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Trump: «Stiamo vincendo in Iran», ma i suoi consiglieri temono una guerra fino al 2029

Vance e Rubio avrebbero avvertito il presidente che Teheran potrebbe resistere ancora a lungo – Il tycoon evoca nuovi raid e scherza: «Hormuz diventerà lo Stretto di Trump» — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Trump: «Stiamo vincendo in Iran», ma i suoi consiglieri temono una guerra fino al 2029
Red. Online
10.09.2026 06:27
23:27
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«Gli attacchi aerei Usa contro gli Houthi hanno ucciso 213 civili»

Gli attacchi aerei USA contro i militanti Houthi dello Yemen dalla fine del 2023 alla metà del 2025 hanno ucciso 213 civili, secondo un rapporto pubblicato dal Costs of War Project della Brown University. La maggior parte delle vittime, 208 morti e 341 feriti, si sono verificate nel secondo mandato del presidente Donald Trump, mentre la sua amministrazione ha cominciato a combattere il gruppo yemenita sostenuto dall'Iran, ha riferito il New York Times.

Il Pentagono non ha riconosciuto pubblicamente la morte di civili negli attacchi del 2024, ma ha riferito di aver ucciso 153 civili e ferito 243 nello Yemen nel 2025. Nell'ottobre del 2023, il presidente Joseph Biden ordinò attacchi aerei di ritorsione nello Yemen dopo l'attacco dei combattenti Houthi contro un cacciatorpediniere della Marina USA nel Mar Rosso, e di nuovo a gennaio del 2024 dopo che missili e droni Houthi avevano preso di mira navi civili nella regione.

23:06
23:06
«Centinaia di consiglieri militari USA in Arabia Saudita contro gli Houthi»

Gli Stati Uniti stanno fornendo all'Arabia Saudita supporto nella campagna militare contro gli Houthi, sostenuti dall'Iran. Nel complesso, tra i 100 e i 200 consiglieri militari americani si trovano attualmente nel Paese alleato per dare aiuto in tempo reale in materia di intelligence, individuazione degli obiettivi e dati geospaziali contro gli Houthi, nello Yemen, segnando una significativa escalation del coinvolgimento Usa in un confronto sempre più acceso.

L'assistenza rientra nell'ambito del comando congiunto di recente costituzione e rappresenta un'estensione della cooperazione esistente tra i due Paesi. Tuttavia, gli Usa non partecipano direttamente agli attacchi e stanno limitando il sostegno a garantire che le operazioni saudite si svolgano in modo fluido e professionale.

Il sostegno statunitense giunge in un momento caratterizzato dai recenti avanzamenti degli Houthi nella penisola: negli ultimi giorni, i combattimenti hanno raggiunto l'intensità massima dal 2022, anno in cui era stata raggiunta una fragile tregua tra Houthi e il governo yemenita sostenuto da Riad, ma da allora il Paese è rimasto di fatto diviso in due.

22:26
22:26
«Nuovo round di colloqui con il Libano la prossima settimana a Roma»

Un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano a Roma è previsto per la settimana prossima, con inizio previsto martedì o mercoledì: lo riferisce il Times of Israel citando un funzionario israeliano, secondo cui non è ancora stato confermato in quale dei due giorni partiranno le conversazioni.

Da parte sua, la tv pubblica Kan ha parlato di colloqui suddivisi su due giorni, martedì e mercoledì.

21:25
21:25
Israele bombarda il sud del Libano: «Distrutte infrastrutture di Hezbollah»

Israele ha annunciato di aver completato la demolizione di importanti infrastrutture sotterranee realizzate da Hezbollah sulla strategica cresta di Ali al-Taher, nel Libano meridionale.

«Si tratta di infrastrutture terroristiche strategiche costruite nell'arco di due decenni, con finanziamenti e pianificazione iraniani», si legge in una nota comune del premier Benyamin Netanyahu e del ministro della difesa Israel Katz. La loro distruzione «completa l'acquisizione del controllo operativo sulla cresta di Ali al-Taher, sia in superficie che nel sottosuolo».

Reporter dell'AFP hanno riferito di forti esplosioni nel sud del Libano.

Secondo il sito israeliano Ynet, l'esercito ha utilizzato «più di 1.100 tonnellate di esplosivo» nei tunnel sul crinale di Ali Taher. L'esplosione, secondo il sito, è stata di tale violenza che il Centro sismologico euro-mediterraneo, organizzazione non governativa, ha segnalato un terremoto di magnitudo 4.1.

Il centro sismologico ha riportato una scossa di tale magnitudine a 10 km di profondità, in un punto situato a 25 km a sud di Sidone e a 16 a nord-est di Tiro, registrata alle 21.08 ora locale (le 20.08 in Svizzera).

