Usa

Trump parla al Paese delle future elezioni

In vista delle midterm di novembre, il presidente ha deciso di lanciare l'offensiva sul voto, accennando solamente ai temi che agitano i sogni degli elettori e innervosendo i repubblicani, sempre più preoccupati da un possibile effetto boomerang
Julia Demaree Nikhinson
Ats
16.07.2026 21:08

Bocciato dagli americani sull'Iran e l'economia, Donald Trump si è rivolto oggi alla nazione per parlare a tutto campo, ma soprattutto di «integrità delle elezioni».

In vista delle midterm di novembre, il presidente ha deciso di lanciare l'offensiva sul voto denunciando interferenze estere e la scarsa sicurezza del macchine per il conteggio delle schede, accennando solamente ai temi che agitano i sogni degli elettori e innervosendo i repubblicani, sempre più preoccupati da un possibile effetto boomerang.

Partendo dal 2020 e dalla teoria della «Big Lie» - grande bugia - delle elezioni «rubate» da Joe Biden, il presidente ha portato l'attenzione degli americani sul Save America Act, il provvedimento che tanto gli sta a cuore ma che è bloccato in Senato per la mancanza di voti.

La misura limita il voto per posta e richiede l'obbligo della presentazione di un documento per votare. E per Trump la sua approvazione è fondamentale in vista di novembre. «Se non abbiamo elezioni sicure, non abbiamo un Paese. È essenziale per la nostra democrazia e per la nostra repubblica», ha detto la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, l'unica che è parsa avere un'idea del discorso del presidente, avvolto fino all'ultimo nel mistero anche per molti dei suoi più stretti collaboratori.

Un massimo riserbo che ha suscitato non poco nervosismo fra i politici. Molti nell'entourage del presidente, così come tra le file repubblicane, temono che parlare di elezioni e integrità del voto ora, portando alla ribalta ancora una volta la tesi delle elezioni rubate del 2020, sia alla lunga controproducente. Accennando solamente ai veri problemi degli americani, a partire dal carovita, comporta invece il rischio di complicare ulteriormente le chance dei conservatori a novembre.

Il partito del presidente sta già pagando la sua scarsa popolarità: in base all'ultimo sondaggio di Washington Post-Ipsos, il tasso di gradimento di Trump è fermo al 37%, ma scende al 33% per l'economia e al 29% sull'Iran. Dalla rivelazione emerge una perdita dei consensi da parte del presidente anche fra i repubblicani. Un segnale particolarmente preoccupante per il Grand Old Party che si affida di più alla nuove mappe elettorali che alla Casa Bianca per cercare di fermare l'attesa valanga democratica nelle elezioni di meté mandato.

Convinto che parlare di sicurezza delle elezioni in questo momento sia essenziale è invece Steve Bannon. L'ex stratega della Casa Bianca è convinto che tornare a sventolare le elezioni rubate del 2020 galvanizzerà nelle prossime settimane la base di Trump, motivandola a votare per i repubblicani. L'analisi non convince però i repubblicani moderati: «Deve parlare di economia e del calo dell'inflazione», ripetono dietro le quinte, facendo pressione sulla Casa Bianca affinché spinga Trump a concentrarsi sul voto senza distrazioni. Un pressing per ora senza esito, con il presidente tirato per la giacchetta dal dossier iraniano che si sta rivelando ben più complesso dell'operazione stile Venezuela che voleva condurre contro Teheran.