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Trump ferma il Project Freedom: «Grandi progressi verso un accordo con l'Iran»

Donald Trump scompiglia ancora le carte e annuncia a sorpresa una «breve» sospensione di Project Freedom, l'iniziativa militare USA che vuole scortare le navi commerciali fuori dallo Stretto di Hormuz, a un giorno dall'avvio dell'operazione – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Trump ferma il Project Freedom: «Grandi progressi verso un accordo con l'Iran»
Red. Online
06.05.2026 06:20
23:07
23:07
Trump: «Colloqui positivi, molto possibile un accordo»

L'accordo con l'Iran per chiudere in via definita la guerra è «molto possibile» a seguito dei «colloqui molto positivi» svoltisi nell'ultimo giorno. Lo ha affermato il presidente americano Donald Trump, parlando alla Casa Bianca. Trump ha detto che «abbiamo avuto colloqui molto positivi nelle ultime 24 ore ed è molto possibile che possa essere raggiunto un accordo».

Rispondendo a una domanda, il presidente ha negato che Teheran abbia rigettato la proposta americana: «perché mi dite che hanno rifiutato? Non lo sapete, non sapete cosa sta accadendo».

A una domanda «sui suoi recenti scambi di battute» con Papa Leone e su quale messaggio vorrebbe che il segretario di Stato Marco Rubio trasmettesse nell'incontro di domani con il pontefice, Trump ha dichiarato che «posso dire questo: per quanto riguarda il Papa, è una questione molto semplice, a prescindere dal fatto che io lo renda felice o meno, l'Iran non può possedere un'arma nucleare».

«È sembrato dire che potessero averla, mentre io affermo che non possono, perché se ciò accadesse, il mondo intero ne rimarrebbe ostaggio, e noi non permetteremo che ciò accada. Questo è il mio unico messaggio», ha aggiunto il presidente americano.

«Adesso la situazione è diversa. Non hanno la Marina e l'Aeronautica militare. Non dispongono più di difese antiaeree. Non è rimasto alcun radar. E i loro missili sono stati in gran parte decimati. Ne hanno ancora alcuni, probabilmente ne resta il 18% o 19%, ma non molti, se paragonati a quelli che possedevano in precedenza», ha proseguito il tycoon.

«E poi tutti i loro leader sono morti. Quindi, credo che abbiamo vinto. Se ce ne andassimo proprio ora, all'Iran occorrerebbero vent'anni per ricostruire tutto. Come definireste una situazione del genere? Siamo in una buona posizione, non è vero? Siamo in una buona posizione e le cose stanno andando bene. Ora dobbiamo ottenere ciò che ci spetta. Se non lo faremo, dovremo spingerci ancora oltre», ha osservato ancora Trump nell'incontro alla Casa Bianca con i lottatori della Ufc.

«Detto questo, però, loro vogliono raggiungere un accordo. Abbiamo avuto colloqui molto proficui nelle ultime 24 ore ed è assai probabile che riusciremo a concluderlo, certo», ha concluso, aggiungendo che non c'e' alcuna «deadline».

23:01
23:01
Obama: «Sull'Iran io fermai Netanyahu, Trump lo ha accontentato»

Barack Obama respinse il tentativo di Benyamin Netanyahu di regolare i conti con l'Iran quando era alla Casa Bianca. Il premier israeliano, nell'occasione, usò le stesse argomentazioni che alla fine hanno trovato in Donald Trump la sponda finale, quella utile.

«Credo che la mia previsione si sia rivelata esatta», ha confidato l'ex presidente americano al «New Yorker», parlando degli scenari che vedono gli USA impantanati in un conflitto impopolare che alimenta il crescente disagio dei democratici verso Israele.

È possibile che ora Netanyahu abbia «ottenuto ciò che voleva. Se questo sia ciò che è meglio per il popolo israeliano è un punto su cui nutro dei dubbi. Che sia un bene per gli Stati Uniti è un altro punto su cui ho dei dubbi. Credo ci sia un'ampia documentazione delle mie divergenze con Netanyahu», ha sottolineato Obama, voce autorevole dei democratici sempre più propensa a trascorrere il tempo con le giovani generazioni, come tutore in tempi incerti e controversi.

