Trump in Michigan attacca Obama: «Appoggia un jihadista»

Dopo il ciclone Barack Obama a Detroit, che ha galvanizzato i democratici anche in vista delle presidenziali del 2028, in Michigan arriva Donald Trump. È la prima volta, nel corso del suo tour elettorale per le midterm, che il presidente americano visita questo Stato cruciale per il controllo del Senato.
Ma il suo arrivo è stato preceduto da violenti attacchi contro il candidato democratico Abdul El-Sayed che, nel comizio di ieri, Obama ha presentato come un novello Roosevelt, portatore di quel cambiamento che gli americani liberal chiedono.
Per il tycoon l'epidemiologo di origine egiziana che il 3 novembre sfiderà l'ex deputato repubblicano Mike Rogers, è «un jihadista» e supporter dei Fratelli Musulmani. «Non vogliamo uno di loro al Senato», ha attaccato il presidente parlando con i giornalisti alla Casa Bianca prima di partire per il Michigan. E ancora: «Obama ora fa campagna elettorale per un jihadista dei Fratelli Musulmani, che odia gli ebrei, i neri, gli americani e Trump. E anche lui perderà. È un falso medico, che gestisce quella che è considerata la peggiore clinica d'America».
La strategia del commander-in-chief, presentare El-Sayed come un pericoloso islamista che punta a portare la sharia nelle aule di Capitol Hill, finora non si è rivelata efficace. Almeno stando ai sondaggi che danno il dem in leggero vantaggio sul repubblicano. L'epidemiologo è stato abile nel rispondere agli attacchi di The Donald, evitando l'insulto diretto e ribadendo la sua fedeltà ai valori sanciti dalla Costituzione americana. Qualche giorno fa è diventato virale sui social media un confronto tra il candidato ed una persona del pubblico che gli ha chiesto di «prendere le distanze dai Fratelli Musulmani». «Prendo chiaramente le distanze» dal movimento, ha risposto El-Sayed. «Ma che domanda è?». In uno spot elettorale, invece, ha rivendicato il suo credo musulmano sostenendo che «a Washington c'è troppa poca fede».
D'altra parte Trump è volato a Port Huron, in un'area del Michigan in cui alle elezioni presidenziali del 2024 ha ottenuto oltre il 66% dei voti. Si è guardato bene da scendere nell'arena di Detroit dove la battaglia commerciale contro il Canada ha causato gravi ripercussioni nell'industria automobilistica, tanto che Rogers è stato costretto a prendere le distanze dalla politica del presidente.
Il candidato repubblicano ha elogiato i dazi di Trump perché hanno favorito investimenti nel settore manifatturiero in Michigan da parte di Chevrolet e Detroit Diesel, ma ha dovuto ammettere che «l'aspetto legato al comparto automobilistico di queste tariffe sul Canada preoccupa un po'». «Ci sono aspetti positivi e altri su cui dobbiamo lavorare», ha dichiarato durante la trasmissione 'Meet the Press' poco prima di salire sul palco con il tycoon. Trump lo ha quindi lodato, descrivendolo come una figura che condivide i valori degli elettori del Michigan. «Sarà un senatore straordinario. Solido come una roccia. Un vero americano, fino al midollo», ha dichiarato a Fox news.
La partita, in Michigan come in altri Stati in bilico, è ancora aperta. Ai democratici serve un guadagno netto di quattro seggi, sia al Senato che alla Camera per ribaltare le risicate maggioranze repubblicane. E a rimescolare le carte, potrebbe essere una fetta piccola ma significativa di trumpiani pentiti. Secondo l'ultimo sondaggio del Washington Post, infatti, circa un elettore registrato su cinque tra coloro che hanno votato per il presidente nel 2024, ovvero il 22%, non approva più il suo operato e non lo sceglierebbe alle urne. Questo gruppo rappresenta circa l'8% dell'elettorato. Non si tratta di elettori naturalmente orientati verso i democratici, la stragrande maggioranza si definisce repubblicana o indipendente, ma a queste elezioni hanno dichiarato che voteranno per lo schieramento opposto.