si è imposto, forse anche inconsciamente, il desiderio di ripartire. Di ricominciare a vivere, appunto. Pur nella consapevolezza che le questioni aperte restano moltissime. E per nulla semplici da risolvere.

È stato un giorno ricco di avvenimenti, quello odierno. Iniziato, come detto, con il rilascio di ostaggi e detenuti, e proseguito - sul fronte politico - prima con l’intervento di Donald Trump alla Knesset, e poi con il vertice di Sharm el-Sheikh.

Nel Parlamento israeliano, il presidente americano è stato accolto da trionfatore, con il premier Benjamin Netanyahu che lo ha ringraziato per aver presentato un piano capace di «aprire la porta a un’espansione storica della pace nella nostra regione e oltre la nostra regione. Lei è impegnato per questa pace, io sono impegnato per questa pace, e insieme raggiungeremo questa pace. L’abbiamo già fatto in passato, negli Accordi di Abramo, e lo faremo di nuovo. Donald Trump è il più grande amico che lo Stato di Israele abbia mai avuto alla Casa Bianca - ha aggiunto Netanyahu - Israele ha fatto quello che doveva fare, ma il prezzo di tutto questo, il prezzo di queste vittorie, è stato pesante. Oggi, però, i nostri nemici capiscono quanto sia potente e determinato Israele. Capiscono che attaccare Israele il 7 ottobre è stato un errore catastrofico». Netanyahu ha quindi insistito nel sottolineare come «molti hanno creduto alla falsa propaganda di Hamas. Sempre più governi hanno ceduto alla folla antisemita nei loro stessi paesi», ha concluso.

Il discorso alla Knesset

«Questa non è solo la fine di una guerra, è la fine dell’era del terrore e della morte - è stato l’esordio del presidente USA - Questa è l’alba storica di un nuovo Medio Oriente», ha aggiunto, scegliendo di coinvolgere in questo modo nell’operazione di pace l’intero quadrante. Molti, in effetti, sono rimasti sopresi dalla decisione di Trump di esprimere «gratitudine per tutte le nazioni del mondo arabo e musulmano che si sono unite per fare pressione su Hamas. Abbiamo avuto un sacco di aiuto da persone che non ti aspetteresti. È un trionfo incredibile per Israele e per il mondo avere tutte queste nazioni che lavorano insieme come partner per la pace. È piuttosto insolito vederlo, ma è successo». Un’evidente apertura, che è poi tornata poche ore dopo, in forme diverse ma nell’identica sostanza, anche al vertice di Sharm.

Ricostruendo i passaggi che hanno portato alla tregua e all’avvio del percorso di pace, Trump ha spiegato che senza la distruzione dei tre principali siti nucleari iraniani, l’accordo per far uscire gli ostaggi da Gaza non sarebbe stato possibile, perché gli Stati arabi non avrebbero corso il rischio di fare pressione su Hamas. «Abbiamo tolto una grande nuvola dal Medio Oriente e da Israele - ha aggiunto - L’ultima cosa che gli iraniani adesso vogliono fare è ricominciare a scavare buche nelle montagne che sono appena saltate in aria. Non lo stanno facendo. Vogliono sopravvivere».

Anche per questo, ha aggiunto cogliendo ancora una volta tutti di sorpresa, l’idea di un accordo di pace con Teheran sarebbe utile. «Sapete cosa sarebbe fantastico? Se potessimo fare un accordo di pace con loro - ha detto Trump - Non sarebbe bello? Penso che lo vogliano. Penso che siano stanchi», ha sottolineato, senza tuttavia ricevere una risposta convinta dai deputati e dal pubblico in sala.

L’elemento chiave del ragionamento del presidente americano, ancora una volta, è stato quello economico. Nel discorso, Trump ha ribadito la sua convinzione che gli Stati operano per i propri interessi, in particolare gli Stati del Golfo, «i più ricchi del mondo».

Il vertice di Sharm el-Sheikh

Dopo aver lasciato Israele, Trump è volato a Sharm el-Sheikh, in Egitto, dove assieme ai Paesi mediatori dell’intesa di pace - Egitto, Qatar e Turchia - ha firmato un documento i cui contenuti, al momento, non sono noti. La cerimonia di Sharm è stata preceduta da una processione di leader europei e mondiali chiamati, uno per uno, a stringere la mano al presidente americano. Tra loro anche il vecchio Abu Mazen, capo di un’Autorità Nazionale Palestinese politicamente sempre più debole. Ma non il premier israeliano, né i rappresentanti di Hamas. Un’altra prova, evidente, del fatto che Trump ha imposto a Netanyahu l’accordo. Così come, dall’altra parte, hanno fatto con la milizia islamista l’Iran e i Paesi del Golfo.

In questo senso, è stato esplicito il rifiuto della Turchia di partecipare a un tavolo di pace al quale fosse seduto anche il leader israeliano. Secondo quanto rivelato dal Guardian, e poi ripreso da tutti i media internazionali, Trump avrebbe in realtà voluto con sé Netanyahu a Sharm el-Sheikh, ma il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha posto un veto assoluto, facendo sapere che non sarebbe atterrato in Egitto se l’invito al premier dello Stato ebraico fosse stato confermato. Così, alla fine, Netanyahu ha ringraziato Trump, ma ha scelto di non partire, spiegando come la festa ebraica di Shmini Atzeret, iniziata questa sera, gli impedisse di partecipare al summit egiziano.

Come detto, la stampa presente a Sharm el-Sheikh non è stata informata in dettaglio dei contenuti del documento di pace. Secondo quanto scritto dal New York Times, il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi, parlando ai leader riuniti dopo la firma, ha però ribadito l’impegno per una soluzione a due Stati per il popolo palestinese e quello israeliano. L’accordo di Gaza, ha detto, chiuderà un «capitolo doloroso della storia umana».

El-Sisi, ha scritto Haaretz in serata, si è poi rivolto direttamente al popolo israeliano, chiedendo una nuova era di pace in Medio Oriente. «Lasciate che la guerra di Gaza sia l’ultima nella regione - ha detto, ricordando la storica iniziativa di pace egiziana del 1977, quando Anwar Sadat visitò Gerusalemme - Da quel momento, l’Egitto ha stabilito una nuova era. Se l’intera regione ha sempre apprezzato il diritto a nazioni indipendenti, il popolo palestinese non fa eccezione. Anche loro hanno il diritto all’autodeterminazione e a un futuro in cui la guerra non incombe, e il diritto di vivere in uno Stato indipendente fianco a fianco con Israele in pace, sicurezza e riconoscimento reciproco. Trasformiamo questo momento storico in un nuovo inizio di convivenza giusta e pacifica. Permetteteci di guardare avanti verso un futuro migliore».