I dubbi sulle strategie di Israele si sono radicati sul fronte liberal americano fino a toccare il tabù delle armi nucleari in suo possesso. Il senatore «socialista» Bernie Sanders si è affermato con forza tra i principali critici, a partire dalle vicende di Gaza. Ha sostenuto la necessità di condizionare gli aiuti americani, ha sollecitato la fine del sostegno militare e ha accusato Netanyahu di perseguire una «pulizia etnica», ponendosi come difensore dei diritti dei palestinesi e al contempo da catalizzatore del malessere democartico.

Al punto che ora un gruppo di deputati ha esortato l'amministrazione Trump a riconoscere pubblicamente il programma di armi nucleari non dichiarato in capo a Israele, con una mossa che è una svolta rispetto a decenni di politica americana, confermando quello che, tra gli addetti ai lavori dell'intelligence, è una sorta di segreto di Pulcinella fin dalla fine degli anni '60.

21:59
21:59
Dall'uranio alle sanzioni: cosa prevede l'ultima bozza sull'Iran

Quattordici punti, in una sola pagina, per porre fine alla guerra USA-Iran e stabilire un quadro di riferimento per negoziati più dettagliati. Questa la struttura del memorandum a cui - secondo Axios - si starebbe lavorando, concepita per consentire agli Stati Uniti di riprendere rapidamente le azioni militari o di ripristinare il blocco navale qualora i negoziati di 30 giorni dovessero fallire. Ecco i passaggi principali:

* RISOLUZIONE DEL CONFLITTO - Cessate il fuoco immediato e apertura di una finestra negoziale di 30 giorni per un accordo dettagliato sull'apertura dello Stretto di Hormuz, la limitazione del programma nucleare iraniano e la revoca delle sanzioni americane. I negoziati potrebbero svolgersi a Islamabad o a Ginevra.

* VINCOLI NUCLEARI - Moratoria temporanea, seguita da una a lungo termine (12-15 anni), sull'arricchimento dell'uranio iraniano, con la sospensione da parte di Teheran delle attività presso le strutture sotterranee.

* SANZIONI E ASSET CONGELATI - Gli Stati Uniti in cambio revocherebbero le sanzioni economiche all'Iran e sbloccherebbero i fondi di Teheran bloccati.

* STRETTO DI HORMUZ - Revoca graduale del blocco navale americano e delle restrizioni alla navigazione imposte dall'Iran, ripristino della libertà di navigazione per tutte le imbarcazioni.

* VERIFICHE E GESTIONE DELLE SCORTE - Ispezioni potenziate delle strutture nucleari iraniane, inclusi "controlli a sorpresa" da parte degli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica. Potenziale trasferimento dell'uranio altamente arricchito dell'Iran al di fuori dei suoi confini, possibilmente verso gli Stati Uniti.

* IMPEGNI A LUNGO TERMINE - Garanzie vincolanti da parte dell'Iran di non perseguire lo sviluppo di armi nucleari.

21:57
21:57
Nuovo piano USA per la pace: «"Se Teheran accetta, guerra finita»

Donald Trump ha consegnato una nuova proposta di pace all'Iran assicurando che, se accettata, chiuderà il conflitto aperto il 28 febbraio con l'operazione «Epic Fury». Altrimenti, ha ammonito il presidente americano su Truth, i bombardamenti ripartiranno in forma più potente, «a un livello e con un'intensità molto maggiori rispetto a prima». Teheran ha iniziato le sue valutazioni di fronte all'ultimo brusco cambio di rotta di Trump, tra indicazioni in parte positive e altre che vedono in alcune richieste americane una «resa senza condizioni inaccettabile».

Il commander-in-chief ha scompaginato nuovamente le carte in poche ore: dopo aver notificato al Congresso la fine dell'operazione «Epic Fury» (annuncio dato dal segretario di Stato Marco Rubio), ieri in tarda serata ha sospeso nella sorpresa generale il «Project Freedom», l'iniziativa militare statunitense lanciata appena 24 ore prima per scortare le navi commerciali fuori da Hormuz, in parte motivandola con il «fatto che sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo» con l'Iran.

Un nuovo slancio, accompagnato da moniti all'indirizzo dei pasdaran, che lo ha portato a ipotizzare in un'intervista di 12 ore dopo alla PBS che USA e Iran potrebbero firmare l'accordo prima del suo imminente viaggio in Cina dal presidente Xi Jinping, il 14 e il 15 maggio. «È possibile, sì», ha affermato Trump.