19:15
19:15
«L'Iran ha ripreso la produzione di missili balistici»

L'Iran ha ripreso la produzione di missili balistici usando i componenti a disposizione nelle sue scorte e operando in strutture sotterranee. Lo riporta il «Wall Street Journal» citando funzionari americani.

Secondo quetsi ultimi Teheran sta assemblando sia missili a propellente liquido che solido partendo da componenti che aveva a disposizione prima della guerra.

18:17
18:17
AIEA: «Osservate attività di costruzione a Pickaxe Mountain»

L'Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA) ha riferito di aver osservato attività di costruzione a Pickaxe Mountain, in Iran, sito segnalato dall'intelligence occidentale come probabile luogo di stoccaggio di materiale nucleare.

«Ci sono indicazioni di movimenti attorno a questo cantiere», afferma il direttore generale dell'AIEA Rafael Grossi all'agenzia Bloomberg, come rilanciano i media israeliani, sottolineando che «non disponiamo di informazioni concrete sulle attività che potrebbero svolgersi al suo interno».

L'organo di controllo nucleare dell'ONU non ha inviato ispettori all'interno del complesso sotterraneo, situato a Natanz, ma si affida a immagini satellitari, ha spiegato Grossi. «All'epoca dissero: 'Metteremo tutto in dei tunnel, all'interno di una montagna'», ha ricordato Grossi. «Doveva essere un luogo inespugnabile e protetto dagli attacchi».

Ieri il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero colpire Pickaxe Mountain, esortando Teheran alla prudenza: «Notiamo una certa attività a Pickaxe. Consiglierei all'Iran di non fare i furbi, perché saremmo costretti a colpirli molto duramente», ha affermato Trump.

17:47
17:47
Territori palestinesi: «Non ci saranno legislative a novembre»

Un alto esponente palestinese ha dichiarato che le elezioni legislative, previste per la fine di novembre, non si terranno nei tempi stabiliti, chiedendo invece che si svolgano prima le elezioni presidenziali.

«Non ci saranno elezioni... Procederemo alle elezioni dopo aver tenuto un dialogo nazionale palestinese globale per raggiungere un consenso sui meccanismi per il loro svolgimento», ha dichiarato ai giornalisti a Ramallah, in Cisgiordania, il segretario generale di al-Fatah Jibril Rajoub.

Rajoub, esponente della formazione politica cui appartiene il presidente 90.enne Abu Mazen (conosciuto anche come Mahmud Abbas), ha affermato che svolgere prima le elezioni presidenziali «risolverebbe gran parte del problema», in quanto «sono più semplici, meno costose e possono essere gestite con un consenso».

Le ultime elezioni legislative nei territori palestinesi si sono tenute nel 2006, quando Hamas ottenne la vittoria sconfiggendo al-Fatah, che controlla l'Autorità nazionale palestinese (ANP), responsabile dell'amministrazione di alcune aree della Cisgiordania.

17:16
17:16
Houthi: «La navigazione a Bab el-Mandeb resta sicura e regolare»

Il portavoce degli Houthi yemeniti, Mohammed Abdulsalam, ha dichiarato che la navigazione e il commercio internazionale nel Mar Rosso e nello stretto di Bab al-Mandab rimangono sicuri e regolari, mentre i combattimenti contro le forze governative sostenute da Riad si sono intensificati.

In un post su X, Abdulsalam ha affermato che lo Yemen non rappresenta alcuna minaccia per la navigazione e che le operazioni in corso degli Houthi sono di natura difensiva e limitate agli obiettivi già annunciati in precedenza. Egli ha inoltre dichiarato che le operazioni termineranno una volta cessati gli attacchi contro lo Yemen e revocato il blocco.

Intanto il presidente dello Yemen, Rashad al-Alimi, ha esortato le nazioni arabe e altri Stati a contribuire alla protezione delle coste del paese, dopo che gli Houthi, sostenuti dall'Iran, hanno preso il controllo dell'importante città di Mocha, sul Mar Rosso.

«La protezione delle coste dello Yemen e il ripristino del controllo statale sul suo territorio, sui porti e sulle acque è un interesse comune yemenita, egiziano, arabo e internazionale», ha dichiarato il capo del Consiglio presidenziale yemenita durante un incontro con l'ambasciatore egiziano.

17:16
17:16
AIE: «Con petrolio e gas alle stelle, record della domanda di carbone»

Le turbolenze causate dal conflitto in Iran sul mercato energetico stanno spingendo al rialzo la domanda globale di carbone. È quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'Agenzia internazionale dell'energia (AIE).

Il forte aumento del prezzo del gas e la carenza di petrolio dovuti entrambi al blocco dello Stretto di Hormuz stanno costringendo i paesi, soprattutto asiatici, a rivolgersi a fonti alternative. Di conseguenza, la domanda globale di carbone - che avrebbe dovuto registrare quest'anno un lieve calo - dovrebbe ora aumentare dell'1,2% nel 2026, portando il consumo mondiale alla cifra record di 8,94 miliardi di tonnellate.

