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Presidente americano di fronte a un dilemma, secondo il NYT: non hanno attaccato gli USA ma hanno colpito l'Arabia Saudita, di cui Trump ha bisogno per l'Iran – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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23:06
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«Il blocco navale USA a Hormuz costa oltre 30 milioni di dollari al giorno»
Gli Stati Uniti stanno spendendo oltre 30 milioni di dollari al giorno per il blocco navale dello Stretto di Hormuz in funzione anti-Iran. Un'iniziativa che, riferisce Bloomberg, sta mettendo a dura prova il bilancio della Marina, gli equipaggi e la prontezza operativa globale.
La guerra contro l'Iran occuperà un posto centrale nell'incontro di domani tra il presidente Donald Trump e i leader del Golfo, a margine dell'Assemblea generale dell'ONU. Gli attacchi degli Houthi in Arabia Saudita e l'aumento dei prezzi dell'energia evidenziano il crescente impatto globale di un conflitto che, secondo le ultime stime del Pentagono, è costato agli Stati Uniti oltre 43 miliardi di dollari.
20:44
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«I jet erano pronti contro gli Houthi, poi lo stop di Trump»
I caccia erano in pista, la lista dei target da colpire era stata approvata e gli attacchi stavano per iniziare. Poi, all'improvviso, è arrivato il contrordine di Donald Trump e i previsti raid contro gli Houthi dello Yemen sono stati sospesi, almeno per ora. Tirato per la giacchetta da due settimane, il commander-in-chief ha deciso alla fine di non intervenire.
A nulla sono valse le richieste di aiuto dell'amico-alleato Mohammed bin Salman. Non è servito neanche il colloquio con il leader dello Yemen Rashad al-Alimi: il suo appello non ha incassato nessuna promessa di sostegno militare. A prevalere è stato lo scetticismo dei consiglieri della Casa Bianca, preoccupati dall'idea di aprire un nuovo fronte in Medio Oriente a poche settimane dalle elezioni di metà mandato che vedono già i repubblicani in difficoltà a causa della guerra in Iran.
Negli ultimi dieci giorni, secondo le ricostruzioni del New York Times, il principe alla corona saudita ha fatto appello a Trump affinché gli Stati Uniti scendessero in campo a fianco di Riad per fermare l'avanzata degli Houthi. Dopo l'ultima telefonata alla fine della scorsa settimana, il commander-in-chief sembrava aver ceduto al pressing e aveva dato disposizione alle forze armate di prepararsi ad attaccare. Ieri pomeriggio però è arrivata la nuova svolta: Trump, rientrato in anticipo da Camp david, ha revocato l'ordine di agire. «Parliamo con gli Houthi», ha ribadito, insistendo sul fatto che i ribelli hanno concordato di non attaccare gli Stati Uniti.
Il repentino cambio di rotta è stato accolto con un sospiro di sollievo dall'entourage del presidente, contrario alla possibilità di una discesa in campo americana date le pressioni a cui sono già sottoposte le forze armate nella guerra con l'Iran. «Non ha voluto aprire il vaso di Pandora perchè attaccare avrebbe messo a rischio Bab el-Mandeb, creando un'ulteriore ostacolo» al flusso di petrolio, ha detto ad Axios Alex Plitasas, ex del Pentagono.
Allo stesso tempo l'esitazione di Trump su come procedere mostra il dilemma del presidente: se da un lato è vero che i ribelli non hanno attaccato gli Stati Uniti, dall'altra parte è vero che hanno colpito l'Arabia Saudita, stretto alleato americano. E il commander-in-chief ha bisogno di Riad per cercare di risolvere la guerra in Iran e stabilizzare il Medio Oriente.
A margine dell'assemblea dell'Onu, Trump incontrerà a New York i Paesi del Golfo, l'Arabia Saudita inclusa, per fare il punto sulle prossime mosse del conflitto in Iran, sul quale al momento non si intravede una svolta. Nonostante il pugno duro economico di Washington, Teheran per ora sembra resistere. Un nuovo pesante colpo si profila però all'orizzonte. Dal 23 settembre - ha annunciato il segretario al Tesoro Scott Bessent - «tutte le compagnie aeree iraniane saranno bloccate in tutto il mondo perché se atterrano, non sarà possibile fornire loro carburante o servizi di assistenza a terra, né vendere biglietti, altrimenti si rischia l'esclusione dal sistema del dollaro».