Proprio Pechino, nel frattempo, si è unita al pressing internazionale per sollecitare la fine della guerra e la riapertura dello Stretto di Hormuz, quando il capo della diplomazia Wang Yi ha ricevuto l'omologo iraniano Abbas Araghchi.

L'offerta di Washington all'Iran, stando ad Axios, consiste in un memorandum d'intesa di una sola pagina e in 14 punti che punta a porre fine alla guerra e a gettare le basi di un quadro di riferimento più definito in vista di negoziati più dettagliati sui piani nucleari, il capitolo più spinoso. La Casa Bianca attende risposte su diversi punti principali entro le prossime 48 ore, in scia al lavoro in corso di USA e Iran con i mediatori per riavviare i negoziati che potrebbero iniziare già la prossima settimana a Islamabad oppure a Ginevra.

Il processo proposto, della durata di un mese, affronterebbe dunque il delicato tema del programma nucleare iraniano, con Teheran che dovrebbe accettare una moratoria sull'arricchimento dell'uranio in cambio di un allentamento delle sanzioni e dello sblocco dei beni iraniani congelati. Nulla è stato ancora concordato, ma le indiscrezioni parlano di parti che non sono mai state così vicine a un accordo dallo scoppio del conflitto.

Le ragioni sono piuttosto chiare: l'economia dell'Iran è al collasso con il blocco navale di Hormuz e i danni dei bombardamenti di USA e Israele. Mentre Trump deve fare i conti, sul fronte interno, con un conflitto sempre più impopolare e i prezzi della benzina - la cartina al tornasole degli umori dei consumatori americani - spediti verso i 5 dollari al gallone contro i 2.80 pre-conflitto. Uno scenario insostenibile per il presidente e le sue ambizioni di mantenere il Congresso nel controllo del Grand Old Party alle elezioni di ampia portata di midterm, a novembre. A dispetto delle indicazioni positive dalle primarie repubblicane di ieri nell'Indiana, dove cinque candidati da lui sostenuti hanno vinto, Trump continua a perdere terreno nel gradimento popolare.

Intanto, i mercati azionari hanno festeggiato le aspettative di schiarita e i prezzi del petrolio sono scesi, con tensioni al rialzo dopo l'invito di Trump all'Iran «ad accettare la proposta».

Se la portaerei americana USS Gerald Ford ha lasciato il Mediterraneo per tornare in Virginia, infine, quella francese Charles-de-Gaulle ha superato il Canale di Suez per posizionarsi nella regione del Golfo. Per l'Eliseo è il «segnale» che la coalizione promossa insieme a Londra è «pronta» ed è «capace» di garantire la «sicurezza» nello Stretto di Hormuz.

L'esercito statunitense intanto ha annunciato di aver aperto il fuoco contro una petroliera battente bandiera iraniana che tentava di forzare il blocco dei porti iraniani imposto da Washington.

21:08
21:08
USA, «neutralizzata» petroliera iraniana che forzava blocco porti

L'esercito statunitense ha annunciato di aver aperto il fuoco contro una petroliera battente bandiera iraniana che tentava di forzare il blocco dei porti iraniani imposto da Washington, al fine di «neutralizzarne il timone».

«Le forze statunitensi operanti nel Golfo hanno fatto rispettare le misure di blocco neutralizzando una petroliera battente bandiera iraniana senza carico che stava tentando di dirigersi verso un porto iraniano mercoledì alle 09.00 ora di Washington» (le 15.00 ora svizzera), ha scritto il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) su X.

«Dopo che l'equipaggio della Hasna non ha ottemperato ai ripetuti avvertimenti, le forze statunitensi hanno neutralizzato il timone della petroliera sparando diverse salve» da un aereo decollato dalla portaerei USS Abraham Lincoln, schierata nella regione, ha aggiunto il Centcom specificando che «la Hasna non è più in rotta verso l'Iran».

«Il blocco navale statunitense contro le navi che tentano di entrare o uscire dai porti iraniani rimane pienamente in vigore», continua il post su X. «Le forze del Centcom continuano ad agire con determinazione e professionalità per garantirne il rispetto».

20:24
20:24
Raid israeliano a Beirut: «colpito un capo di Hezbollah»

Un nuovo attacco israeliano ha colpito in serata i sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte del gruppo filo-iraniano Hezbollah, per la prima volta dall'entrata in vigore della tregua il 17 aprile.