«Le perturbazioni legate alla guerra hanno inciso sui mercati del carbone, spingendo al rialzo i prezzi del gas a causa del drastico calo delle spedizioni di gas naturale liquefatto (GNL) attraverso lo Stretto - sottolinea il rapporto -. Ciò ha favorito un incremento della produzione di elettricità a carbone nei paesi dotati di centrali a gas e di capacità inutilizzata per il carbone». L'aumento rispetto alle previsioni iniziali è pressoché generalizzato in Europa, Giappone, Corea e Cina. Proprio in Cina la domanda è salita per garantire la produzione di prodotti chimici, colpita dagli alti prezzi del petrolio.

L'AIE considera inoltre che «El Niño», atteso particolarmente intenso per quest'anno, dovrebbe sostenere la domanda di carbone in alcuni dei principali paesi consumatori asiatici, tra cui India e Vietnam, a causa del maggiore fabbisogno di raffreddamento e della ridotta produzione idroelettrica.

16:45
16:45
«La moglie di Netanyahu denunciata per la teoria del complotto sul 7 ottobre»

L'oppositore politico israeliano Yaïr Golan ha annunciato di aver sporto denuncia contro Sara Netanyahu, moglie del premier, dopo che quest'ultima aveva diffuso una teoria del complotto secondo cui egli sarebbe stato a conoscenza dell'attacco del 7 ottobre.

A fine agosto, nel corso di un'intervista televisiva, Sara Netanyahu aveva lasciato intendere che Golan - ex generale alla guida del partito di sinistra «I Democratici» e avversario di Benyamin Netanyahu - fosse al corrente del piano d'attacco di Hamas.

Golan era «già vestito e pronto» all'alba del 7 ottobre 2023, «mentre altri non sapevano nulla, compreso il primo ministro», ha dichiarato nell'intervista, senza tuttavia arrivare ad accusarlo esplicitamente di collusione.

Tali affermazioni hanno scatenato una pioggia di reazioni, anche perché molti israeliani lodano invece il comportamento tenuto da Golan il 7 ottobre: armato della sua pistola personale, si era unito spontaneamente alla risposta che si stava organizzando.

In reazione alle parole di Sara Netanyahu, Golan ha sporto denuncia per diffamazione e istigazione alla violenza, denunciando «teorie del complotto architettate da menti malevole» volte a «ledere la sua dignità e la sua reputazione», secondo quanto riportato nel verbale consultato dall'AFP. Stando al documento, nell'ambito dell'azione legale Golan chiede un risarcimento danni pari a 2,5 milioni di shekel (circa 668'000 franchi).

Il 7 ottobre è al centro della campagna per le elezioni legislative del 27 ottobre e Benyamin Netanyahu non sfugge a critiche e accuse: questa settimana diversi esponenti dell'opposizione ne hanno chiesto le dimissioni in seguito alla pubblicazione di un articolo di stampa secondo cui il premier sarebbe stato avvertito dagli Emirati Arabi Uniti di un imminente attacco di Hamas dieci giorni prima del 7 ottobre. Il capo del governo nega.

16:43
16:43
UBS: «Il prezzo del petrolio a 200 dollari se Hormuz rimane chiuso»

Il prezzo del petrolio potrebbe schizzare fino a 200 dollari al barile se lo Stretto di Hormuz restasse chiuso a lungo: lo sostiene Alessandro Bee, economista di UBS, che in uno scenario di tal tipo prevede un crollo congiunturale mondiale.

«Nel nostro scenario di base partiamo dal presupposto che il mercato del petrolio si riprenderà gradualmente nei prossimi trimestri, magari con oscillazioni», spiega l'esperto in un'intervista all'agenzia Awp. «Vediamo prezzi tra 80 e 100 dollari al barile. Se però lo Stretto di Hormuz rimanesse chiuso ancora lungo l'arco dei trimestri, allora le riserve di petrolio prima o poi si esauriranno e il mercato potrebbe andare nel panico. In tal caso riteniamo possibili anche tariffe tra 150 e 200 dollari».

«Questo innescherebbe una recessione», prosegue l'analista. Al di là del Medio Oriente, «un secondo rischio è naturalmente la politica economica imprevedibile di Donald Trump, come visto recentemente nelle relazioni con il Canada. Come terzo rischio vedo il settore dell'intelligenza artificiale. Se i grandi progressi di produttività non si concretizzassero, bisogna aspettarsi riduzioni significative degli investimenti. Questo potrebbe ripercuotersi sulla congiuntura».