Non è comunque escluso che il commander-in-chief possa incontrare all'Onu anche il presidente iraniano Masoud Pezeshkian nel tentativo di imprimere un svolta alle trattative in fase di stallo ormai da settimane. In agenda al momento Trump non ha alcun appuntamento con la controparte iraniana, ma la sua incrollabile fiducia nelle sue capacità di stringere accordi e nella forza degli incontri faccia a faccia potrebbe spingerlo a sedersi con Pezeshkian.
20:23
20:23
I prezzi del diesel a nuovi record negli USA
I prezzi del diesel continuano a correre negli Usa e sfondano la soglia psicologica dei 6,5 dollari al gallone. In base alle rilevazioni della American Automobile Association (AAA), il costo al distributore del diesel è salito a 6,5107 nella media su scala nazionale.
17:51
17:51
«Un leader yemenita ha chiesto aiuto a Trump contro gli Houthi»
Il capo del Consiglio presidenziale dello Yemen, Rashad al-Alimi, sostenuto dall'Arabia Saudita, ha avuto ieri un colloquio telefonico con il presidente statunitense Donald Trump, durante il quale ha chiesto il sostegno americano contro gli Houthi - sostenuti dall'Iran - come riferito all'Afp da una fonte del suo ufficio.
Trump non ha promesso sostegno militare, ha precisato la fonte, aggiungendo che la chiamata è avvenuta domenica e intendeva esprimere solidarietà al governo yemenita, in grave difficoltà dopo che gli Houthi hanno conquistato l'intera costa del Paese sul Mar Rosso con un'offensiva lampo.
16:48
16:48
Il petrolio accentua il calo, anche il Brent sotto i 100 dollari
Si amplia il calo del petrolio, in scia alle speranze di una ripresa delle iniziative diplomatiche per porre fine alla guerra tra USA e Iran. Dopo il Wti, in calo del 4,6% a 95,7 dollari al barile, anche il Brent scivola sotto i 100 dollari al barile, toccando un minimo di 99,88, in flessione del 3,8%, prima di riposizionarsi attorno ai 100.
15:49
15:49
Bessent: «Compagnie aeree iraniane bloccate il 23 settembre»
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha avvertito che, tra due giorni, le compagnie aeree iraniane avranno difficoltà a operare a livello globale a causa delle sanzioni americane, mentre l'amministrazione Trump cerca di mantenere alta la pressione su Teheran.
Il 23 settembre «tutte le compagnie aeree iraniane saranno bloccate in tutto il mondo», ha sottolineato Bessent alla Cnbc in un'intervista. «Se atterrano, non è possibile fornire loro carburante, né servizi di atterraggio, né vendere loro biglietti; altrimenti si verrà esclusi dal sistema del dollaro», ha aggiunto.
11:38
11:38
Raid israeliano nel distretto libanese di Tiro
L'esercito israeliano ha effettuato un attacco aereo contro la località di Zibqin, nel distretto di Tiro (nel Libano meridionale), secondo quanto riferisce l'agenzia di stampa statale libanese National News Agency.
L'agenzia ha inoltre segnalato che le forze israeliane hanno aperto il fuoco con l'artiglieria contro i centri di Al-Mansouri e Majdal Zoun e le valli adiacenti, e che alcune abitazioni ad Al-Mansouri sono state fatte saltare in aria.
Già giovedì scorso le forze israeliane avevano bombardato entrambe le località nel corso di un'avanzata più ampia verso i centri di confine, provocando il ferimento di almeno due persone.