In una nota congiunta il premier israeliano Benyamin Netanyahu e il ministro della difesa Israel Katz hanno reso noto che «l'IDF ha attaccato il comandante della forza Radwan dell'organizzazione terroristica Hezbollah a Beirut, per eliminarlo. Nessun terrorista gode di immunità: il lungo braccio di Israele catturerà ogni nemico e assassino. Abbiamo promesso di garantire la sicurezza agli abitanti del nord e così lo stiamo facendo».

Una fonte vicina al gruppo filo-iraniano ha confermato all'AFP che un alto comandante dell'unità d'élite di Hezbollah è stato ucciso in un attacco aereo israeliano che ha colpito la periferia meridionale di Beirut questa sera. «Malek Ballout, comandante delle operazioni della forza Radwan», è stato ucciso, ha detto la fonte.

19:41
19:41
La portaerei americana USS Ford lascia il Mediterraneo

La portaerei americana USS Gerald Ford ha lasciato il Mediterraneo, riducendo le capacità militari degli Stati Uniti in Medio Oriente sullo sfondo della fragile tregua con l'Iran.

La Ford, la portaerei più recente degli Stati Uniti, dovrebbe tornare a Norfolk, il suo porto di base in Virginia, secondo quanto riportato dal «Wall Street Journal» e dal «Washington Post».

L'unità più avanzata della Marina americana è rimasta in mare per oltre dieci mesi, il più lungo dispiegamento di una portaerei statunitense dalla fine della Guerra Fredda, secondo l'US Naval Institute.

Circa venti navi da guerra statunitensi, tra cui le portaerei USS Abraham Lincoln e USS George Bush, rimangono dispiegate nella regione in attesa degli sviluppi negoziali tra USA e Iran per un accordo di pace.

Prima raggiungere il Medio Oriente, la Ford ha contribuito alle operazioni americane nei Caraibi, dove Washington ha condotto un'intensa campagna aerea contro navi sospettate di essere coinvolte nel traffico di droga, ha sequestrato petroliere soggette a sanzioni e, soprattutto, ha promosso il blitz che portato a inizio anno alla cattura e al trasferimento negli USA dell'ex presidente venezuelano Nicolás Maduro.

La nave è stata riassegnata al Medio Oriente dal presidente Donald Trump a metà febbraio. Mentre alla fine di marzo ha dovuto rimediare a un incendio scoppiato nella lavanderia principale, avendo affrontato inoltre anche problemi seri con i servizi igienici, in base a quanto riportato dai media americani, tra scarichi intasati e lunghe code ai gabinetti.

18:54
18:54
USA-Iran vicini al riavvio dei colloqui, prossima settimana a Islamabad

Stati Uniti e Iran più vicini a una proposta per far ripartire i colloqui che potrebbero iniziare la prossima settimana a Islamabad. Lo riporta il «Wall Street Journal», in base a fonti vicine al dossier.

Interrogato durante un'intervista alla PBS sulla possibilità che gli USA e l'Iran possano firmare un accordo prima del suo viaggio in Cina, previsto per il 14 e 15 maggio, il presidente americano Donald Trump ha risposto oggi che «è possibile, sì».

16:58
16:58
Israele-Libano: terzo round colloqui settimana prossima negli USA

I rappresentanti israeliani e libanesi si incontreranno la prossima settimana a Washington per un terzo round di negoziati.

Secondo quanto riportato dall'emittente televisiva libanese LBCI, i colloqui si svolgeranno alla presenza dell'ambasciatrice del Libano negli Stati Uniti, Nada Hamadeh Moawad, del diplomatico libanese Simon Karam e di un rappresentante delle Forze armate libanesi, e avranno luogo in due giorni consecutivi: mercoledì e giovedì oppure giovedì e venerdì.

16:41
16:41
Israele, «non sapevamo USA vicini a accordo, pronti a escalation»

Israele non era a conoscenza del fatto che il presidente americano Donald Trump fosse vicino a raggiungere un accordo con l'Iran per porre fine ai combattimenti e riaprire lo Stretto di Hormuz: lo ha dichiarato un funzionario israeliano alla radio dell'esercito, ripreso dal «Times of Israel». «Ci stavamo preparando a un'escalation», ha affermato il funzionario.