Difficile è anche la situazione sui mercati obbligazionari. Il rialzo dei rendimenti probabilmente è dovuto all'inflazione più alta e all'aspettativa di aumenti dei tassi, ma «è possibile anche che gli investitori stiano perdendo sempre più fiducia nella sostenibilità del debito». Questo potrebbe portare a maggiori turbolenze.

Malgrado le nubi all'orizzonte, UBS scommette però su una netta ripresa dell'economia elvetica. «Sono vari gli indicatori che puntano a un miglioramento congiunturale in Svizzera. Innanzitutto gli indici PMI dei responsabili degli acquisti da marzo sono quasi costantemente sopra la soglia di crescita di 50: è un buon segno. Anche il PMI per i servizi è migliorato molto». E ancora: «Mi rende fiducioso anche l'andamento dell'occupazione, dopo il rallentamento dell'anno scorso».

Rallegranti sono al momento pure le prospettive internazionali. «Vediamo tendenze positive nella zona euro. Per esempio in Germania gli indicatori negli ultimi mesi hanno girato verso l'alto. Anche negli Usa abbiamo avuto buoni segnali. Direi che nel complesso il quadro ora indica un miglioramento congiunturale», conclude il professionista.

12:59
12:59
Yemen: Houthi hanno conquistato isola Zuqar nel Mar Rosso del sud

Secondo una fonte militare yemenita, oltre a Mocha i ribelli islamisti yemeniti Houthi hanno conquistato l'isola di Zuqar, nel Mar Rosso meridionale, «dopo attacchi missilistici e un assalto terrestre condotto con l'ausilio di imbarcazioni che trasportavano combattenti».

Alcuni testimoni hanno riferito di aver visto le forze ribelli entrare a Mocha, a 70 chilometri a nord dello stretto di Bab El Mendeb, scandendo lo slogan «morte all'America, morte a Israele».

07:56
07:56
Diversi caccia statunitensi danneggiati dagli attacchi iraniani in Giordania

Diversi velivoli statunitensi sono stati danneggiati nella base aerea Muwaffaq al-Salti in Giordania, utilizzata anche dagli Stati Uniti, in seguito a un attacco iraniano avvenuto la notte tra martedì e ieri, ha riferito l'emittente radiotelevisiva newyorchese Cbs, precisando che un aereo A-10 è stato colpito perdendo un'ala, mentre circa otto caccia F-15 hanno riportato danni lievi.

L'attacco è avvenuto dopo che gli Stati Uniti avevano colpito cinque navi cisterna iraniane. Secondo quanto riportato, le forze americane in Giordania hanno lanciato oltre 30 missili Patriot nel tentativo di difendersi dagli attacchi in arrivo.

06:28
06:28
Il punto alle 6:30

Donald Trump ostenta sicurezza sulla guerra in Iran, ma all’interno della sua amministrazione si valuta uno scenario decisamente più lungo e complesso. Alcuni dei più stretti consiglieri del presidente americano gli avrebbero infatti prospettato la possibilità che il conflitto possa protrarsi per tutto il resto del suo mandato, fino al gennaio 2029.

A riferirlo è il «Wall Street Journal», citando fonti a conoscenza delle discussioni. In particolare, il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio avrebbero avvertito Trump che Teheran potrebbe continuare a resistere alle pressioni degli Stati Uniti, rendendo impossibile una conclusione rapida delle ostilità.

Una prospettiva che contrasta con il tono utilizzato dallo stesso Trump durante la convention repubblicana di Dallas. «I prezzi del petrolio scenderanno quando vinceremo la guerra in Iran. Stiamo vincendo: controlliamo lo Stretto di Hormuz», ha affermato il presidente. Trump ha poi scherzato sulla possibilità di ribattezzare la strategica via d’acqua: «Lo chiameremo lo Stretto di Trump, sono sicuro che la leadership dell’Iran sarà contenta». Nello stesso intervento ha rilanciato anche l'idea di cambiare il nome del New Mexico in «New America».

Il presidente è tornato inoltre sulla questione del programma nucleare iraniano, ribadendo che Washington non intende permettere a Teheran di dotarsi dell'atomica. «Se non avessimo colpito l'Iran con i nostri B-2, adesso avrebbe l'arma nucleare», ha sostenuto.

Trump ha infine evocato la possibilità di una nuova operazione militare contro Pickaxe Mountain. «Potremmo dover colpire Pickaxe Mountain, perché dicono che ci sia movimento» nel sito, ha dichiarato, lasciando aperta l'ipotesi di ulteriori attacchi.

Da una parte, dunque, la Casa Bianca continua a mostrare pubblicamente fiducia nell'esito della guerra; dall'altra, ai vertici dell'amministrazione americana si prende in considerazione uno scenario nel quale la resistenza iraniana potrebbe trasformare il conflitto in una crisi destinata ad accompagnare Trump fino alla conclusione della sua presidenza.