11:37
11:37
Il presidente iraniano Pezeshkian a New York per l'Assemblea ONU
L'agenzia statale iraniana Irna ha annunciato che il presidente Masoud Pezeshkian si recherà a New York per partecipare all'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
«A margine del vertice, è inoltre previsto che egli tenga incontri e consultazioni con diversi capi di Stato e funzionari», riferisce Irna, aggiungendo che il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, «è partito da Teheran alla volta di New York il 20 settembre, effettuando una breve sosta a Doha durante il viaggio».
11:37
11:37
I Pasdaran minacciano di colpire «nuovi obiettivi» se gli USA attaccano
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato di colpire «nuovi obiettivi» con «nuove armi» in caso di attacco statunitense, secondo quanto dichiarato in un comunicato.
«In caso di un nuovo attacco, ci saranno cambiamenti significativi nella nostra difesa e controffensiva», hanno scritto, riferendosi a «un cambiamento nella geografia della guerra» e a «un cambiamento nelle armi e nell'equipaggiamento militare utilizzati». «Useremo nuove armi con nuove capacità sul campo di battaglia e il mondo ne rimarrà sorpreso», hanno aggiunto.
I Pasdaran hanno regolarmente lanciato simili avvertimenti dall'inizio del conflitto in Medio Oriente, e in particolare negli ultimi giorni.
07:05
07:05
Siria, serie di esplosioni vicino ad Aleppo
Almeno quattro persone sono rimaste ferite in seguito a una serie di esplosioni avvenute nei pressi di una struttura militare ad Aleppo, nel nord della Siria; lo hanno riferito i media statali.
Non è stata resa nota nell'immediato la causa delle esplosioni, verificatesi - secondo l'agenzia di stampa statale siriana SANA - presso una «struttura militare» vicino alla località di Al-Eis. Un civile è rimasto ferito dalle schegge a causa dell'esplosione presso «un deposito di munizioni», ha riferito successivamente la SANA citando il Ministero per le Emergenze e la Gestione dei Disastri. Altri due civili hanno riportato temporanee «difficoltà respiratorie», mentre un ulteriore civile è rimasto ferito in un incidente stradale mentre tentava di fuggire dall'area dell'esplosione.
Le squadre della protezione civile siriana hanno trasportato i feriti in ospedale ed evacuato tre famiglie dal luogo dell'incidente, rimanendo in stato di «massima allerta a causa del perdurare delle esplosioni».
Il capo delle operazioni della protezione civile di Aleppo, Faisal Mohammad Ali - citato dall'emittente statale Al-Ikhbariya - aveva dichiarato in precedenza che le esplosioni avevano impedito ai soccorsi di raggiungere rapidamente il sito.
Diversi episodi simili si sono già verificati in Siria, Paese che sta uscendo da oltre un decennio di guerra civile seguita alla caduta del leader di lunga data Bashar al-Assad, avvenuta alla fine del 2024. Venerdì, un'esplosione di origine sconosciuta in una struttura militare nella provincia orientale di Deir Ezzor ha causato la morte di 11 persone. All'inizio del mese, un'esplosione presso un deposito di armi del Ministero della Difesa ha provocato 14 vittime e 11 feriti nella provincia nord-occidentale di Idlib. Poco più di una settimana prima, nella stessa zona, cinque persone avevano perso la vita a causa dell'esplosione di un veicolo che trasportava munizioni.
06:21
06:21
Il punto alle 6.00
Donald Trump ha deciso di non unirsi all'Arabia Saudita e di non colpire gli Houthi quando le forze armate americane avevano già approvato la lista dei target, stavano caricando le bombe e gli attacchi stavano per iniziare.
Secondo le ricostruzioni del New York Times, giovedì dopo la telefonata con il principe alla corona saudita Mohammed bin Salman, che lo aveva supplicato di intervenire, il presidente aveva cambiato idea e deciso di attaccare gli Houthi. Nel corso delle ultime ore è però arrivata l'ennesima svolta, con Trump che ha improvvisamente deciso di non colpire più. Una decisione che pone il commander-in-chief di fronte a un dilemma. Anche se è vero che gli Houthi finora non hanno attaccato gli Stati Uniti, è altrettanto vero che hanno colpito l'Arabia Saudita, di cui Trump ha bisogno per l'Iran.