Intanto la CNN, che cita una fonte israeliana a conoscenza dei dettagli, riferisce che il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu terrà oggi colloqui con funzionari dell'amministrazione Trump per comprendere meglio gli ultimi sviluppi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran.

Secondo quanto riportato, Netanyahu sta cercando aggiornamenti sullo stato dei negoziati e vuole capire quali siano le proposte attualmente sul tavolo. Israele è preoccupato per possibili concessioni dell'ultimo minuto da parte degli Stati Uniti volte a raggiungere un accordo per porre fine alla guerra con l'Iran, aggiunge il rapporto citando la fonte.

Ma in apertura della riunione del gabinetto di sicurezza questa sera il premier ha sostenuto che «c'è pieno coordinamento con gli USA e il presidente Trump, non ci sono sorprese. Condividiamo obiettivi comuni, e l'obiettivo più importante è rimuovere dall'Iran tutto l'uranio arricchito e smantellare le capacità di arricchimento dell'Iran».

«Il presidente Trump crede di poter raggiungere questo obiettivo, in un modo o nell'altro. Noi rimaniamo preparati per qualsiasi scenario, e questa è la mia direttiva alle nostre forze di sicurezza. Israele è più forte che mai, l'Iran e i suoi alleati sono più deboli che mai'', ha aggiunto Netanyahu, come comunicato dall'ufficio del premier in una nota.

16:33
16:33
Hormuz: portaerei francese si posiziona per missione

La portaerei francese Charles-de-Gaulle e la sua scorta passano oggi il Canale di Suez per preposizionarsi nella regione del Golfo nel caso di avvio di una missione, promossa da Londra e Parigi, allo scopo di ripristinare la navigazione nello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato il ministero delle Forze armate. Per l'Eliseo si tratta del «segnale» che la coalizione è «pronta» e «capace» di garantire la «sicurezza» nello Stretto di Hormuz.

La Francia ha anche espresso le sue condizioni a Washington e Teheran per lanciare una missione che metta in sicurezza lo Stretto, informa l'Eliseo. Parigi, in particolare, chiede a USA e Iran di «trattare la questione di Hormuz separatamente» dal resto del conflitto e di aprire negoziati.

«Possiamo offrire all'Iran di passare di nuovo attraverso lo Stretto con le petroliere, a condizione che Teheran accetti di impegnarsi nel negoziato al quale sono invitati dagli americani». Agli USA Parigi chiede di «togliere il blocco di Hormuz e accettare la disponibilità dell'Iran a negoziare sulle questioni di fondo».

16:31
16:31
Iran, alcune parti della proposta USA inaccettabili

L'agenzia di stampa iraniana Tasnim ha riferito, citando una «fonte ben informata», che «la proposta degli americani contiene diverse clausole inaccettabili». Lo riporta il sito israeliano Ynet.

Ebrahim Rezaei, portavoce della commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera del parlamento iraniano, ha definito su X i punti indicati nel memorandum, svelato da Axios, una «lista dei desideri americana [e] non una realtà».

15:59
15:59
Il petrolio cede il 6,75% a New York su ipotesi accordo USA-Iran

Il petrolio frena a New York in scia all'ipotesi di un accordo molto vicino tra USA e Iran: il WTI cede il 6,75%, a 95,37 dollari al barile, mentre il Brent, il benchmark internazionale, si attesta a quota 103,19 (-6,08%).

15:26
15:26
Israele: confermata la proroga per la detenzione degli attivisti della Flotilla

Il tribunale distrettuale di Beer Sheba, in Israele, ha confermato in appello la proroga della detenzione, fino a domenica, dei due attivisti della «Flotilla per Gaza» arrestati al largo delle coste greche. Lo ha riferito all’AFP l'avvocata Hadeel Abu Salih, legale di Saif Abukeshek e Thiago Ávila.

L'organizzazione israeliana per i diritti umani Adalah, che rappresenta il palestinese di origine spagnola e il brasiliano, afferma che la decisione del tribunale è «illegittima e irragionevole».

Secondo Adalah, la sentenza «non ha affrontato la fondamentale mancanza di autorità legale dello Stato per effettuare un arresto - che di fatto equivaleva a un rapimento - in acque internazionali».

«Un arresto legittimo in queste circostanze richiederebbe un'estradizione formale. Poiché non esiste un'autorità legale per l'arresto, ogni giorno successivo di detenzione è illegale», sostiene l'organizzazione per i diritti umani.

Si afferma inoltre che il tribunale di Beer Sheba, confermando la decisione del Tribunale di primo grado di Ashkelon, «si è basato su prove segrete», impedendo agli avvocati di Adalah di contestarlo poiché non avevano avuto accesso a tali prove.

14:00
14:00
Trump: «Se l'Iran accetta l'accordo, Hormuz sarà riaperto a tutti»

Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che lo Stretto di Hormuz rimarrà aperto a tutte le navi, comprese quelle iraniane, se Teheran accetterà i termini attualmente in discussione con Washington.

«Supponendo che l'Iran accetti di dare quanto concordato, il che è forse un'ipotesi azzardata, la già leggendaria Epic Fury giungerà al termine», ha dichiarato Trump su Truth.

Il presidente USA ha però avvertito che se l'Iran non accetterà l'intesa, «inizieranno i bombardamenti», aggiungendo che l'azione militare sarà condotta «a un livello e con un'intensità molto maggiori rispetto a prima».

13:59
13:59
Petrolio in caduta libera, il Brent scende sotto i 100 dollari

Il petrolio e il gas sono in caduta libera dopo le ipotesi di una intesa tra USA e Iran e la possibilità di uno sblocco dello Stretto di Hormuz.

Sul fronte del greggio il Wti scende del 12% a 90,16 dollari al barile. Il Brent registra una flessione dell'11% a 97,74 dollari. In picchiata anche il gas. Ad Amsterdam le quotazioni scendono del 12% a 41,36 euro al megawattora.

13:58
13:58
«L'Iran ha causato agli USA più danni di quanto era noto»

Le immagini satellitari mostrano che l'Iran ha colpito molte più infrastrutture militari statunitensi di quanto riportato. Lo scrive il «Washington Post».

Il quotidiano americano dà conto di un'analisi svolta sulle immagini satellitari da cui emerge che l'entità dei danni è di gran lunga superiore a quanto pubblicamente ammesso dal governo degli Stati Uniti o precedentemente riportato.

Dall'inizio della guerra gli attacchi iraniani hanno danneggiato o distrutto almeno 228 strutture o equipaggiamenti legati a siti militari americani sparsi in Medio Oriente, colpendo hangar, caserme, depositi di carburante, velivoli e apparecchiature radar, comunicazioni e difesa aerea.

La minaccia di attacchi aerei ha reso alcune basi americane nella regione troppo pericolose per essere presidiate ai livelli abituali: di conseguenza, all'inizio del conflitto, il 28 febbraio, i comandi americani hanno trasferito la maggior parte del personale dei siti più esposti fuori dalla portata del fuoco iraniano, secondo quanto riferito da funzionari ufficiali.

Sette militari americani, ad esempio, hanno perso la vita in attacchi di Teheran alle strutture americane, di cui sei in Kuwait e uno in Arabia Saudita, ed entro la fine di aprile oltre 400 soldati hanno riportato ferite, ha comunicato il Pentagono.

Malgrado la maggior parte dei feriti sia rientrata in servizio nel giro di pochi giorni, almeno 12 hanno riportato lesioni classificate come gravi dai funzionari militari, secondo quanto riferito da fonti ufficiali statunitensi.

11:40
11:40
«USA e Iran vicini al memorandum, in attesa della risposta di Teheran»

La Casa Bianca ritiene di essere vicina a un accordo con l'Iran su un memorandum d'intesa di una sola pagina per porre fine alla guerra e stabilire un quadro di riferimento per negoziati più dettagliati sul nucleare. Lo scrive Axios. Gli Stati Uniti si aspettano risposte dall'Iran su diversi punti chiave nelle prossime 48 ore.

L'accordo prevederebbe l'impegno dell'Iran a una moratoria sull'arricchimento nucleare, l'accordo degli Stati Uniti a revocare le sanzioni e a sbloccare miliardi di dollari di fondi iraniani congelati, e la revoca da parte di entrambe le parti delle restrizioni al transito attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il memorandum d'intesa di una pagina e 14 punti è in fase di negoziazione tra gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, e diversi funzionari iraniani, sia direttamente che tramite mediatori. Nella sua forma attuale, dichiarerebbe la fine della guerra nella regione e l'inizio di un periodo di 30 giorni di negoziati per un accordo dettagliato sull'apertura dello stretto, la limitazione del programma nucleare iraniano e la revoca delle sanzioni statunitensi. Secondo due fonti, i negoziati potrebbero svolgersi a Islamabad o a Ginevra.

Secondo un funzionario statunitense, le restrizioni iraniane al traffico marittimo attraverso lo stretto e il blocco navale statunitense sarebbero gradualmente revocati durante quel periodo di 30 giorni. Se i negoziati fallissero, le forze statunitensi sarebbero in grado di ripristinare il blocco o riprendere le azioni militari, ha affermato.

La durata della moratoria sull'arricchimento dell'uranio è oggetto di intense negoziazioni. Tre fonti indicano una durata di almeno 12 anni, mentre una suggerisce 15 anni come termine più probabile. L'Iran ha proposto una moratoria di 5 anni, mentre gli Stati Uniti ne hanno richiesti 20. Secondo la fonte, gli Stati Uniti vorrebbero inserire una clausola in base alla quale qualsiasi violazione da parte dell'Iran in materia di arricchimento prolungherebbe la moratoria. Dopo la scadenza, l'Iran sarebbe in grado di arricchire l'uranio fino al livello minimo del 3,67%.

Due fonti ben informate di Axios hanno anche affermato che l'Iran accetterebbe di rimuovere dal Paese l'uranio altamente arricchito, una priorità chiave degli Stati Uniti che Teheran ha finora respinto. Una fonte ha affermato che una delle opzioni in discussione è il trasferimento del materiale negli Stati Uniti.

10:02
10:02
Pechino: «Cessazione immediata delle ostilità in Iran è di estrema urgenza»

La Cina ha affermato che una cessazione completa delle ostilità è di «estrema urgenza» e che la prosecuzione dei negoziati rimane «di fondamentale importanza», dopo l'incontro a Pechino tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il massimo diplomatico cinese Wang Yi. Lo riportano i media internazionali.

Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che Wang ha detto ad Araghchi che la Cina è «un partner strategico affidabile dell'Iran» e ha espresso la speranza che le parti coinvolte rispondano agli appelli internazionali per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz.

10:00
10:00
ONU: «Israele rilasci immediatamente gli attivisti della Flottilla»

«Israele deve rilasciare immediatamente e senza condizioni Saif Abukeshek e Thiago de Avila, membri della Global Sumud Flotilla»: lo chiede il portavoce dell'Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, Thameen Al-Kheetan.

«Non è un crimine mostrare solidarietà e tentare di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese di Gaza, che ne ha un disperato bisogno», sottolinea il portavoce in un commento reso noto a Ginevra. I due attivisti «continuano a essere trattenuti senza accusa».

Il portavoce cita gli «inquietanti» resoconti di gravi maltrattamenti subiti da Abukeshek e de Avila, abusi che «devono essere indagati».

L'Ufficio dell'Alto commissario Onu per i diritti umani chiede anche «la fine dell'uso da parte di Israele della detenzione arbitraria e di una legislazione antiterrorismo vaga e generica, incompatibile con il diritto internazionale in materia di diritti umani». Israele - afferma - deve inoltre porre fine al blocco di Gaza, nonché consentire e facilitare l'ingresso di aiuti umanitari in quantità sufficienti.

09:18
09:18
Nave francese colpita nello Stretto di Hormuz, equipaggio ferito

Una nave portacontainer della Cma Cgm è stata «bersaglio di un attacco» nello Stretto di Hormuz, come confermato dalla compagnia di navigazione francese. Lo riportano i media internazionali.

Secondo al-Jazeera e altri media si tratterebbe della nave «San Antonio». La compagnia ha aggiunto che l'attacco ha provocato feriti tra i membri dell'equipaggio e danni alla nave. I feriti sono stati evacuati e stanno ricevendo assistenza medica; stando all'agenzia turca Anadolu si tratterebbe di cittadini filippini.

Secondo quanto appreso dal quotidiano «Le Parisien» da «fonti di alto livello», la nave è stata colpita da «un drone o un missile iraniano» quando aveva già lasciato da due ore lo Stretto ed era sotto scorta americana, nel quadro dell'operazione «Project Freedom» lanciata dal presidente Donald Trump il giorno precedente.

06:54
06:54
Il ministro degli Esteri cinese Wang ha incontrato a Pechino l'omologo iraniano Araghchi

Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha incontrato oggi a Pechino il suo omologo iraniano Abbas Araghchi, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa statale cinese Xinhua senza fornire ulteriori dettagli.

Araghchi avrebbe dovuto «discutere delle relazioni bilaterali e degli sviluppi regionali e internazionali» con Wang, come precedentemente riportato dall'agenzia di stampa iraniana Fars.

06:23
06:23
Trump ferma il Project Freedom: «Grandi progressi verso un accordo con l'Iran»

Donald Trump scompiglia ancora le carte e annuncia a sorpresa una «breve» sospensione di Project Freedom, l'iniziativa militare USA che vuole scortare le navi commerciali fuori dallo Stretto di Hormuz, a un giorno dall'avvio dell'operazione. In un post su Truth, il presidente americano ha spiegato che la decisione si fonda in parte sul «fatto che sono stati compiuti grandi progressi verso un accordo completo e definitivo» con l'Iran.

Il Project Freedom, pertanto, «sarà sospeso per un breve periodo di tempo, al fine di verificare se l'accordo possa essere finalizzato e firmato», ha scritto poi il tycoon, il cui post ha fatto balzare i futures azionari, alimentando le speranze su un accordo di pace capace di porre fine al conflitto di Stati Uniti-Israele con l'Iran e consenta la riapertura dello Stretto, dove transita il 20% del greggio mondiale.

La mossa è maturata dopo i ripetuti episodi che hanno fatto temere la rottura della precaria tregua e l'invito del segretario di Stato Marco Rubio all'Iran a «fare una scelta sensata» e a intraprendere la via diplomatica che potrebbe portare alla «ricostruzione, alla prosperità e alla stabilità, e a non rappresentare più una minaccia per il mondo». L'Iran, ha detto Rubio in un briefing alla Casa Bianca, deve «accettare la realtà della situazione» e sedersi al tavolo delle trattative, accettando condizioni che siano vantaggiose non solo per sé, ma anche per il mondo. «Non dovrebbero assolutamente mettere alla prova la volontà degli USA», ha aggiunto.

Trump ha annunciato il Project Freedom domenica sera, assicurando i Paesi, le cui navi sono rimaste bloccate per il conflitto, che gli USA avrebbero le «scortate in sicurezza fuori da queste vie d'acqua soggette a restrizioni». Washington ha reso noto che quasi 23.000 marinai, a bordo di navi battenti bandiera di 87 Paesi, sono fermi nel Golfo Persico a causa della chiusura de facto dello Stretto di Hormuz imposta dall'Iran. Domenica sera, il Comando militare centrale USA (Centcom) ha comunicato che le forze armate avrebbero schierato «cacciatorpediniere lanciamissili, oltre 100 aerei e navali, piattaforme senza pilota multi-dominio e 15.000 effettivi» a sostegno di Project Freedom, verso cui Teheran ha reagito con rinnovata ostilità.

L'operazione di scorta delle navi ha provocato uno scontro a fuoco tra Stati Uniti e Iran, oltre a una serie di attacchi missilistici dei pasdaran contro gli Emirati Arabi Uniti: un'escalation che non si verificava da quando, un mese fa circa, è stato annunciato il cessate il fuoco. Ora, il nuovo colpo di scena di Trump.

06:21
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Il punto alle 6.00

«Molte nazioni hanno chiesto agli Stati Uniti di aiutare a liberare le loro navi nello stretto di Hormuz. Lo stiamo facendo non solo perché ci è stato chiesto, ma perché siamo gli unici a poterlo fare», ha detto ieri in serata il segretario di Stato Marco Rubio, parlando alla Casa Bianca.

«Questo è il primo passo verso la sua riapertura e per porre fine all'ultimo disperato tentativo del regime (iraniano, ndr) di incendiare l'economia». Il presidente Trump «ha ordinato alle forze armate Usa di guidare queste navi in salvo, il primo passo verso la riapertura dello stretto», ha aggiunto Rubio. Gli Stati Uniti, con Trump, «aiuteranno i nostri amici. Ci opporremo ai regimi canaglia come quello di Teheran e non esiteremo a usare il nostro potere e le nostre capacità per proiettare la nostra potenza militare al servizio del nostro interesse nazionale al di sopra di ogni altra cosa», ha assicurato il segretario di Stato.